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Cinespresso | August 20, 2017

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Speciale Into Darkness – Star Trek 2/3

Speciale Into Darkness – Star Trek 2/3
Francesco Di Brigida

All’inizio di Into Darkness, un infuriato Capitano Pike riceve Kirk perché ha violato la Prima Direttiva Generale della Flotta Stellare: È proibito interferire con il normale sviluppo di qualsiasi società o cultura. È ammessa qualsiasi perdita necessaria a garantire il rispetto di questa Direttiva Generale. Gli abitanti del pianeta Nibiru, ad uno stato evolutivo pari alla nostra Età della Pietra hanno visto qualcosa di tecnologico che non dovevano vedere. Così per la grave violazione, Kirk rischierà di essere rimosso dal comando.

I pianeti Nibiru, Kronos e Terra

«Niente è più eccitante e divertente per un filmmaker, che poter creare altri mondi.  È una rara occasione per realizzare l’inimmaginabile». Parola di Scott Chambliss, lo scenografo visionario che ha progettato e realizzato i nuovi pianeti dell’universo del film. «Volevamo tutti che il pianeta Nibiru avesse un’atmosfera seducente; dopo aver visto il bambù rosso nelle Hawaii ho pensato che sarebbe stato interessante usare questo colore per il pianeta preistorico. Oltretutto crea un favoloso contrasto con la limpida acqua turchese e la sabbia bianca. Non era bellissimo dal punto di vista cromatico» ha spiegato l’art designer «ma possedeva quel gusto retrò che caratterizza la nostra visione di Star Trek». E da questa intuizione di base è stata sviluppata la cultura del pianeta.

Soprattutto per la creazione dell’intera tribù, oltre che a quella del set e della fotografia per illuminarlo, sono stati necessari mesi di lavoro. Jeffrey Chernov, produttore esecutivo del nuovo lungometraggio di J.J. Abrams ha raccontato che «molti avrebbero optato per la Computer Graphics, ma J.J. voleva portare in vita il pianeta attraverso la cinepresa». Poi ha continuato: «Abbiamo iniziato a disegnare i nostri nativi di Nibiru impiegando parecchio tempo per arrivare al loro look definitivo, insieme a Neville Page, il nostro designer delle creature, a David Anderson, l’artista truccatore degli effetti speciali e a Michael Kaplan, il nostro costumista».

È proprio su questo pianeta che Spock metterà a repentaglio la propria vita, anche contro la volontà di Uhura, l’affascinante Ufficiale delle Comunicazioni interpretato da Zoe Saldana. Sugli sviluppi di quella sequenza l’attrice ha affermato: «C’è un bel momento nel film tra Uhra e Spock, in cui la donna gli confessa di essere sconvolta dalla sua volontà di morire, e lui ripsonde: “Forse pensi che sto prendendo una decisione a cuor leggero, ma ti giuro che non è così”. Si percepiscono alcuni lati della psiche di Spock che non avevamo ancora esplorato».

L’attrice di origine dominicana ha trovato molto interessante anche imparare la lingua Klingon. La lingua inventata appositamente per la serie televisiva della Paramount Pictures negli anni ‘60, e appartenente agli storici nemici della Flotta Galattica, nativi del pianeta Kronos. «Il Klingon è molto divertente», ha aggiunto. «È stato interessante esplorare la pronuncia e il significato di ogni parola, cercando di inserire il tutto nel dramma e nella tensione scenica. Sul set, quando ero con gli altri attori Klingon ero colpita dalla fantasia di tutto il contesto. Mi piace misurarmi con situazioni nuove, rare e difficili».

Per la realizzazione del pianeta originario della civiltà guerriera più ostile della saga, vera e propria leggenda per i fun, e innominabile per decenni, il regista newyorkese ha lasciato a Chambliss totale libertà creativa per una sua rappresentazione. «Era chiaro per me che J.J. voleva che Kronos fosse uno straordinario parco giochi. E così è stato il nostro approccio». Ha dichiarato lo scenografo, poi continuando: «Kronos ha una cultura guerriera, perciò pensammo che sarebbe stato interessante mostrare una parte del pianeta simile a una terra tossica e desolata, a un paesaggio post-nucleare, o colpito da un disastro ambientale».

In tal proposito l’ispirazione è stata decisamente inaspettata e originale: «Ho trovato alcune foto di un parco acquatico russo in disuso. Un posto enorme costruito negli anni ’50 o ’60, che è da anni in stato di completo abbandono e ha un aspetto angoscioso». Partendo da questa immagine il team ha lavorato a un set di 12 km, costruito come uno smisurato teatro di posa.

«Le sue dimensioni erano mostruose» ha spiegato Tommy Harper, regista della seconda unità. «J.J. voleva realizzare le immagini con la macchina da presa, e non sfruttare solo il digitale. Eravamo preoccupati, ma abbiamo ottenuto quel che volevamo. È un set che resterà nella memoria, e solo il fatto di arrivare a Kronos è elettrizzante!»

Alla nave Klingon è stata data una vera e propria identità culturale. Tre posti posizionati diversamente uno dall’altro in uno spazio stretto e non lineare. In proposito Chambliss ha ricordato: «Tutti noi ci siamo arrampicati sbattendo la testa, e inciampando sugli oggetti abbiamo pensato: “ È bellissimo, ma sarà difficile girare al suo interno”. Poi è arrivato J.J. ed è riuscito a muovere la cinepresa in uno spazio irrisorio. È stato pazzesco!»

All’omaggio al passato di Kronos e al tocco retrò di Nibiru, si aggiunge una visione della Terra fatta di grattacieli affusolati e strutture urbane metalliche sorvolate da aeromobili di ogni genere. La Londra futuristica dove avviene l’attentato non ha particolari elementi in comune con la città attuale, se non vagamente simili nello skyline, che ricorda quello dell’attuale City. Per San Francisco invece, teatro delle ultime spettacolari sequenze del film, tra le costruzioni avveniristiche spicca su tutte il rosso del Golden Gate Bridge, il famoso ponte sospeso che sovrasta la Baia di San Francisco.

Nella parte 3: L’IMAX e il 3D: l’esordio di Star Trek

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