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Cinespresso | December 16, 2017

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“La rivoluzione è facile se sai con chi farla”

“La rivoluzione è facile se sai con chi farla”
Miriam Larocca

Review Overview

In breve

Al via la quarta edizione del Festival Dominio Pubblico_la città agli under 25: dal 30 Maggio al 4 Giugno 2017 circa 50 eventi in programma, tra spettacoli teatrali e di danza, audiovisivi, arti visive e concerti, dislocati negli spazi interni ed esterni del Teatro India concedendosi alcune incursioni anche in spazi più periferici, come il Cinema Aquila e il Teatro Quarticciolo di Roma. Si tratta di un festival multidisciplinare che, grazie alla collaborazione con il Teatro di Roma, nasce come strumento d'indagine sulla creatività di una nuovissima generazione di artisti under 25 di tutta Italia, attivi in diversi campi artistici. Dominio Pubblico si propone, inoltre, come attività di promozione per la formazione di spettatori attivi, demandando a un gruppo di under 25, la selezione degli artisti ospitati al festival, nonchè l’organizzazione generale e la comunicazione del festival stesso.

Al teatro india, Incontro a cura del critico Andrea Porcheddu. Il racconto.

In un caldo pomeriggio di fine maggio, una serie di poltrone comode ma dall’effetto ipertermico alla sola vista, accolgono nel foyer del Teatro India una tavola rotonda dall’intento, ardito seppur nobile, di interrogarsi per circa un’oretta, sul senso delle azioni presenti in vista del futuro.

L’occasione è l’apertura della quarta edizione del Festival Dominio Pubblico_la città agli under 25 il cui programma, in merito all’incontro, recita:
“Prendendo atto che, negli ultimi anni molte realtà nel panorama nazionale hanno deciso di dedicare la loro energia e la loro attenzione a ricostruire con perizia e pazienza un tessuto sociale e culturale lì dove era rimasto uno strappo – di cui il teatro riflette attraverso il suo ruolo di specchio sociale, un malessere comune- cercheremo di interrogare molte realtà contemporanee che stanno lavorando nel presente e guardando al futuro, per chiederci quale teatro lasceremo tra 5 anni? E quale ruolo ha e può avere lo spettatore a vari livelli?”.

Dopo i rapidi saluti da parte del Direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi, visibilmente agitato dalla recente notizia circa l’ampio finanziamento pubblico, senza bandi e regolamenti, in favore del Teatro Eliseo; il curatore dell’incontro, il critico Andrea Porcheddu, fa un breve punto della situazione, lasciando immediatamente spazio ai presenti.

Apre le danze una giovane rappresentante della Consulta di Valutazione (anzi, #Konsulta), una realtà nata intorno al festival teatrale, Trasparenze – Atelier della scena contemporanea organizzato dalla compagnia Teatro dei Venti di Modena. Si tratta di un gruppo di ragazzi dei Centri di Aggregazione Giovanile del territorio, quasi tutti tra i 16 e i 25 anni, con il compito di scegliere i finalisti del festival.

Ci spiega che, durante l’evento, si occupano anche dell’accoglienza nei vari corner appositamente predisposti per gli spettatori curiosi, nonchè di una sorta di post visione organizzata spesso attraverso gli incontri con gli artisti. Infine, durante e dopo ogni spettacolo, le loro azioni si concentrano soprattutto nella diffusione virale dei contenuti attraverso i principali social network.

Nel suo racconto, appare motivata e grintosa, confessa di essere come tutti i suoi “colleghi”, una spettatrice curiosa senza velleità artistiche, di preferire una dimensione microterritoriale e, alla domanda di Porcheddu rispetto ai criteri di selezione, dichiara che l’eterogeneità, la varietà e, soprattutto, la “comunicativa” sono gli elementi che maggiormente spingono le loro scelte.

Reale e concreto l’esempio che riporta quando si registra spesso una mancanza di “corrispondenza” ovvero, quando ciò che vedono non corrisponde a ciò che avevano immaginato attraverso la lettura dei documenti di presentazione da parte della compagnia. Questo, confessa, è spesso motivo di forti dubbi e perplessità.

D’altra parte, quante volte sarà capitato a un semplice spettatore, all’uscita del teatro, di ritrovarsi con la faccia a dir poco corrugata, dopo aver assistito a uno spettacolo da cui ci si aspettava fuochi e fiamme alla sola lettura del foglio di sala, del comunicato stampa o delle varie presentazioni sui relativi siti internet…

Chiosa dicendo che quest’esperienza ha aumentato in lei/loro la “voglia di vedere” ma anche l’accettazione del fatto che alcuni dei “pionieri”, fra poco non rientreranno più nella fascia d’età adatta per selezionare: anche fra i giovani si richiede cambio generazionale e sguardo “più fresco”…

18836454_10213015022991273_89466317_oLa parola passa quindi a Giulio Sonno, critico e caporedattore della rivista online di informazione culturale PaperStreetView che, proprio nell’ambito di Trasparenze Festival, ha tenuto un laboratorio con la Konsulta. Per noi, in veste di uditori per conto della Casa dello Spettatore, le sue parole hanno immediatamente un suono familiare…

Giulio parte dal presupposto che esista una “realtà colta respingente” e per questo, ha ritenuto necessario ritagliare più che un momento di formazione, un vero e proprio “tempo critico”, uno spazio in cui ci si interroga. Il metodo utilizzato ha previsto dei paletti: vietato usare parole passpartout come “interessante”, “bello”, “non mi è piaciuto” oppure vietato giudicare.

