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Cinespresso | December 9, 2019

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La buona stella di Carlo Verdone

La buona stella di Carlo Verdone
Francesco Di Brigida

Review Overview

Cast
7
Regia
7
Script
7

Rating

Una commedia che respira e coinvolge, ben inserita su uno sfondo drammatico. Il Verdone attore è sempre più maturo, riflessivo, impostato sull'inedito ruolo di nonno, stavolta. E la Cortellesi è forse la sua vera buona stella.

Anno: 2014 Durata: 110’ Distribuzione: Filmauro Genere: Commedia Nazionalità: Italia Produzione: Aurelio De Laurentiis & Luigi De Laurentiis Regia: Carlo Verdone Uscita: 13 Febbraio 2014

Dal 13 febbraio arriva nei cinema “Sotto una buona stella”, l’ultimo film di Carlo Verdone. Per l’occasione affiancato da una meravigliosa Paola Cortellesi

Dai più caricaturali degli anni ottanta e a quelli via via più maturi e complessi dell’ultimo decennio, nei suoi film Carlo Verdone ci ha abituati a commedie dal finale amaro. Questa volta si parte in maniera capovolta. Nel bel mezzo della festa per il compleanno della compagna Gemma (Eleonora Sergio), Federico Picchioni (Verdone) riceve una telefonata molto spiacevole. Dopo la morte della ex-moglie, i due figli, Niccolò (Lorenzo Richelmy) e Lia  (Tea Falco) con la sua piccola Aisha avuta da un padre ormai troppo lontano, si trasferiscono a casa della coppia.

La nuova convivenza, resa necessaria dalla perdita di lavoro e denaro di Federico a causa di un socio broker che ha prodotto un’infinità di firme false, sarà incandescente. La reazione tra i figli, ormai più che adolescenti, e Gemma, seppur giovane ma profondamente infastidita dai ragazzi, porterà a una rottura con Federico, che all’improvviso si ritroverà solo con quella famiglia che aveva abbandonato molti anni prima.

“Mi sento come un estraneo qua dentro. Esattamente come quando decisi di andare via di casa. E loro non me l’hanno mai perdonato”

Tutto diventerà più frizzante con Luisa (Paola Cortellesi), la nuova vicina di casa sorridente e disponibile con la turbolenta famigliola, che da tagliatrice di teste in grandi aziende in esubero, e in preda a forti sensi di colpa, è spesso alla segreta ricerca di lavoro per i suoi licenziati. Stavolta le gag di Verdone trovano un humus decisamente drammatico. Situazione inedita a questo livello, tanto quanto il voice-off del protagonista che spesso si racconta allo spettatore come a sé stesso.

La Cortellesi è forse la vera buona stella di Verdone. Straordinaria nei suoi colori e sincera, reale, grazie alla sua fragilità quanto alla forza che ne trae, si conferma attrice sempre più completa. I due hanno un affiatamento bello e raro nelle sequenze più serie. E sono comici irresistibili tra gag, come quella del caffè che Federico non riesce a bere, o quelle intorno all’ex di lei quella di Luisa, o ancora con lei che si finge cameriera rumena con i nuovi vicini mentre aggiusta una lavastoviglie. Che continua poi per strada con Verdone che la spalleggia con un numero alla Non stop. Ma svelare troppo non serve. Come tutti i film di Verdone, Sotto una buona stella va semplicemente visto. Soprattutto perché si parla anche della perdita e della ricerca di lavoro, delle ali tarpate dei giovani e dei loro sogni, della famiglia allargata, della relazione tra due adulti con alle spalle situazioni difficili. Questi e altri temi interessanti nella sceneggiatura di Pasquale Plastino, Gabriele Pignotta, Maruska Albertazzi e dello stesso Verdone.

“Ma che vita m’aspetta a me?”

È la battuta incrociata dei due protagonisti alle prese con i ragazzi e la bambina. Tra di loro è interessante il personaggio fra le righe di Tea Falco. Interprete inconvenzionale, dalla tecnica sporca ma sigillata in un’emotività che ben dipingono la sua generazione. Con lei e Richelmy c’è uno stuolo di piccoli personaggi alla Verdone, quegli irrestistibili coatti sforna battute, attori e non, più e meno anonimi, che hanno contribuito al successo del regista con una marea di frasi da manuale della comicità romanesca. Allo stesso modo il film contiene bei momenti poetici, lievi, dalla scrittura ricercata, nonostante una regia più di totali che di dettagli, a maneggiare sempre con migliori risultati i momenti da commedia. Eccezion fatta per l’inquadratura dei fuochi d’artificio e della torta “amara”, davvero commovente.

Verdone è sempre più maturo, riflessivo, e impostato sull’inedito ruolo di nonno, stavolta. Come attore, ma anche come autore. E la sua energia basica che lo fa amare resta tutta lì, in attesa che lo spettatore lo segua in una nuova girandola emozionale. Tra happening di poesia, scambi di carrozzine, pareti dall’origliare facile, litigate furibonde, gag e scene toccanti, il film è stato girato in gran parte negli studi di Cinecittà. Così l’effetto teatrale che il regista cercava negli intenti è perfettamente riuscito, che piaccia o meno. Il risultato finale è una commedia che respira e coinvolge, ma ben inserita su uno sfondo drammatico. Seppur con alcune tipizzazioni dalle tinte troppo eccessive, come nell’indelicatezza di Gemma che sfocia in perfidia. Croce e delizia di un film dall’impianto narrativo per palco scenico quanto da set.

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