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Cinespresso | May 23, 2019

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Contrazioni pericolose, Gabriele Pignotta racconta la sua nuova commedia

Contrazioni pericolose, Gabriele Pignotta racconta la sua nuova commedia
Annalisa Masi

Da lui stesso definita la “commedia della maturità”. Dopo il successo della tournèe teatrale di “Mi piaci perché sei così” con Vanessa Incontrada, Gabriele Pignotta è di nuovo a Roma con uno spettacolo che trae spunto da una delle esperienze più potenti che la vita possa offrire, la nascita di un figlio

Ci sono momenti destinati a cambiare per sempre la storia di una persona. La messa al mondo di una nuova creatura è uno di questi, con il suo carico di emozioni e responsabilità. Raccontato in mille modi dal cinema, è decisamente più originale a teatro, soprattutto se posto al centro della narrazione.

Ecco che, ancora una volta, Gabriele Pignotta conferma il suo spirito innovativo, con una commedia incentrata proprio su un parto. Contrazioni pericolose è il titolo, e già ne lascia presagire lo spirito. Da domani al Teatro Manzoni di Roma, vede al centro della scena una coppia di quarantenni, alle prese con un avvenimento a dir poco destabilizzante. La nascita, così, assume un carattere simbolico, in confronto con una generazione troppo debole e insicura per decidere volontariamente di incidere sulla propria esistenza.

Un testo, del quale sei anche autore, che associa metaforicamente il parto a una presa di coscienza. Come nasce l’idea di raccontare l’evento da questo punto di vista?

Si tratta di una scelta legata a esperienze personali, tra cui la nascita di mio nipote Giacomo. Sono vicino a molte persone che si confrontano con l’arrivo di un figlio, e mi sono reso conto della sua forza dirompente. Spesso, chi non è pronto a cambiamenti definitivi, ne rimane spiazzato, ed è proprio questo che volevo raccontare in questa commedia, che definirei della maturità. Ecco che, così, il travaglio assume un altro significato, e le contrazioni biologiche diventano contrazioni esistenziali, specialmente rispetto a una generazione spesso impreparata come quella dei quarantenni.

La forte aderenza al reale dei tuoi spettacoli, e la cura nella definizione dei personaggi, lasciano trasparire uno spiccato spirito d’osservazione. Quando hai scoperto di avere questa capacità?

Credo di averla sempre avuta, e probabilmente è proprio questa mia caratteristica ad avermi portato a fare questo mestiere. È una qualità innata, che va allenata, ma regala una grande opportunità, quella di riconoscere e trasferire emozioni.

Una delle tue commedie di maggior successo, Ti sposo ma non troppo, è diventata anche un film. Come hai affrontato la differenza tra cinema e teatro nel lavoro sulla trasposizione?

E’ il mio primo lungometraggio, al confine tra cinema e teatro, per questo probabilmente risente di una certa teatralità. Ho cercato di trasferire sul cinema la stessa sensibilità riversata sul teatro, con la consapevolezza che avrei dovuto utilizzare un linguaggio diverso. Come un pesciolino rosso, che dall’ampolla passa all’oceano. Così una storia, scritta per il teatro, trova con il cinema molti più elementi su cui essere costruita, basandosi non solo sulle parole, ma anche sulle immagini.

In Contrazioni pericolose sei ancora una volta affiancato da Fabio Avaro e Siddhartha Prestinari, con te in molte altre rappresentazioni. Quale valore riconosci in questo tipo di collaborazioni?

Una collaborazione duratura, come quella con Fabio Avaro e Siddhartha Prestinari, ha per me un forte valore aggiunto. L’affiatamento che si crea velocizza il processo creativo, anche se può nascondere qualche insidia se il rapporto dovesse esaurirsi. In quel caso, il segreto è far prevalere la stima e l’affetto che unisce il gruppo. Anche perché, in fondo, una squadra ben allenata vince più facilmente.

In un’epoca in cui il teatro vive un momento difficile, spesso per scarsa capacità di attrarre pubblico, le tue commedie riempiono le sale di tutta Italia. Ci sveli il tuo segreto?

Mi metto nei panni di chi viene a vedere i miei spettacoli, preoccupandomi per loro. Ciò che cerco di fare, è offrire semplicità e genuinità, mettendomi al servizio del pubblico, e non pensando che debba accadere il contrario.

Parli spesso della tua generazione. Come definiresti, i trenta-quarantenni italiani, utilizzando tre aggettivi?

Spaventati, smarriti, ego-riferiti. Un aggettivo positivo? Devo pensarci…

Vincitore di recente ai Nastri d’Argento della sezione Corti di impegno sociale con la sua campagna contro la violenza sulle donne Un’altra storia, Gabriele Pignotta non sta certo parlando di sé. Con Contrazioni pericolose, sarà al Manzoni di Roma fino al 17 maggio.

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