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Cinespresso | April 25, 2019

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Ciak si gira: Passeggiate cinematografiche. Sulle orme di “Caro Diario”

Ciak si gira: Passeggiate cinematografiche. Sulle orme di “Caro Diario”
Angelina Di Fronzo

Dal Gianicolo all’Idroscalo: sulle orme di “Caro Diario”

Ultimo in ordine di tempo è stato La Grande Bellezza di Sorrentino. Ma il filo doppio che lega i film a Roma inizia da molto prima, quando si girava tra le baracche addossate agli archi romani del Parco degli Acquedotti, o nei quartieri popolarissimi del Tufello e di Montesacro attraversando realismo, commedia all’italiana, visioni felliniane e favole americane.

Perché Roma è una grande attrice e le piace stare in scena, farsi vedere, anche se poi  raramente mantiene quel che promette. Un’amante fredda, che però sa sempre come ammaliare.

Da tempo si è sviluppato un filone editoriale incentrato sui luoghi dei film girati nella Città Eterna, a volte con incursioni monografiche su un solo film, altre analizzando interi generi cinematografici.

Complice anche la primavera e la lettura di un buon volume sull’argomento (Roma Movie Walk, di Giovanna Dubbini e Daniela Narici, Palombi editore, 253 pp.) vogliamo portarvi in giro con noi, nei prossimi mesi,  su questo set a cielo aperto che è Roma. Il libro, per inciso, è un ottimo spunto per una visita della città e soprattutto del suo centro storico, che ripercorre sulle tracce di alcuni film storicamente legati alla Capitale (Ladri di Biciclette, La Dolce Vita, Vacanze Romane) andando poi avanti nel tempo  fino ai luoghi di Ozpetek e della Finestra di Fronte e del blockbuster Angeli e Demoni. È corredato da molte foto, offre anche più percorsi per pellicola, con relativa mappa e suggerisce alcuni indirizzi di botteghe o musei legati al cinema.

Prendendo spunto da questo volume, le nostre passeggiate cinematografiche partono da una dichiarazione d’amore alla città che è “In Vespa”, il primo episodio di Caro Diario (1993) di Nanni Moretti e forse il più amato del film, o almeno quello che più ha lasciato il segno, con alcune frasi memorabili: «Io gridavo cose giustissime ed ora sono uno splendido quarantenne», «Anche in una società più decente di questa, mi sa che mi troverò a mio agio e d’accordo sempre con una minoranza».

Nel peregrinare sulla sua Vespa in una Roma agostana afosa e deserta, Moretti attraversa quasi tutta la città, in un giro monumentale, che si nutre della passione del regista per le case e i palazzi e diventa una riflessione anche sociologica sulla trasformazione della città dagli anni Trenta fino ai Novanta e soprattutto dopo il boom economico dei Sessanta.

L’episodio si apre con la discesa solitaria della Vespa dal Gianicolo e più precisamente da via delle Fornaci,  per approdare, dopo uno stacco su via Bruno Buozzi, ai Parioli, quindi al quartiere della Garbatella, da dove parte il percorso suggerito da Roma Movie Walk (“La Garbatella su due ruote”)

La Garbatella  – «Il quartiere che mi piace di più è la Garbatella e me ne vado in giro per i lotti popolari. Ma non mi piace vedere solo le case dall’interno, ogni tanto mi piace vedere anche come sono fatte dentro…».

La Garbatella in un certo senso non è Roma, e d’altro canto è il quartiere più romano che esista. Arrivi in queste strade costellate di lotti popolari degli anni Venti e di giardini e ti sembra di non essere in città ma in qualche paese, ma neanche un paese reale: uno di quei borghi pittoreschi che vedi nei film. Appunto. Solo che la Garbatella esiste veramente e racconta storie romane vecchie e nuove, magari abbellendole con un po’ di fantasia. Già il nome ad esempio è di origine incerta: alcuni sostengono derivi dai vecchi vitigni di epoca romana, altri dall’aspetto “garbato” della sua urbanistica, anche se la leggenda vuole che tutto abbia avuto origine da una locandiera di nome Carlotta, così garbata con i suoi clienti da vendere, oltre al vino, anche i suoi favori.  Di qui “garbata ostella” e poi Garbatella.

Simbolo del quartiere è la Fontana Carlotta, quasi nascosta in piazza da Montecroce al termine della Scalinata degli Innamorati. Ci si può arrivare partendo da piazza Bartolomeo Romano, centro culturale del quartiere col Teatro Palladium,  riaperto nel 2003 dall’Università Roma Tre e diventato un interessante laboratorio d’arte e di idee. Proseguendo su via Passino, si  attraversa piazza Damiano Sauli (dove si trova la scuola “Cesare Battisti”, già comparsa nel film Bianca) piazza di Sant’Eurosia e Via Antonio Rubino. Tra queste strade Moretti si addentra all’interno di un lotto e poi di un palazzo con la scusa di dover fare un sopralluogo per un musical su “Un pasticciere trotzkista nell’ltalia degli anni ’50”.

Il percorso proposto da Roma Movie Walk si mantiene nei dintorni della Garbatella, seguendo via delle Sette Chiese e raggiungendo la Basilica di San Paolo fuori le mura, una delle quattro basiliche papali di Roma e la seconda per dimensioni dopo San Pietro. Ancora da vedere in zona il Gazometro o Gasometro, il più grande reperto di archeologia industriale della Capitale. Costruito nel 1937 per immagazzinare Syngas, dopo l’avvento del metano ha la sua funzione e dopo un iniziale abbandono è stato giustamente riscoperto quale punto di interesse architettonico e luogo di aggregazione sulla Riva Ostiense, che d’estate si anima di musica e locali all’aperto.

Per tornare all’archeologia classica, non si può perdere una visita alla Piramide Cestia (ingresso solo con visita guidata il secondo e il quarto sabato del mese: http://archeoroma.beniculturali.it/siti-archeologici/piramide-caio-cestio) e all’adiacente cimitero acattolico, dove si può mettere un fiore sulla tomba di Shelley o di Gramsci e sedersi su una panchina ammirando lo scorcio della Piramide. Imprescindibile una visita alle Terme di Caracalla, area vasta e affascinante che fino al VI secolo ospitò le più popolate e spettacolari terme di Roma.

Se invece volessimo continuare a seguire la Vespa di Moretti, ci sposteremmo verso Monteverde, godendo dei villini liberty della zona e del panorama, per poi riscendere verso il quartiere Flaminio e fermarsi al famoso incrocio su via della Moschea, dove Moretti si ferma e recita a un automobilista piuttosto disinteressato il monologo sulla sua intima, esistenziale, adesione alla minoranza.

E poi di nuovo verso Roma Sud: Porta Metronia, dove avviene l’incontro con Jennifer Beals. Spinaceto, borgata appena costruita all’epoca del film che evocava isolamento e bruttezza, ma che fa esclamare a Moretti  «Spinaceto? Pensavo peggio. Non è per niente male».

Casalpalocco, quartiere residenziale di una borghesia benestante, che riserva degli aspetti inquietanti: «Passando accanto a queste case sento odore di tute indossate al posto dei vestiti, un odore di videocassette, cani in giardino a fare la guardia e pizze già pronte dentro scatole di cartone Ma perché sono venuti quaggiù trent’anni fa? Trent’anni fa Roma era una città meravigliosa!».

E infine Ostia e l’Idroscalo, dove fu ammazzato Pasolini e dove oggi resta un solitario monumento allo scrittore, regista, intellettuale. Un altro amante (tradito) di Mamma Roma.

Comments

  1. Giada

    Bellissima idea!!!

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