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Cinespresso | October 18, 2019

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Gabriele Granito debutta sul grande schermo con “Noi siamo Francesco”

Gabriele Granito debutta sul grande schermo con “Noi siamo Francesco”
Margherita Bordino

Ricci, occhi azzurri e sguardo da sognatore. È così che si presenta Gabriele Granito

Il giovane attore pugliese, a Roma da qualche anno, si è fatto strada nel mondo dello spettacolo. Tra i suoi insegnanti Caterina Costantini e Giorgio Albertazzi.

Gabriele ama l’arte in tutto e per tutto. È curioso, concreto e testardo. Non riesce ad immaginare la sua vita senza la recitazione. Aveva solo sei anni quando ha deciso che da grande avrebbe fatto l’attore. E c’è riuscito!

A Roma ha calcato il palco del Teatro Ghione, del Globe e del Vascello. Dopo tanto teatro è arrivata per lui una proposta cinematografica importante e impegnativa da parte della regista Guendalina Zampagni, per il ruolo di Stefano, il coprotagonista, nel film “Noi siamo Francesco”. È la storia di un ragazzo senza braccia, interpretato da Mauro Racanati, che condivide la sua vita, le sue esperienze e le sue emozioni con il suo amico più caro. Le riprese sono terminate a fine febbraio e nel cast anche Elena Sofia Ricci e Paolo Sassanelli.

Questo è il primo film per Gabriele Granito. Il debutto sul grande schermo avverrà forse entro la fine dell’anno. Intanto, è l’attore stesso a raccontare in breve la sua esperienza.

Giovane pugliese trapiantato a Roma per studio e lavoro. Cosa ti manca di più della tua terra?

«I primi anni mi mancava quasi tutto. Ora sto bene qui a Roma come potrei stare bene ovunque. Mi potrebbero mancare gli affetti, famiglia e amici, ma, per fortuna, loro li sento costantemente. Mi piace viaggiare, non mi sento legato a un posto piuttosto che a un altro. Mi mancano l’aria soporifera, i sapori che lì sanno di buono, la genuinità della gente. Tornerei a viverci volentieri, ma non ora».

Perché fare l’attore e non il medico?

«Perché in famiglia ce ne sono già troppi! Perché i miei genitori non mi hanno mai ostacolato nelle mie scelte né, tantomeno, mi hanno imposto le loro».

Quanto è diverso per un attore prepararsi e interpretare un ruolo a teatro piuttosto che al cinema?

«La regista ci ha fatto fare molte prove, proprio come a teatro. Non so se è usuale al cinema. Senz’altro, avendo debuttato con un ruolo molto consistente, questa preparazione mi ha fatto sentire molto più tranquillo sul set. Ho scoperto di amare questa forma di comunicazione, mi rispecchio molto in essa».

In una frase: come descriveresti Stefano, il tuo personaggio nel film?

«Un matto ragazzo barese con un gran cuore. Commovente per ciò che fa e per come lo fa».

In “Noi siamo Francesco” hai lavorato accanto a professionisti del piccolo e del grande schermo come Elena Sofia Ricci e Paolo Sassanelli. Cosa ti è rimasto del confronto con loro?

«Sono stato molto attento ad osservare nel monitor le scene sia con la Ricci sia con Sassanelli, purtroppo Paolo ho avuto modo di incontrarlo molto poco sul set perché non avevamo scene insieme. Sono due persone splendide, mi hanno guidato, aiutato e confortato in questa prima avventura. Spero vivamente di lavorare di nuovo assieme a loro».

Teatro o cinema?

«Non potrei fare a meno di entrambi. Ora, dopo quest’avventura, posso finalmente dirlo: non mi importa il mezzo di comunicazione, davvero, per me è importante lavorare con dignità e qualità».

Un aneddoto dal set.

«Un giorno stavamo girando in esterna e cinque minuti prima di iniziare mi scappa la pipì. Ma hai presente quando ti scappa tanto?! Purtroppo il bar più vicino era abbastanza distante e io in quelle condizione non ce l’avrei fatta a girare. Ho visto un signore affacciato al balcone, ho sfoderato la mia faccia tosta e gli ho chiesto di poter usare il bagno di casa sua. Avrò aspettato dieci minuti prima che mi aprisse. Stavo per morire! Ha rassettato la casa, meglio che poteva, per farmi andare in bagno, e mi ha chiesto mille volte scusa per il disordine dovuto all’assenza di sua moglie. Magari credeva che fossi chissà chi! Grazie a lui ho potuto lavorare e per fortuna senza farmela addosso!».

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