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Cinespresso | June 16, 2019

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L’Ejzenstejn provocatorio di Greenaway

L’Ejzenstejn provocatorio di Greenaway
Margherita Bordino

Review Overview

Cast
7.5
Regia
7.5
Script
7.5

Rating

Eisenstein in Messico, un film di Peter Greenaway. Nient'altro da aggiungere! Il racconto dei dieci giorni che il regista sovietico ha trascorso nella città di Guanajuato, dove conobbe Palomino Cañedo, con cui visse una breve storia d'amore attraente, eccessiva e eccitante.

Anno: 2014 Distribuzione: Teodora Film Genere: Biopic Durata: 105′ Nazionalità: Paesi Bassi, Messico, Finlandia, Belgio Produzione: Submarine, Fu Works, Paloma Negra Films Regia: Peter Greenaway Uscita: 04 Giugno 2015

Ho scoperto i film di Ejzenstejn per caso, quando avevo 17 anni. La prima sorpresa fu Sciopero, girato nel 1925 all’incredibile età di 27 anni, e mi rese impaziente di vedere tutti i film di questo regista per me sconosciuto: era il 1959, erano trascorsi solo undici anni dalla sua morte nel 1948, all’età di 50 anni. Passai in rassegna tutti i film degli autori sovietici a lui contemporanei e, a parte il fascino esercitato dall’ampia gamma degli entusiasmi visivi di Vertov, Ejzenstejn rimase la più grande fonte di eccitamento.

È così che Greenaway spiega la volontà di girare un film su Ejzenstejn. Eisenstein in Messico, presentato in Concorso alla scorsa edizione del Festival di Berlino. Il risultato: un lavoro divertente, movimentato, attraente, che lascia lo spettatore a fine proiezione quasi interdetto.

È il 1931 e il maestro Sergej Ejzenstejn è nel pieno del periodo d’oro della carriera artistica. Durante uno dei suoi viaggi decide di recarsi in Messico, qui girerà Que Viva Mexico!, film celebrativo sulla rivoluzione avvenuta nel1911. Dopo un lungo periodo trascorso a Hollywood e con il regime sovietico con il fiato sul collo per un rapido rientro in patria, Ejzenstejn arriva a Guanajuato. Qui fa conoscenza con diversi artisti e personaggi di spicco, tra questi la nota pittrice Frida Khalo, e sarà accompagnato nel suo soggiorno da Palomino Cañedo. Con lui scopre molte cose sul Messico, sulla sua gente e sulle sue tradizioni. Dieci giorni che cambieranno la vita del grande regista. Dieci giorni cruciali per conoscere meglio sé stesso e la sua sessualità.

Dopo Goltzius and The Pellican Company torna sul grande schermo il provocatorio e visionario Peter Greenaway. Nuovo film, nuova storia, nuovo omaggio. Sergej Ejzenstejn è lui il protagonista della dichiarazione d’amore del regista britannico. A ritmo di sequenze, inquadrature e diverse soluzioni di montaggio, prende vita sullo schermo un film d’avanguardia. Ma Sergej Ejzenstejn è in realtà Peter Greenaway. È tutto ciò che il regista riesce a esprimere solo in arte. È colori, musica, calore. È l’incapacità di accettare la propria sessualità.

Greenaway realizza un racconto personale, avvalendosi della figura di uno dei massimi maestri del cinema mondiale. Un uomo che con la macchina da presa ha saputo giocare e sperimentare, e che in quei dieci giorni trascorsi in Messico ha vissuto liberamente il suo essere uomo e amante. Un uomo innamorato di un altro uomo, che una volta tornato in patria, in una Russia omofoba, è stato costretto a mascherare il suo essere gay con due matrimoni mai consumati.

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