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Cinespresso | December 11, 2019

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Romeo e Giulietta all’epoca del ‘selfie’

Romeo e Giulietta all’epoca del ‘selfie’
Valeria Brucoli

Review Overview

Cast
7.5
Regia
7.5
Drammaturgia
7

Rating

Gigi Proietti colloca la tragedia di Romeo e Giulietta in una dimensione onirica in cui presente e passato si incontrano nei versi di un testo universale.

Il Silvano Toti Globe Theatre di Roma inaugura l’undicesima stagione teatrale con Romeo e Giulietta, il grande classico shakespeariano reinterpretato da Gigi Proietti. In scena dall’8 luglio al 3 agosto

Romeo e Giulietta, gli innamorati segnati dalle stelle, tornano ancora una volta a giurarsi amore eterno sul palcoscenico del Globe Theatre. Come un incantesimo dal quale non possono liberarsi, vivono e rivivono la loro storia struggente ogni giorno, da centinaia di anni, senza mai tremare dinanzi al destino di passione e morte che gli si prefigura dinanzi. Il loro amore, proibito dall’odio delle loro famiglie e da una società accecata dalle faide quotidiane, non avrà mai il tempo di sbocciare al calore dell’estate, e non potrà essere altro che passione violenta, che si consuma rapida nell’arco di poche ore, ma è talmente intensa da bruciare il cielo e diventare un esempio per gli uomini e le donne di ogni epoca.

L’amore di Romeo e Giulietta supera il tempo e si cuce addosso a chiunque abbia il coraggio di abbandonarsi a questo sentimento, che indossi cappa e spada o un cellulare di ultima generazione. Chi ama senza essere ricambiato, sospira alla luce dell’alba, cerca versi altisonanti e poesie per descrivere ciò che prova ed è disposto a scalare una fortezza pur di stringere a sé il proprio amore e anche Romeo, con i jeans al posto della calzamaglia, è quanto mai attuale. Schernito dagli amici per il suo atteggiamento costantemente melancolico, non teme di mostrare il suo lato più sensibile e il suo cuore spezzato dalla recalcitrante Rosalina e intanto, per non dimenticare il suo tormento nei momenti felici, lo documenta con modernissimo selfie. Giulietta non è da meno, sogna l’amore e suona melodie rock blindata nella sua stanza, mentre la sua famiglia gli sta combinando il matrimonio con uno degli scapoli più appetitosi di Verona e freme per i preparativi della grande festa in maschera che cambierà per sempre la vita dei due ragazzi.

Le luci si spengono e i polverosi velluti elisabettiani prendono il posto dei costumi contemporanei. I veli che ornano gli abiti delle dame volteggiano sul palcoscenico a ritmo di Video Killed The Radio Star e le spade dei nemici giurati si incrociano al posto dei manganelli. Da questo momento in poi il dramma entra in una dimensione al di là del tempo e dello spazio, in un sogno collettivo in cui la maschera coincide con il personaggio e asseconda il linguaggio shakespeariano. Nessuno si sveglierà più da questo sogno di morte e ogni personaggio porterà avanti la sua tragedia personale con indosso il costume con cui è stato creato, senza tralasciare neanche un verso.

Così Gigi Proietti divide Romeo e Giulietta in due grandi atti, segnando la festa in maschera come un punto di non ritorno, un momento che trasforma nell’aspetto e nelle parole lo spirito dei personaggi, che vengono attirati fatalmente in un passato dal quale non faranno mai più ritorno. La messinscena è legata indissolubilmente a un testo classico, adattato solo per alcuni tratti in una lingua fresca e giovanile che rende Romeo e Giulietta estremamente attuali, ma che non allenta neanche per un istante il legame con la tradizione, collocando i due innamorati in una dimensione al di là del tempo e dello spazio in cui il linguaggio amoroso si fa universale e la triste storia di Giulietta e del suo Romeo segue come da copione il suo doloroso epilogo. 

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