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Cinespresso | June 16, 2019

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“Rock Dog”, animazione made in China dall’animo rock. Basterà?

Ireneo Alessi

Review Overview

Animazione
5.5
Regia
6
Script
6

Rating

Buona l’idea di fondo con personaggi originali e ben rappresentati. La musica è l’essenza del film. Tuttavia il pedigree di questo “Rock Dog” non convince del tutto. Dentro sarà “Usa” ma la sostanza del film rimane “made in China”. Non all'altezza degli standard dell'animazione.

Anno: 2016 Distribuzione: M2 Pictures Durata: 89′ Genere: Animazione Nazionalità: Cina, Usa Produzione: Huayi Tencent Entertainment, Mandoo Pictures Regia: Ash Brannon Uscita: 01 Dicembre 2016

Un nuovo eroe è pronto a calcare il palcoscenico dell’animazione. Arriva nelle sale l’avventura di Bodi, il cane tibetano con la musica nel sangue

È uscito nelle sale italiane “Rock Dog”, film d’animazione basato sul romanzo grafico cinese “Tibetan Rock Dog” di Zheng Jun e diretto da Ash Brannon, l’uomo dietro al primo Toy Story. La sua è un’esperienza più che ventennale nell’industria cinematografica che affonda le radici negli studi della Pixar, dove ha lavorato dal ’93 al 2000, oltre a esperienze in casa Disney, Amblin, Dreamworks e Warner Bros.

Il protagonista, Bodi, è un giovane mastino tibetano pieno di entusiasmo e dalla profonda vocazione per la musica. Ma il padre, Khampa, lo vorrebbe presto a difesa del villaggio montano come infallibile guardiano nonché suo sostituto. Il giovane è di un’altra pasta. Mentre lo aiuta, sente di esser tagliato per qualcos’altro. Tutto cambia quando, un giorno, da una radio letteralmente piovuta dal cielo, ascolta una delle canzoni di Angus Scattergood, vera leggenda del rock. Scoprendo il mondo del rock ’n’ roll risveglierà dentro di sé la passione sopita. Un’esplosione di gioia ed energia che ricorda uno di quei macht a Guitar Hero con tanto di evoluzioni grafiche, luci e colori psichedelici.

Folgorato dall’emozione, abbandona il villaggio per inseguire il suo destino nella grande città. Un gesto che oltre a lasciare perplesso il padre, attirerà su di sé le mire di Linnux, il capo dei lupi, atavico nemico del padre. Per il famelico branco di lupi, Bodi rappresenta, infatti, il lasciapassare per entrare nel villaggio e mettere le zampe sulle tanto agognate pecore. Toccherà a Bodi salvare i propri cari ma senza rinunciare al sogno di una vita.

Frutto di una co-produzione tra la cinese Huayi Brothers e la statunitense Mandoo Pictures, la pellicola, incentrata sulla musica, si presenta, almeno sulla carta, con un mix di elementi vincenti. A partire dal cast vocale che comprende Luke Wilson, Eddie Izzard, J. K. Simmons, Lewis Black, Kenan Thompson, Mae Whitman, Jorge Garcia, Matt Dillon e Sam Elliott. La libera interazione fra loro ha permesso di ottenere un’eccellente performance dal risultato naturale, se non altro nella versione originale.

I personaggi sono stati concepiti con un tratto volutamente semplice come se fossero disegnati a matita, e i suoi protagonisti, in particolare, trasudano simpatia oltre ad avere un ottimo character design. Tuttavia, nel film è frequente la sensazione di déjà-vu, dall’inizio in 2D, in stile cartoon, così come nella “zampa letale”, la speciale mossa utilizzata dal padre, tutto ricorda un po’ Kung Fu Panda mentre, per altri versi, ad esempio la dimora di Angus con il suo servizievole robottino maggiordomo di nome Ozy (un omaggio a Osborn?), emblema di star megalomane e agorafobica, sembra strizzare l’occhio a Cattivissimo Me. Pecche narrative a parte, riscontrabili in molte opere, ciò che lascia perplessi è l’esecuzione tecnica che appare un po’ scarna, o abissale se paragonata ai titoli Disney-Pixar.

Tralasciando le derivazioni buddiste di cui è intriso il libro originale di Zheng Jun, la storia eserciterà un sicuro appeal sui più giovani che faranno proprio il motto “follow your dream and find your destiny” del protagonista. Inoltre, la musica è sempre un potente detonatore, non a caso la scelta di pezzi come “Lern to fly” dei Foo Fighter o passaggi di Beck e Radiohead qua e là contribuisce a dare la carica a momenti cruciali. Ma la melodia non è tutto in un film. Per raggiungere l’armonia occorre qualche sforzo in più.

Piccola curiosità, la canzone “Glorious” che accompagna il film, cantata da Adam Friedman, è stata scritta insieme ad altri studenti della Berkley come ultimo compito della classe. Nella versione italiana, invece, le canzoni originali sono state affidate a Giò Sada, il cantautore barese, vincitore della nona edizione di X Factor.

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