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Cinespresso | November 21, 2017

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Masterpiece: il primo reality letterario non si scorda mai?

Masterpiece: il primo reality letterario non si scorda mai?
Martina De Angelis

Esordio per Masterpiece, il primo reality show per aspiranti scrittori realizzato ad hoc per il Paese dei grafomani

Si sa, la TV segue le mode e le tendenze dell’epoca in cui vive, e questa non è una novità. Non dovrebbe quindi sorprendere che Rai3 abbia deciso di lanciare il nuovo show Masterpiece, il primo talent per aspiranti scrittori, di cui è appena andata in onda la prima puntata. In un periodo in cui la scrittura sembra essere diventata una moda più che una vocazione, in cui tutti possono diventare scrittori grazie a blog, social network e quant’altro, la Rai decide di creare un nuovo reality per, testuali parole, “scoprire nuovi talenti in campo letterario”.

L’idea sarebbe anche buona, ma quello che emerge dalla prima puntata (che potete trovare in streaming sul sito ufficiale del programma www.masterpiece.rai.it), è che Masterpiece non è il rivoluzionario programma che vorrebbe essere, ma è niente più che un reality show a tutti gli effetti. E dei parenti reality ha tutti gli ingredienti: c’è una giuria composta dagli illustri Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo e Taye Selasi (in cui, ovviamente, si distinguono giurati buoni da quelli spietati), c’è un processo di selezioni in uno spazio più simile ad un telequiz che a un salotto culturale, e ci sono le classiche tecniche televisive per cui è più importante fare interviste introspettive al concorrente piuttosto che concentrarsi sul suo effettivo talento. E poi, ovviamente, c’è il premio finale da capogiro: la pubblicazione del romanzo vincitore con la casa editrice partner, la Bompiani. In mezzo una piacevole presenza, quella di Massimo Coppola nei panni del “coach”.

L’idea di fondo non sarebbe malvagia, se non fosse che si cade sempre nei soliti cliché tanto cari alla tivù. Un esempio? I primi concorrenti passati sono, guarda caso, tutti protagonisti di storie strappalacrime (un ex detenuto, un’operaia che lancia il suo “grido d’aiuto” dalla fabbrica, una ragazza che è stata malata di anoressia e bulimia, e uno che si professa “dannato”). Insomma è vero che nel mondo della scrittura i ‘casi umani’ sono tanti, ma ci sono anche una buona fetta di scrittori, che hanno una vita normalissima.

Non c’è niente di male a voler diffondere l’amore per i libri e la bellezza della scrittura, ma forse ci sono migliori modi di farlo, come per esempio rendere possibile che anche un signor nessuno possa arrivare a pubblicare con grandi case editrici come la Bompiani solo presentando il suo manoscritto, senza dover per forza passare per il circo mediatico dell’ennesimo reality.

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