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Cinespresso | November 21, 2017

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Giraffada. Una storia a collo lungo

Giraffada. Una storia a collo lungo
Francesco Di Brigida

Review Overview

Cast
7
Regia
6.5
Script
6.5

Rating

Rani Massalha esordisce al lungometraggio con una storia di pace, e al posto di far volare una colomba sceglie il trotto elegante di una giraffa.

Anno: 2013 Durata: 85’ Distribuzione: Visionaria Genere: Drammatico Paese: Francia, Germania, Italia, Palestina Produzione: Mact Productions, Heimatfilm, Lumière & Co., Al Rani Production, Cine+, WDR Regia: Rani Massalha Uscita: 29 Maggio 2014

L’esordio al lungometraggio di Rani Massalha con un film ambientato tra Palestina e Israele che vede protagonisti un padre, un figlio e due giraffe

Zoo di Qalqilyia, cittadina palestinese circondata dal muro che fa da spartiacque all’odio tra due mondi in conflitto per lo stesso territorio. Qui lavora il veterinario Yacine (Saleh Bakri), crescendo con difficoltà e senza una madre Ziad (Ahmed Bayatra), ragazzino estremamente sensibile che vive in simbiosi con le giraffe Rita e Brownie. Un brutto incidente a uno dei due pacifici erbivori porta padre e figlio a cercare un’altra giraffa. Così inizia un viaggio tra controlli e coprifuoco insieme alla reporter francese Laura (Laure De Clermont). Lo zoo da raggiungere si trova però ad Haifa, in Israele, dall’amico e collega di Yacine, Yohav Alon (Roschdy Zem).

“La vita è un incidente della natura. Un minuto prima sei solo una possibilità. E quello dopo tu esisti. Come un albero che cresce su un lato della strada perché il vento soffiava in quella direzione”

Naturalismo contro forza di  volontà. La filosofia di Yacine sarà messa alla prova dalla determinazione del figlio: il giovanissimo Bayatra con il viso pulito del sogno che travalica le barriere, la strafottenza dei soldati ai controlli e perfino la violenza delle risposte intestine. Rani Massalha esordisce al lungometraggio con una storia di pace, e al posto di far volare una colomba sceglie il trotto elegante di una giraffa. Le fa attraversare liberamente un territorio dilaniato da una storia di guerre e pregiudizi in una piccola sceneggiatura che allunga il collo verso un pensiero di libertà per i due popoli.

Che utilizzi il green screen come tecnologia nella traversata del silenzioso animale non importa. La finzione filmica è solo il dato tecnico di una bella metafora nella quale ci sono anche il rapporto enigmatico tra padre e figlio, il passaggio a un sentire adulto del ragazzo, l’incontro di sguardi con una nuova donna per il padre forse, e poi una comunità impaurita nel suo ribollire che chiusa guarda con stupore al mantello maculato dell’animale alto quanto calmo.

Dopo il più crudo Salvo di Grassadonia e Piazza, Bakri passa piuttosto agilmente da un killer a un veterinario buono. Mentre un personaggio che fa da contrappunto umoristico in Giraffada è il venditore di noccioline dello zoo Hassan (Mohammed Bakri). Nella realtà padre del protagonista, Bakri senior sfuma bene l’uomo di strada anziano e un po’ pazzo con linee di saggezza e protettività.

Un esordio interessante e lineare, girato con un realismo senza fronzoli talmente coerente da non indugiare nelle spettacolarizioni visive che una giraffa in giro tra Palestina e Israele poteva offrire. Ma lo scopo vero è pienamente raggiunto: quello di mostrare che giusto ai margini dell’Europa mediterranea ci sono ancora muri innalzati che farebbero impallidire quello crollato a Berlino, e soprattutto che intorno ad essi si muove anche la vita vera, come zoo, scuole, famiglie in festa. Non solo bossoli, Intifada, fucili e corpi avvolti in pianti a volume abbassato nei servizi di cronaca internazionale.

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