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Cinespresso | August 17, 2018

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Sacrificio di Primavera al Teatro Parenti

Sacrificio di Primavera al Teatro Parenti
Caterina Garbaccio

Review Overview

Interpretazione
7.5
Regia
7
Drammaturgia
8

Rating

Il sacrificio della donna tra le generazioni, in rapporto alla famiglia e alla società. Semplicità, sincerità, rapporti umani e individuali. Ciò che in apparenza sembra solo un tema ordinario, invece porta con sé, nel confronto di queste quattro donne con le proprie madri, tutta la potenza delle sfaccettature umane unitamente all'incedere del tempo.

Al Teatro Parenti il 5 e 6 giugno “Frühlingsopfer”, Sacrificio di Primavera

Un progetto ZONA K e Teatro Franco Parenti. Una realtà OFF e un teatro storico del panorama milanese esplicitano con questa collaborazione una convergenza di interessi artistici e tematici su alcune compagnie internazionali d’avanguardia.

Dal 1993 le She She Pop, collettivo femminile con base a Berlino, esplorano i confini sociali della comunicazione in spettacoli dove affiancano umorismo e intransigenza da un lato e spontaneità e sincerità dall’altro. Dopo aver invitato i loro padri nel 2010 a partecipare alla performance Testament, hanno proseguito la loro inchiesta adattando la Sagra di Primavera di Igor Stravinsky, insieme alle loro vere madri. Ne esce una lucida e irriverente analisi dei rapporti contraddittori tra le generazioni, una sorta di manifesto sul ruolo della donna, prigioniera del conflitto tra vita privata e carriera.

Già dall’inizio della rappresentazione teatrale i termini utilizzati dalle donne sul palco ruotano intorno ai concetti di sacrificio, professione, relazione, critica, indifferenza, esistenza. Concetti che durante l’intero spettacolo si susseguono, tornano, si ampliano, vengono analizzati e affrontati in diverse maniere. Dapprima, a parole, alternando momenti comici e molto seri: dall’imbarazzo che si prova nel vedere la propria madre ballare, quasi come se impedirlo fosse una questione esistenziale, si passa alla semplicità e sincerità in chi afferma che dalla propria figlia ottiene solo critiche, mai un elogio.

Lo spettacolo è centrato sul tema del sacrificio della donna nella famiglia e nella società. La dimensione religiosa del rituale del sacrificio umano propria di Stravinsky è sostituita dalla questione morale dell’abnegazione nel rapporto tra donne e uomini e tra madri e figlie. Le madri, nate e vissute in un’altra epoca, molto differente seppur vicina nel tempo, hanno vissuto la maternità e le prospettive professionali in modo diverso rispetto alle figlie. Le madri hanno dovuto sacrificare molto, perfino se stesse, per costruire la famiglia e la sua armonia.

Tutto ciò, agli occhi delle figlie, quindi di una sola generazione successiva, è obsoleto, ovvio. Posto in questi termini l’argomento genera immediatamente riluttanza: sacrificare se stesse come donne per gli altri, oggi, sembra una questione obsoleta. L’enorme importanza dell’autodeterminazione e della libertà personale che guida la nostra società, ha oscurato il senso di devozione e di sacrificio. I sacrifici esistono anche per loro, ma sono differenti. E spesso inconciliabili con la mentalità e l’esperienza delle loro stesse madri.

L’antico rito pagano, che ha ispirato Stravinsky, invece, si basa sulla certezza che ogni comunità richiede sacrifici, anzi si fonda e si afferma proprio grazie ad un sacrificio collettivo. Come nella pièce originale di Stravinsky, lo spettacolo mette in scena un rito: l’incontro tra le She She Pop, le loro madri e il pubblico. Tuttavia, a differenza della comunità riunita da Stravinsky per celebrare il sacrificio della primavera, tra le She She Pop e le loro madri non c’è accordo su come vada svolto. I dubbi sorgono sin dall’inizio. Tuttavia, al contempo, è ferma la decisione di tentare, insieme. “Chi eravamo noi? Chi siamo noi? Perché siamo diventati così?”

“I nostri spettacoli sono sviluppati come un collettivo. Non c’è un regista. Ma non c’è neanche nessun autore e non ci sono attori. I testi e concetti sono sviluppati insieme. La nostra comprensione della performance contemporanea sottolinea la responsabilità artistica di ogni individuo esecutore. Per noi, la paternità è quindi meno una conquista individuale e più una risposta alla domanda: chi è responsabile di questo testo o di questa azione che si svolge in questo momento sul palco? Ci auguriamo che le singole decisioni prese, così come la gloria e il fallimento delle prestazioni, diventino in tal modo, in questo contesto, più comprensibili e rilevanti per il pubblico.”

Quattro esperienze dirette, otto vite reali permettono di creare un quadro del ruolo della donna all’interno della famiglia e della società: bastano poche frasi, qualche gesto, uno sguardo, una danza, una carezza per comprendere come la collettività è composta da individui, ognuno con la propria storia, che segue però un filo comune. E dove lo spettacolo finisce, tutto ricomincia e i ruoli si invertono: “L’accudisco anche se la figlia sono io”. E allora: “Chi eravamo noi? Chi siamo? Perché siamo diventati così?”

She She Pop è un collettivo fondato alla fine del 1990 da un gruppo di laureati dell’Applied Theater Studies program di Gießen. I membri sono Sebastian Bark, Johanna Friburgo, Fanni Halmburger, Lisa Lucassen, Mieke Matzke, Ilia Papatheodorou e Berit Stumpf. La produzione esecutiva è di Elke Weber. I performer, soprattutto donne, si considerano autori, drammaturghi e realizzatori della propria arte scenica. Il riferimento alle proprie biografie è in primo luogo un metodo – e non uno scopo – del loro lavoro: il materiale biografico è condensato in una strategia artistica riconoscibile e secondo posizioni stilizzate. Il risultato è una forma di teatro fortemente legata alla sperimentazione. Il teatro viene trasformato in uno spazio dedicato alla comunicazione utopica.

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