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Cinespresso | September 17, 2019

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Fiabeschi torna a casa, ma è solo un ‘bad trip’

Fiabeschi torna a casa, ma è solo un ‘bad trip’
Ireneo Alessi

Review Overview

Cast
6
Regia
6.5
Script
5

Rating

Tra una tavola a fumetti e un’inquadratura, Enrico Fiabeschi è alla ricerca del proprio posto nel mondo. Peccato che dell’originale a forza di fumare non è rimasto che il filtro.

Anno: 2013 Durata: 90’ Distribuzione: Whale Pictures, Rai Cinema Genere: Commedia Nazionalità: Italia Produzione: 11 Marzo Film Regia: Max Mazzotta

Bologna-Cuculicchio: solo andata. Fiabeschi ritorna finalmente a casa, in Calabria, ma ambientarsi non sarà facile…

Dopo anni di frequenza ‘obbligatoria’ al Dams, tra quei portici bolognesi conosciuti a menadito, Enrico Fiabeschi, il personaggio ideato da Andrea Pazienza nonché specialista in arte e cazzeggio, è costretto a fare ritorno nel paese natio, Cuculicchio. Da una città ormai ostile come Bologna, dove non ha concluso nulla, ad un sud Italia congelato in una sorta di eterno presente, per Enrico, abituato ormai a vivere alla giornata, arriverà il tempo di mettere da parte Anna, la sua ragazza storica, e focalizzarsi sul mondo del lavoro.

Per il personaggio, apparso in Paz! di Renato De Maria (2002), si tratta di un viaggio inedito e ideale nel corso del quale dovrà confrontarsi necessariamente con la maturità e modificare una volta per tutte il proprio status quo. Ad accompagnarlo in questa sorta di spin off, oltre alla sua passione per ‘maria’, una buona dose di guai e situazioni rocambolesche con gli amici di sempre, ma soprattutto gli sguardi di Sara (Deniz Ozdogan), una ragazza muta che gli provocherà strane vibrazioni.

Max Mazzotta (Lavorare con lentezza, Amore, bugie e calcetto) veste nuovamente i panni alquanto succinti del ‘giovane’ Enrico, affiancato stavolta da Lunetta Savino e Ninetto Davoli rispettivamente nel ruolo della zia svalvolata e del padre pronto a tutto pur di sistemare il proprio figlio scapestrato. A dare manforte al resto del cast vi è poi il camaleontico Paolo Calabresi nella parte di Carmelo, un improbabile giocatore di bocce che ricorda molto da vicino il John Turturro de Il grande Lebowski.

L’esordio alla regia di Max offre spunti interessanti: tra movimenti di macchina e sguardi in camera, al fine di agganciare lo spettatore, si rimane sospesi sul filo della realtà. Non mancano trovate psichedeliche e duetti in corridoio dal sapore di Shining, comprese alcune frecciate all’influsso della globalizzazione e dei social network che svuotano le piazze. Tuttavia, la sceneggiatura non decolla. Il film vola troppo basso e non succede granché. A parte il ruolo del Fiabeschi, i personaggi sono troppo contenuti e alla fine anche la fisicità del protagonista, con il suo campionario di espressioni esagerate, stanca. Eppure il chiaro impianto teatrale si sposa con il personaggio di Mazzotta: dentro di lui, infatti, c’è tutto il suo background teatrale da Grottesco a Follia passando per Epos e I Due Pulcinella. Le riprese della pellicola, ambientata a Cosenza e dintorni, sono state dirette in cinque settimane e annoverano la presenza del direttore della fotografia Gian Filippo Corticelli (Saturno contro, Venuto al mondo).

In definitiva, per il personaggio di Max Mazzotta, la sfida di reggere un intero film rispetto al precedente non riesce del tutto. Tra una tavola a fumetti e un’inquadratura si sfuma l’occasione di creare una nuova creatura. Non sempre “ad occhi chiusi si vede meglio”.

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