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Cinespresso | June 18, 2018

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Nessuno si salva da solo, la recensione

Valentina Zaccagnini

Review Overview

Cast
7.5
Regia
6.5
Script
6.5

Rating

Castellitto ha esordito alla regia nel 1999 con “Libero Burro”. Da allora ha diretto altri 4 film. “Nessuno si salva da solo” è il suo ultimo lavoro, adattato dal romanzo scritto da sua moglie Margaret Mazzantini, che ne ha curato, come sempre, anche la sceneggiatura.

Anno: 2014 Distribuzione: Universal Pictures International Durata: 100’ Genere: Drammatico   Nazionalità: Italia Produzione: Indiana Production – Wildside – Rai Cinema – Alien Production   Regia: Sergio Castellitto Uscita: 5 Marzo 2015

Castellitto confeziona un film “politico” (secondo lui) sulla mancata educazione sentimentale di una generazione incapace di affrontare le delusioni e il disincanto

Delia e Gaetano si rincontrano in un ristorante dopo un po’ di tempo. Lei è una biologa nutrizionista, lui uno sceneggiatore. Sono separati e devono decidere chi terrà i loro figli Cosmo e Nico per l’estate. Mentre cenano, tentano di fare un piano di lavoro che possa soddisfare gli impegni di entrambi, ma i ricordi ritornano affollati e i due si ritrovano a ripercorrere gli ultimi 10 anni della loro storia: dall’idilliaco inizio fino alla fine, dove tutto il sentimento si è ormai sfilacciato. Si rinfacciano tradimenti, omissioni, menefreghismo, viltà, tirando fuori tutto il corredo emotivo e nevrotico possibile. Si insultano, si odiano, minacciano vendette. Ma dall’altro lato del locale, due anziani li tengono d’occhio per tutto il tempo osservando la disperazione dei due giovani, finché non decidono di intervenire.

Si tratta dell’ennesima trama basata su due giovani che si incontrano, si innamorano, mettono su famiglia alla velocità della luce e, dopo aver fatto due figli, si accorgono delle frustrazioni personali, dei sogni non realizzati, della noiosa routine e alla fine si lasciano?! Non è questo necessariamente un male ma potrebbe diventarlo se il già ritrito si ammanta di quell’epicità che scaraventa fuori dalla realtà da cui vorrebbe invece attingere. La scrittura e alcune scelte registiche di Castellitto non aiutano a mettere bene a fuoco l’intimità dei personaggi, preferendo una platealità che non rende al meglio la loro reale portata viscerale. Quindi la Trinca (il ruolo più strutturato) in alcuni momenti sembra improvvisamente solo una povera pazzoide; Scamarcio si impegna, ma risulta solo un eterno scanzonato menefreghista.

Volendo tener fede alla citazione di Durrenmatt:

“Abbiamo pronunciato la nostra parola al mondo e abbiamo fatto fiasco”

La storia dovrebbe avere più focus sul fallimento degli investimenti emotivi e sentimentali. Invece si preferisce la scontatezza e il film non riesce a sfuggire al clichè della coppia italiana che va in crisi dopo i 30 anni. Già visto. Purtroppo.

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