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Cinespresso | June 19, 2019

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Sabrina Impacciatore all’Ambra Jovinelli è la “Venere in Pelliccia”

Sabrina Impacciatore all’Ambra Jovinelli è la “Venere in Pelliccia”
Miriam Larocca

Review Overview

Interpretazione
6.5
Regia
6
Drammaturgia
7

Rating

Venere in pelliccia, ovvero: “Il Signore lo ha punito e lo ha dato in mano a una donna”. Questo verso della Bibbia appare sul frontespizio del romanzo erotico di Leopold von Sacher-Masoch, da cui David Ives, nel 2010, ha tratto la sua opera teatrale. In Italia grazie a Valter Malosti, accompagnato da Sabrina Impacciatore: giochi di potere, dinamiche sadomaso, scambi di ruolo, un testo intrigante, ambiguo e al tempo stesso ironico che ricrea un’atmosfera dal precario equilibrio tra realtà e finzione.

“… e il Signore onnipotente lo colpì e lo mise nelle mani di una donna”

Venere in pelliccia è un romanzo erotico, con notevoli riferimenti autobiografici, pubblicato nel 1870, dell’autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, in cui si narra la relazione del giovane aristocratico galiziano Severin con Wanda Dunajew, una nobildonna vedova, facoltosa e affascinante. Lui le confessa la sua natura di uomo “soprasensuale”, paragonandosi ai martiri che raggiungono l’estasi durante il loro estremo sacrificio, lei, riluttante in principio, alla fine accetta di impersonare l’ideale di donna crudele. Severin sottoscrive così un vero e proprio contratto: sarà il suo schiavo, con il nome di Gregor, e lei la sua dea, con potere di vita e di morte purché, ispirandosi durante le sue pratiche alla “Venere allo specchio” di Tiziano, indossi una pelliccia. Si innesca così fra i due una relazione intrigante che spesso coinvolgerà anche altre figure.

Il romanzo è divenuto nel giro di pochi decenni, uno dei pilastri della subcultura cosiddetta BDSM, caratterizzata da quelle pratiche relazionali ed erotiche che permettono di condividere fantasie basate sul dolore, il disequilibrio di potere, l’umiliazione tra partner adulti e consenzienti che traggono da queste soddisfazione e piacere. Inoltre, ha esercitato negli anni, e continua a esercitare, una notevole influenza in ambito letterario e culturale, dal cinema ai fumetti, dal teatro, alla letteratura, alla musica. Ci limitiamo qui a citare “La Vénus à la fourrure”,  il film del 2013 diretto da Roman Polański e interpretato da Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric, di cui si consiglia la visione.

A subirne il fascino sono stati anche Valter Malosti e Sabrina Impacciatore, tanto da essere i primi in Italia, a portare in scena il riadattamento teatrale di David Ives dell’opera di Leopold von Sacher-Masoch, in scena fino al 5 febbraio al Teatro Ambra Jovinelli di Roma.

La storia si svolge durante un’intera notte nella sala prove di un teatro: il regista, che nel riadattamento di Ives si chiama Thomas, mentre qui prende il nome e cognome dello stesso Valter Malosti, dopo una lunga giornata di audizioni, non ha ancora trovato la protagonista di “Venere in pelliccia”, di cui ha curato l’adattamento. Verso sera, quando tutti sono già andati via, si presenta un’ultima donna, che il caso vuole si chiami come la protagonista della piéce, Vanda. Dopo molte insistenze, riesce ad ottenere un provino che, a sorpresa, si rivelerà lungo oltre ogni aspettativa. La donna, che sembrava inizialmente una spiantata con poca cultura, rivela a poco a poco di essere a conoscenza di molte più cose di quello che aveva dato a immaginare, confondendosi e trasformandosi a poco a poco, davanti agli occhi del regista nella protagonista del romanzo, Wanda Von Dunayev o forse, nella stessa Venere…

Comincia così un gioco di teatro nel teatro, di scambi e di commistione tra realtà e finzione scenica. Lentamente i piani cominciano a sfumare uno dentro l’altro, il più interessante qui risulta quello in cui si collocano le nevrosi e le aspettative di due individui contemporanei, soprattutto, una giovane donna alla ricerca di un lavoro e un artista alla ricerca della propria musa. Quasi a suggerire una vorticosa scivolata verso il basso, è poggiato sul palco, un grande piano inclinato, una pedana rossa, a ospitare i principali elementi scenografici: un’elegante chaise longue di velluto rossa sulla destra, una sedia e uno scrittoio sulla sinistra e al centro un enorme palo, allusivo e inquietante. È come se tutto ciò che viene mostrato, non venga proporzionalmente sorretto. Del legame erotico e sensuale che dovrebbe emergere potente, circolando nell’aria in platea con miliardi di scariche di ferormoni, non vi è traccia. Non si crea perché si concede troppo spazio all’ironia di lei e all’ingenuo stupore imbarazzato di lui.

Malosti, regista e attore, seppur si metta in gioco, anche nel finale, in un ennesimo scambio di ruoli, appare a tratti, come un pesce fuor d’acqua. È notevole e palpabile l’impegno profuso dalla fisicamente in formissima Impacciatore ma, la sua interpretazione, seppur richieda una caricatura dei tratti rozzi nei panni di Vanda Jordan, risulta essere davvero troppo forzata, così come latita una parte realmente sensuale quando si “trasforma” nella Vanda della pièce o nella violenta Venere/Baccante. E, se i rumori e i suoni dalla regia o gli effetti della voce, spesso vengono calcati, i costumi, firmati Massimo Cantini Parrini, risultano, invece, adatti e ricercati.

Al pubblico della prima, composto prevalentemente da vip televisivi e cinematografici (occasione giusta per vedere il lavoro di un’amica e scambiarsi saluti e baci), lo spettacolo diverte e merita lunghi applausi.

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