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Cinespresso | November 19, 2019

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Ben Stiller presenta Walter Mitty 2/2

Ben Stiller presenta Walter Mitty 2/2
Lorenzo Colapietro

La seconda parte dell’incontro con Ben Stiller a Roma, presso l’Hotel de Russie, dove l’attore, alla sua quinta volta dietro la macchina da presa, ha parlato con la stampa del suo nuovo film

C’è il tema della riflessione sulla fine di un giornale, dalla carta stampata al virtuale, una cosa che stiamo vivendo anche noi sulla nostra pelle. Da lei volevo una riflessione su questo.

«Per me personalmente questo è un tema su cui rifletto e che ho vissuto, anche perché ho vissuto diverse volte di questa rivoluzione tecnologica (il primo PC, i telefoni cellulari). Quando abbiamo iniziato a fare ricerche per questo film, mi sono reso conto di quanto fosse importante Life Magazine, avere un numero di questa rivista era come avere un pezzo di storia, ed è un peccato che i giovani non possano rendersi conto di questa cosa. In un certo senso questo film è stato come celebrare il mondo analogico. Trovo molto triste che oggi si giri solo in digitale, per quanto mi riguarda Walter Mitty è stato girato su pellicola anche perché sarebbe stato un controsenso girare un film che parla della ricerca di un negativo in digitale».

Che consiglio dà a tutti i sognatori sparsi nel mondo che ogni giorno devono confrontarsi con un mondo ‘cattivo’?

«Non so che tipo di consiglio posso dare, non credo di essere la persona adatta a dare consigli su come vivere. Posso dire che la fervida immaginazione di Walter è una componente fondamentale del personaggio e paradossalmente sono proprio i suoi sogni ad occhi aperti che alla fine fungono da spinta per entrare nel mondo reale, anche se in parte sono quelli che lo escludono dal mondo reale. Quello che potrei consigliare è di continuare a sognare ad occhi aperti, continuare ad essere creativi».

Era il 1994 quando dirigeva “Reality Bites” (Giovani, carini e disoccupati). Sono passati 19 anni come vede adesso quei personaggi? Walter potrebbe essere una conseguenza di quella visione? E chi ha concepito la battaglia in strada con Adam Scott?

«Per quanto riguarda Reality Bites, all’epoca mi sentivo sicuramente molto più vicino, anche per l’età, ai personaggi del film. Walter Mitty invece al momento è il punto attuale della mia vita, è dove sono arrivato ora, 20 anni fa avevo una visione della vita molto intensa, non mi soffermavo a vedere dove ero arrivato, guardavo solo avanti. Oggi invece è differente guardo la strada che ho percorso e questo si rispecchia molto di più nei personaggi nello stesso modo in cui i protagonisti di Reality Bites erano una visione di me di quell’epoca. Mentre per la scena della battaglia in strada sia io che lo sceneggiatore abbiamo riflettuto su come potessimo esprimere la frustrazione che provava per il proprio capo e come potesse sfogarla attraverso uno dei suoi sogni e ci sembrava bello realizzarla in ‘stile supereroe’ che combatte per una motivazione sciocca. Devo dire che è stata divertente girarla e recitarla».

Volevo sapere cosa pensa della versione de “Sogni proibiti” del 1947. E se è a conoscenza del fatto che è stato girato anche in Italia un film simile con un attore italiano (Paolo Villaggio) dal titolo “Sogni mostruosamente proibiti”.

«Del film italiano non sapevo nulla, mi piacerebbe vederlo avrei potuto prendere qualche idea. Sogni proibiti con Danny Kaye era un film musicale e non c’era nessuna intenzione di prendere spunti o di rifarla, anche perché credo che le commedie musicali oggi non siano meglio di quelle degli anni ’40. I sogni segreti di Walter Mitty è stato realizzato perché il personaggio della sceneggiatura è molto più vicino rispetto a quello del romanzo. Mi piaceva il tono melanconico che celebra la vita di un uomo comune che però dentro di sé ha delle enormi potenzialità».

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