Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Cinespresso | March 25, 2019

Scroll to top

Top

No Comments

Dentro e fuori Frida, al Tertulliano la “Hija de la Revolucion”

Dentro e fuori Frida, al Tertulliano la “Hija de la Revolucion”
Miriam Giudice

Review Overview

Interpretazione
8.5
Regia
8
Drammaturgia
8.5

Rating

Il viaggio all’interno dell’universo privato di un’artista: Frida Kahlo. Un’opera audace che rende omaggio a quest’icona del Novecento spezzandone le distanze temporali. Un’autentica finestra sull’artista che sorprende e coinvolge grazie all’ottima interpretazione di Annalisa Asha Esposito.

Dopo il successo ottenuto in numerosi festival, Annalisa Esposito porta la sua Frida sul palco dello Spazio Tertulliano e il risultato come sempre è dei migliori

È una Frida Kahlo decisa e appassionata quella interpretata da Annalisa Asha Esposito in scena allo Spazio Avirex Tertulliano, una Frida ‘apparentemente’ sola, in compagnia di una sedia, un paravento e altri pochi oggetti, ma che fin dai primi istanti rimarca la sua essenza: “Yo soy un’artista, y tengo una pasiòn por la fotografia”. Da qui in avanti, Frida si mostra in una carrellata di fermoimmagine che scorre attraverso i suoi autoritratti più famosi, da sola con il bocchino, tra finti baffi e sopracciglia accentuate, in compagnia dell’amato Diego, vestita negli abiti tipici del suo Messico. Tra fiori, veli di pizzo e giacche da uomo. Ma sempre Frida. A metà tra maschile e femminile, le due polarità più estreme, che si susseguono fra l’incanto del pubblico.

Tutto quello che accadrà dopo, porterà il palcoscenico a diventare un terreno di battaglia dove la Hija de la Revolucion si lancia in danze d’amore sinuose e appassionate, in canti strazianti e solitari, in viaggio tra i ricordi. Passato e presente si mischiano all’interno di questa personalità forte e al tempo stesso piena di conflitti.

Un personaggio che si racconta al pubblico a cuore aperto come in un’intervista, alternando momenti di animalesca istintività ad altri di confessione intima e raccolta fino alla disperazione: l’amore per Diego, artista e compagno di vita, dal matrimonio al divorzio e poi di nuovo all’unione, i numerosi tradimenti, il rapporto con l’origine, il ricordo dei suoi genitori, il tema del doppio, la carriera artistica e gli incontri con i personaggi del panorama culturale del tempo, da Trotskij a Tina Modotti, non ultima la passione politica.

Sì perché, come racconta la Esposito, autrice, regista e interprete della pièce, le vicissitudini della vita personale di Frida sono strettamente connesse alla sua vita artistica. Proprio a partire dal terribile incidente che la vide protagonista a soli diciotto anni e che la costrinse a letto per molto tempo, con l’unica compagnia di se stessa. E fu proprio grazie a questa immobilità forzata che Frida cominciò a dipingere per mezzo di uno specchio appeso sul letto a baldacchino dal quale poteva osservarsi. L’osservazione di se stessa ha caratterizzato uno dei tratti fondamentali della carriera dell’artista: l’autoritratto. Del resto era solita dire “Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”.

Sorprende e coinvolge il viaggio in questo suo universo privato, ottimamente interpretato da Annalisa Asha Esposito e dal disegno luci di Stefano Capra che sottolinea in maniera acuta e puntuale i differenti momenti della messa in scena. Un pianeta che si mostra tra evoluzioni di gioie e dolori, svelando infine il legame inscindibile tra arte e vita, tuttavia senza dimenticare quello con la storia e lo spirito del suo tempo.

Sono trascorsi poco più di sessant’anni dalla sua morte eppure quest’opera audace ne spezza le distanze, rendendo omaggio a un’icona del Novecento. Un’autentica finestra sull’artista. Del resto, l’incontro tra Frida e Annalisa è stata una folgorazione, la semplice vista di un quadro all’età di dieci anni alle Scuderie del Quirinale a Roma. Il quadro immenso delle due Frida, un quadro provocatorio dove bellezza e bruttezza coesistono allo stesso tempo. Un incontro che è proseguito negli anni attraverso mostre e letture di biografie scritte sulla pittrice messicana. Fino alla decisione di scrivere uno spettacolo due anni fa. Il progetto all’inizio presentato come corto teatrale in numerosi festival quali Antiprime Teatrali, IT Festival, Festival Città Balena, è cresciuto e si è sviluppato divenendo un monologo della durata di cinquanta minuti.

Non uno spettacolo su Frida, bensì la Kahlo che fa uno spettacolo nel quale racconta della sua vita, del suo desiderio di amore, del suo bisogno di essere ricordata, di passare alla storia, magari riuscendo a fare una personale dei suoi quadri proprio nel suo amato Messico. È in questa sua ricerca d’amore che possiamo includere la sua una rivoluzione, come artista e come donna.

Ph. Stefano Capra ©

Submit a Comment

UA-40058008-1