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Cinespresso | July 20, 2019

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È solo un’altra conferma per il ventisettenne Xavier Dolan

Ireneo Alessi

Review Overview

Cast
8.5
Regia
8.5
Script
8.5

Rating

Vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes e già scelto per rappresentante il Canada agli Oscar 2017 come Miglior film straniero. Dolan si conferma un vero talento della scuola canadese, in grado di mettere mano con potenza espressiva alle diverse fasi del film, dalla sceneggiatura alla regia, passando per il montaggio, il tutto con risultati ineccepibili. Una grande prova di abilità per un film grande fin dai suoi interpreti.

Anno: 2016 Distribuzione: Lucky Red Durata: 95’ Genere: Drammatico Nazionalità: Francia, Canada Produzione: Sons of Manual, MK2 Productions, Téléfilm Canada Regia: Xavier Dolan Uscita: 07 Dicembre 2016

In sala il nuovo film dell’enfant prodige Xavier Dolan, tratto dall’omonimo testo teatrale di Jean-Luc Lagarce. Una storia familiare ricca di emozioni con un cast magnifico

Louis, interpretato da Gaspard Ulliel, è un giovane scrittore di fama internazionale affetto da una gravissima malattia. La morte lo sovrasta come l’epilogo di un romanzo ormai stampato, nero su bianco. In un guizzo di coraggio decide di tornare dalla sua famiglia per comunicare la terribile notizia, dopo soli 12 anni di assenza. Ad accoglierlo, oltre all’impareggiabile amore della madre, quelle dinamiche nevrotiche e surreali, comuni a ogni famiglia, che lo avevano spinto ad allontanarsi. Nessuno è pronto a tale incontro, nemmeno lui. I membri della famiglia reagiscono tutti in maniera differente: c’è il fratello Antoine (Vincent Cassel) che riaccende la sua atavica gelosia, la sorella minore Suzanne (Léa Seydoux) che lo accoglie a braccia aperte pur non riconoscendone ormai l’aspetto, e la cognata Catherine, una sublime quanto impacciata Marion Cotillard, talmente insicura di fronte al giovane da sfociare nella balbuzie. E poi vi è la madre, Martine, un’inossidabile Nathalie Baye, eccitata al ritorno del proprio figlio ma al tempo stesso fiduciosa che tutto possa tornare come prima. Troverà il coraggio di svelare il motivo della sua visita o scapperà come un uccello in gabbia pronto a spiccare il suo fantomatico ultimo volo?

Quella narrata dal giovane regista canadese è una storia carica di emozioni raccontate da un cast d’eccezione, un crescendo che avviluppa come un boa lo spettatore quasi asfissiandolo. Una materia che il regista conosce bene e che sonda con occhio autobiografico tra gusti postmoderni e nouvelle vague. Un corpo a corpo dall’esito inaspettato con i primordi di ogni uomo: la famiglia.

“Questo viaggio preannuncia la mia morte…”

È una delle frasi che riecheggia nella mente del protagonista. Una fine annunciata ma che pesa due volte tanto. Dolan è abile nel plasmare e far suo un soggetto tratto, stavolta, da una pièce teatrale di Jean-Luc Lagarce. E mentre lo fa, mette a fuoco la sua stessa vita. C’è una profonda ricercatezza che parte dal pregevole linguaggio di sguardi e dall’uso della profondità di campo fino al sonoro, per cementarsi in dialoghi a tratti verbosi a tratti ellittici. C’è la nostalgia dell’adolescenza e dei viaggi al sud, i frammenti di un passato ora mostrato, come dinanzi a un vecchio materasso, ora semplicemente evocato dai ricordi di una madre contraddistinta dal blu dello smalto e dal pressing tipico di chi ti ha cresciuto… Xavier fa sue tutte le inquietudini del protagonista evitando di cadere nei tranelli di un soggetto così asciutto.

Con sei lungometraggi alle spalle e due riconoscimenti nelle ultime edizioni del Festival di Cannes, il ventisettenne è ormai consapevole del fatto suo e non perde occasione per mettere in mostra oltre al talento, la propria ‘storia’. Del resto, lui sa. A differenza di ciò che canta Moby in “Natural Blues”.

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