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Cinespresso | August 21, 2019

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“The White Storm”. Da Hong Kong un grande action

“The White Storm”. Da Hong Kong un grande action
Francesco Di Brigida

Review Overview

Cast
7.5
Regia
8
Script
8

Rating

Un poliziesco pieno di azione, thrilling, inseguimenti e sparatorie. La storia di amicizia rende i personaggi più profondi, li mescola nel più alto dei sentimenti virili offrendo alla pellicola un appeal che può coinvolgere il pubblico femminile quanto quello maschile.

Anno: 2013 Durata: 140’ Distribuzione internazionale: Universe Films Distribution Genere: Poliziesco, Action, Thriller Paese: Cina Produzione: Universe Entertainment, Sun Entertainment Culture, Bona Film Group, Golala Investiment, Sil-Metropole Organization, Sirius Pictures International Regia: Benny Chan

Il film di chiusura del Festival del Film di Roma lascia il segno. Un poliziesco pieno di azione, thrilling, inseguimenti e sparatorie, senza tralasciare la scrittura di bei personaggi

Benny Chan è co-sceneggiatore con Manfred Wong, oltre che regista – e di culto sul versante orientale del grande cinema mondiale – della storia di amicizia di tre poliziotti di Hong Kong. Sean Lau è Tin, uomo di legge in carriera che dirige da due anni una delicata operazione d’infiltrazione insieme al fedele compagno Wai (Nick Cheung). La superstar cinese Louis Koo è invece Chow, l’infiltrato. I tre sono cresciuti insieme. Inseparabili nel lavoro e fuori, ogni confronto tra loro è come quello di tre fratelli.

– Siamo poliziotti, no?

– Andiamo a cena e parliamone

Questa volta però la tensione è massima, perché la risoluzione del caso è vicina. Chow parte per la Thailandia insieme alla banda di criminali che spia. Tin e Wai lo seguono con squadre di colleghi cinesi e thailandesi per l’operazione che dovrebbe sgominare il clan di Eight-Faced Buddha (Lo Hoi Pang), il più potente e pericoloso produttore di oppio del sud-est asiatico. Sequestri, ricatti, sparatorie impossibili contro un elicottero dotato di mitragliatore da guerra e perdite gravi innescheranno un meccanismo appassionante per il pubblico, e pieno di rischi per ognuno dei personaggi.

Chan usa la macchina da presa senza far immaginare nulla allo spettatore. Esplosioni, crivellamenti, cadute dai dirupi su laghi di coccodrilli, così come scontri in auto e scazzottate, sono tutte scene realizzate con il massimo dell’attenzione alla resa drammatica. Il linguaggio è chiaramente action, ma le corde che si vanno a pizzicare riguardano anche relazioni familiari, amicizia e vendetta. Chow, per via dell’isolamento da infiltrato non vede la moglie Chloe (Yuan Quan) da troppo tempo, e lei è per di più incinta durante l’operazione in Thailandia. Tin è invece un poliziotto in carriera che vuole trionfare insieme agli amici, ma una scelta terribile lo metterà alla prova più di ogni altra cosa. E Wai è un fedele compagno che darebbe tutto per gli amici e l’anziana madre.

Ci sono scene, meglio non dire quali per non rovinare la sorpresa, che ricordano certe ambientazioni di Scarface. Luoghi eleganti di divanetti rossi e mobilia e lumi in nero laccato. Ma anche certe location thailandesi di sparatorie con decine di figuranti, che somigliano vagamente ad alcune cose viste nel cult con Al Pacino. La similitudine però si ferma qui. Sou Duk – è il titolo originale in cantonese di The White Storm – è un thriller dalla trama circolare e simmetrica, nonostante una divisione nettamente capovolta tra incipit e finale. Una scrittura curata nei dettagli e soprattutto nelle sfumature empatiche tra i character.

La storia di amicizia rende i personaggi più profondi, li mescola nel più alto dei sentimenti virili offrendo alla pellicola un appeal che può coinvolgere il pubblico femminile quanto quello maschile. C’è infatti il dramma parallelo delle donne dei protagonisti. Che siano mogli, figlie o madri, il loro ruolo è fondamentale nello snodo della storia e nella scoperta e valorizzazione di character e interpretazioni. Non relegate a ruoli soltanto comprimari ed estetici con la funzione unica di defaticamento visivo e tensivo da pubblico occidentale. È così che spesso vengono trattati i personaggi femminili nei drammi action hollywoodiani, e forse ancor più in quelli italiani.

Il lavoro di questo ex-enfant prodige venuto dal Sol Levante di celluloide funziona molto bene. Tanto che nella serata di chiusura del Festival Internazionale del Film c’è stata un’ovazione. Molte giovani cinesi, attirate in sala soprattutto dalla presenza del sex-symbol Louis Koo, hanno accolto il film con applausi, e emozione durante la proiezione. Da segnalare anche il cameo di un grande attore thailandese nei panni del poliziotto a capo dell’operazione internazionale dal fronte Bangkok. Stiamo parlando di Vithaya Pansringarm, visto quest’anno nei panni di sbirro corrotto, e acerrimo antagonista di Ryan Gosling in Only God Forgives.

Verrà distribuito dal 29 novembre in Cina, ma non ci sono ancora date programmate per l’Italia.

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