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Cinespresso | October 18, 2019

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Gabriele Sabatini, voce e volto di un doppiatore

Gabriele Sabatini, voce e volto di un doppiatore
Margherita Bordino

Gabriele Sabatini, romano e di professione doppiatore. Presta la sua voce al cinema e alle serie televisive

Lavora attivamente come attore e la sua è una famiglia d’arte. È cresciuto in un ambiente culturale abbastanza animato, che l’ha inevitabilmente avvicinato al mondo dello spettacolo. Il suo volto è meno noto della sua voce. Ma a sentirla sapreste subito riconoscerla!

Tra i più appassionati di serie televisive americane sarà così, in quanto è proprio lui a doppiare il giovane rampollo della famiglia Grayson in Revenge. Tra altri suoi lavori anche: Gabriel Grant in Smallville interpretato da Michael Cassidy, Stuart Whitworth in The Help interpretato da Chris Lowell e Llewyn Davis in A proposito di Davis interpretato da Isaac Thomas.

Oltre a essere un doppiatore è anche un attore molto bravo e versatile. È molto impegnato a teatro, tra Rimini e Roma, e l’anno scorso ha preso parte ad una web serie, la prima ad avere una forte impronta teatrale con un richiamo al passato. Il suo titolo è Lasciati Baciare, regia di Giacomo Farano e Gabriele Granito, costituita da dieci episodi e tratta dal piccolo capolavoro di Arthur Schnitzler, Girotondo. Il personaggio da lui interpretato è il Marito, un uomo affascinante e colto, ma infedele alla Moglie.

Tu presti la tua voce ad altre persone! Quando e come hai iniziato questo percorso artistico?

«A 19 anni circa, piuttosto tardi rispetto ad altri colleghi che hanno cominciato a lavorare in sala di doppiaggio fin da bambini. Sono figlio d’arte: di un attore della “vecchia scuola”, come si suole dire, quindi il primo amore e le prime esperienze formative e lavorative le ho avute in teatro».

In tantissimi conoscono la tua voce ma non il tuo volto. Non credi che il doppiaggio penalizzi l’attore?

«Credo che nessuna esperienza penalizzi un attore, che anzi, deve essere vorace nella sua curiosità professionale e umana. Ogni forma di perfezionamento e arricchimento può solo rendere un attore migliore».

Doppiatore si nasce o si diventa?

«Penso si nasca con un talento. Quel talento se coincide con la nostra passione va alimentato, cesellato e coltivato con studio e pazienza. Credo che serva “solo” questo: talento, passione, pazienza e studio».

“IL” personaggio che vorresti doppiare?

«Sarebbe stata una bella sfida doppiare Heath Ledger, visto il talento che stava dimostrando. Ma purtroppo non ce ne sarà occasione!»

Quanto è importante la cura della propria voce per chi svolge questo mestiere?

«Basilare, direi. Come un ballerino cura i muscoli».

L’Italia è spesso criticata per il suo uso del doppiaggio. Negli altri paesi preferiscono lasciare i film in lingua originale ed aggiungere i sottotitoli. Tu cosa ne pensi?

«Fatidica domanda! Penso sia un discorso lungo. Mi dispiace leggere su giornali, molto blasonati, articoli polemici sul doppiaggio e pieni di imprecisioni ed errori frutto di una evidente sciatteria. È una cosa che ci riesce spesso bene (recentemente si stanno interessando al doppiaggio italiano anche gli statunitensi, principali “vittime” di quest’arte), altre volte meno bene. È una specializzazione che dà lavoro a moltissime persone, non solo attori. Sarebbe un peccato abolirlo, perdendo così una grossa fetta di lavoro solo per una questione che si potrebbe risolvere aumentando gli spettacoli in lingua originale nelle sale cinematografiche. In più credo non si pensi mai che si doppiano anche grandi percentuali dei film o fiction italiane, per una questione tecnica di presa diretta “sporca”. Insomma penso che il doppiaggio vada utilizzato per quello che è: uno strumento artigianale».

Tre parole per descriverti!

«Birra, Carta, Affumicato!»

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