Libero sfogo, invece, alla descrizione di cosa si è davvero visto, riflessioni spesso stimolate con l’ausilio di materiali visivi che, non di rado, attingono al mondo dell’arte pittorica.

Infine, Sonno, solleva riflessioni anche in merito alla legittimità rispetto alle domande degli spettatori e al pericolo insito nell’eccesso di democrazia.

Il “circle time” procede con l’esperienza di Alessandra Stanghini [Spettatori Erranti/ Progetto Gite Contemporanee/ Rete Teatrale Aretina]. Anche lei con passione ci racconta che da quindici anni si occupa di formazione del pubblico e che, grazie all’appoggio della buona madre Regione Toscana, ha visto la nascita e lo sviluppo di validi progetti come Gite Contemporanee: una classe dell’Istituto Psicopedagogico a indirizzo teatrale, ha scelto di fare la propria gita scolastica proprio al festival di Modena, trascorrendo i giorni in una full immersion di visione.

Le domande che emergono nel confronto con Alessandra, si riferiscono soprattutto agli spettatori dell’infanzia, ci si chiede che fine facciano? Perché poi non li ritroviamo adulti a teatro?
Lei non ha una risposta ma, ammette, una continuità progettuale da parte delle Istituzioni, sarebbe a dir poco auspicabile.

A questo punto Porcheddu, però, si chiede se sia giusto o meno l’ipotesi di dover accompagnare, guidare, accudire costantemente gli spettatori. In realtà, si domanda anche la reale opportunità di delegare allo spettatore la selezione degli spettacoli.

Nel dibattito, tuttavia, bisogna ammettere che tali questioni non saranno concretamente approfondite.

Anche Giulia Anghinoni [MaMiMo/Giovani Direzioni] nel parlare della sua esperienza, sottolinea il pericolo dei “progetti lampo” mentre, l’intervento di Nicola Borghesi [Kepler-452/Festival 20 30], vira soprattutto nel constatare che, dopo la “formazione”, deve e dovrebbe mantenersi sempre, una sorta di “principio di piacere” nel fruire determinati testi.
Certo, a suo dire, tutti “gli scappati di casa” come lui, preferirebbero anche spazi teatrali diversi, meno formali, meno “storchi”, dove sarebbe possibile farsi una “birretta” o entrare e uscire quando si preferisce (un pò come accadrà proprio durante il Festival Dominio Pubblico).

A suo avviso, questa, potrebbe essere una delle soluzioni perchè non ci sia “dispersione teatrale”.
Il suo approccio, però, è rivolto forse più che allo spettatore, al pubblico, quello stesso pubblico che, citando Borghesi: “a volte, bisogna acchiappare con le mani e con i denti anche a costo di una truffa“; come quella volta che al Monk, presentarono lo spettacolo spacciandolo per concerto, il tutto credibile grazie anche alla presenza di “Lodo” del gruppo musicale Stato Sociale.

Grazia Sgueglia [Associazione Spring per MigrArti], racconta del progetto promosso dal Mibact “MigrArti” con l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione delle culture delle popolazioni immigrate in Italia, anche nell’ottica dello sviluppo del confronto e del dialogo interculturale.
Associazioni di mediatori e informatori culturali hanno intercettato ragazzi, figli di immigrati di seconda generazione, abitanti delle periferie dove spesso il teatro nemmeno c’è. Il progetto ha permesso la costruzione di storie nate dai loro stessi racconti che prenderanno poi forma in un saggio finale.

Grazia non può fare a meno di sottolineare l’importanza dei teatri di cintura e la difficoltà che, spettatori come questi sette ragazzi, incontrano quotidianamente già solo per poter andare a teatro…

Infine, Simone Pacini, [fattiditeatro] presentato come un “attraversatore di mondi” o un “attivatore di discorsi”, interviene toccando vari punti che lo hanno colpito, ci ricorda, per esempio, che fino a qualche decennio fa, lo spettatore era quasi una presenza ingombrante e fastidiosa a teatro, quando in realtà l’etimologia stessa della parola teatro (dal greco θέατρον théatron, che significa “spettacolo”, dal verbo θεαομαι théaomai, ossia “vedo”) ne svela l’importanza.

Certo, oggi bisogna tener conto della tecnologia e dell’utilizzo consapevole che di essa se ne può fare anche per raccontare l’esperienza di visione; bisognerebbe accogliere e coinvolgere maggiormente lo spettatore, cita scherzando ma non troppo, l’assenza di una nursery nei teatri.

Consiglia, infine, azioni di benchmarking prendendo spunto dall’ottimo esempio, a suo avviso, che la Galleria Nazionale di Roma sta ultimamente mostrando nell’uso di una comunicazione efficace on line e off line.

L’incontro, seppur con mille domande ancora sul piatto, si conclude con la consapevolezza che ciascun tema affrontato, possa e debba essere colto come spunto per una conversazione continua che, si spera, si tramuti in un’azione possibile da mettere in atto oggi pensando al futuro.

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