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Cinespresso | July 20, 2019

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“Storie pazzesche” per i fratelli Almodovar

Valentina Zaccagnini

Review Overview

Cast
7.5
Regia
7.5
Script
7

Rating

Il regista e sceneggiatore Damián Szifron, già autore per la televisione e per il cinema, ha presentato alla 67esima edizione del Festival di Cannes “Storie Pazzesche”, grottesca antologia di storie selvagge che rappresentano con acume e sarcasmo la ferocia dai tratti spesso animaleschi che caratterizza l’odierna Argentina.

Anno: 2014 Durata: 122′ Distribuzione: Lucky Red Genere: Commedia nera Nazionalità: Argentina, Spagna Produzione: El Deseo Regia: Damián Szifron Uscita: 11 Dicembre 2014

Prodotto dalla El Deseo dei fratelli Almodovar, il nuovo film di Szifron è un collage di sei cortometraggi sulla Vendetta dove si fa luce, in equilibrio fra ironia e orrore, sulla brutale contemporaneità del suo Paese

Un pazzo con uno stratagemma riesce a fare salire su un aereo tutti quelli che lo hanno perseguitato nella sua vita che poi viene dirottato sulla casa di cura dove vivono i suoi anziani genitori. Una cameriera è costretta a servire al tavolo l’usuraio che ha rovinato la sua famiglia ed è indecisa se avvelenarlo o meno. Un banale scontro fra due automobilisti con tanto di dito medio e lancio di insulti si trasforma in un massacro senza esclusione di colpi. Un ingegnere che ha perso praticamente tutto decide di reagire a modo suo ai soprusi istituzionali. La tragica morte di una donna per mano di un pirata della strada non è altro che una buona occasione per arricchirsi.

Due sposini da favola si promettono un amore che, poco prima del taglio della torta vira con una violenza inaudita verso la catastrofe. Vista la scrittura e la resa dei notevoli twist della storia il termine “grottesco” non fa che offrire un colore in più a questa godibilissima black comedy argentina. In alcuni tratti si sente, come una leggera brezza, la presenza di Almodovar, qui nelle vesti di produttore assieme al fratello. Ma è solo una lievissima evocazione sullo sfondo perché Szifron, estremamente capace nel gestire il mezzo, fa mostra di una sapiente regia molto ben curata che tratteggia, con impietosa ironia, la bestialità che alberga nelle persone (come viene già suggerito nei divertenti titoli di testa) e che viene fuori soprattutto nei momenti di forte crisi e conflitto dove “tutti possiamo perdere il controllo”.

Non è un film di critica sociale – l’episodio più “politico” fra tutti è sicuramente quello dell’ingegnere – ma è perlopiù incentrato sul ruolo essenziale della capacità di sopportazione e su un prepotente bisogno di rivalsa personale, sociale e economica e, questo certamente si, rimanda alla situazione dell’odierna Argentina. Nota di merito per la fotografia di Javier Julia, in grado di rendere estremamente reali le atmosfere che diventa magistrale nell’episodio del matrimonio.

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