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Cinespresso | December 9, 2019

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Grazia Scuccimarra “chiede i danni”

Grazia Scuccimarra “chiede i danni”
Eugenio Murrali

Review Overview

Interpretazione
8
Regia
6
Drammaturgia
6.5

Rating

Uno spettacolo incalzante, con un'interprete potente che scardina le sclerosi del quotidiano.

La Scuccimarra ci regala un nuovo dirompente spettacolo, in cui mette nuovamente al servizio dello spettatore la sua immensa energia di attrice comica e satirica

Al Teatro dei Satiri di Roma, quando Grazia Scuccimarra va in scena, qualcosa succede davvero, perché questa attrice militante e solitaria, i cui monologhi sono arringhe intelligenti che si esprimono in un efficacissimo linguaggio scenico, sa entrare nei nodi del quotidiano e risolverli con la forza di una razionalità creativa. Gli “addetti ai lavori” forse hanno un atteggiamento (ingiustificato) di sufficienza verso il suo teatro, ma platea e galleria sono sempre piene delle persone cui i testi della Scuccimarra si rivolgono, e questo è il suo teatro, un teatro per le persone, per l’individuo che voglia imparare (o riprendere) a pensare. Nel suo ultimo spettacolo, Chiedo i danni, l’attrice, mentre si scaglia con salace ironia contro la politica, fa però anche un invito forte alla responsabilità individuale, leva un grido contro l’autocommiserazione dei giovani, ricordando quanto anche quarant’anni fa si vivesse attaccati allo squillo di un telefono che poteva annunciare qualche ora di supplenza per una giovane insegnante. Quello della Scuccimarra non è solo un rimprovero, ma anche un invito a non abbandonare la speranza, benché “dopo vent’anni, il cervello fatichi a ricominciare a pensare”.

Sono tanti i temi toccati in quasi due ore di ininterrotta performance, dall’implosione dei rapporti familiari, specchio di un più generalizzato malessere sociale, alla politica, alla perdita di ogni rispetto per la senilità, ricchezza dimenticata: “Se non ce la fai a vivere con la pensione e allora muori!”. Attraverso cenni alla sua storia biografica la Scuccimarra riesce a esprimere la dialettica tra microstoria e macrostoria, e si propone, senza narcisismi, come esempio della possibilità di percorrere una propria strada, fatta di passione e di coerenza, anche se la fedeltà alle proprie idee può essere costosa e il rifiuto del compromesso rende gli itinerari tortuosi e impervi.

Sulla scena un avvocato-manichino cui rivolgersi per intentare cause di risarcimento verso la politica, la famiglia, la società e un “cavaliere maggiordomo” incapace, che sarà meglio affidare ai servizi sociali. Un disegno luci semplice, ma adeguato di Angelo Adriani, delle musiche scelte dalla Scuccimarra stessa e arrangiate da Pino Cangialosi.

Questa autrice-interprete è attiva sulle scene dalla fine degli Anni Settanta, ha al suo attivo ben 26 spettacoli, crea i suoi testi portando sempre con sé dei fogli in cui annota gli spunti che le vengono dalla vita di tutti i giorni, dai cortocircuiti delle relazioni umane.

Se qualche volta, come è comprensibile, e stilisticamente accettabile, emerge qualche nota di repertorio, un pizzico di mestiere troppo in vista, nel suo complesso “Chiedo i danni” gode di un ritmo battente, di tempi comici eccellenti, di molti momenti felici e esilaranti (irresistibile la parodia di una canzone di Battiato).

Credo che la Scuccimarra sia un’interprete da riconsiderare nel panorama teatrale italiano e che la sua opera, che è opera politica, ma anche opera di valore drammaturgico, vada ricollocata all’altezza che le spetta.

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