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Cinespresso | February 24, 2020

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Un Otello in più… al Teatro Quirino fino al 29 marzo

Un Otello in più… al Teatro Quirino fino al 29 marzo
Miriam Larocca

Review Overview

Interpretazione
7
Regia
6.5
Drammaturgia
6.5

Rating

Il regista sceglie di ricostruire la disgrazia già avvenuta per indagare i motivi che l'hanno provocata, “come può essere che la vita all'improvviso diventò tragedia” e lo fa, riducendo, non solo il testo in tre atti, rispetto ai cinque originali, ma anche il numero dei personaggi portandoli a quattro: Otello (Vincenzo Pirrotta), Iago (Luigi Lo Cascio), Desdemona (Valentina Cenni) e in più, l'invenzione di un soldato (Giovanni Calcagno) che si fa narratore e coro, una sorta di concreta rappresentazione della tradizione orale, tanto cara alla terra d'origine dell'autore, la Sicilia.

Luigi Lo Cascio, nei panni di autore, attore e regista, reinterpreta la tragedia shakespeariana in un moderno femminicidio

Nella riproposizione teatrale di Luigi Lo Cascio dell’Otello shakespeariano, si parte dalla fine. Con la proiezione di video- ricami su un enorme fazzoletto bianco srotolato sul fondale, sappiamo già che Desdemona è morta, Otello l’ha uccisa perché accecato dalla gelosia abilmente provocata dalle insinuazioni del perfido Iago, ora smascherato e condannato ad atroci torture per essere giustiziato.

Il regista sceglie di ricostruire la disgrazia già avvenuta per indagare i motivi che l’hanno provocata, “come può essere che la vita all’improvviso diventò tragedia” e lo fa, riducendo, non solo il testo in tre atti, rispetto ai cinque originali, ma anche il numero dei personaggi portandoli a quattro: Otello, Iago, Desdemona e in più, l’invenzione di un soldato che si fa narratore e coro, una sorta di concreta rappresentazione della tradizione orale, tanto cara alla terra d’origine dell’autore, la Sicilia.

Il soldato, in particolare, è il mezzo attraverso cui si presenta un insolito punto di vista: testimone oculare dei tragici avvenimenti, si dichiara stufo dei numerosi luoghi comuni radicati attorno al colore della pelle del suo amato generale, per questo, preferisce raccontare la storia operando delle infrazioni alla realtà dei fatti, descrivendo un Otello “dalla pelle nuova, bianca come la luna piena”.

In questa versione, dunque, la storia di Otello è la storia di un uomo in una visione più ampia, dalle note di regia si legge: “Ciò che lo conduce al compimento del suo atto scellerato non è chiaramente dovuto alle implicazioni che derivano dal colore nero della pelle”. Tale precisazione non sembra, tuttavia, apportare una reale novità rispetto al testo del Bardo in cui, già allora, venivano stravolti i più basilari canoni della simbologia occidentale, sfidando in continuazione il collegamento tra segno fisico e significato: Otello, il moro era uomo nobile e cristiano, Iago, il bianco, un bugiardo intrigante.

Elemento, ancor più originale e caratterizzante, è l’uso del dialetto siciliano che, senza alcun dubbio conferisce musicalità alla scena ma, dispiace che l’unica a non usarlo sia proprio Desdemona. La spiegazione di tale scelta risiede nel fatto che si sia voluto sottolineare il divario incolmabile tra due pianeti differenti: l’uomo e la donna, che spesso parlano due lingue diverse e che, inevitabilmente avranno sempre una zona inespressa. Forse però, tale concetto, si sarebbe potuto esprime ugualmente, permettendo a Desdemona di utilizzare lo stesso linguaggio carico di forza e potenza, visto che, tra l’altro, è presentata come una “guerriera bedda” determinata e volitiva.

Lo Cascio, facendo esprimere in maniera negativa Iago nei confronti delle donne, tutte sgualdrine, a partire dalla madri, fa trasparire una visione a tratti misogina che sembra riferirsi di più al testo da cui Shakespeare prese spunto, piuttosto che dal testo di Shakespeare stesso. Sappiamo, infatti, che la trama di Otello fu sviluppata a partire dalla collezione di novelle Hecatommiti di Giambattista Giraldi Cinzio, il quale diede anche una morale alla storia per cui, le donne europee non sono adatte a maritare gli uomini di altre nazioni, incontrollabili e dal sangue caldo; morale da cui il grande drammaturgo inglese si distaccò.

A conferma del legame con la Sicilia dalla radicata passione per la tradizione orale, vediamo un finale ispirarsi all’Orlando Furioso di Ariosto, una delle storie più presenti nelle tipiche rappresentazioni dei pupari siciliani. Si rievoca il passo in cui Astolfo, fedele compagno di Orlando, vorrebbe restituire il senno al paladino, raggiungendo, in groppa all’Ippogrifo la luna dove, vi è raccolto un campionario ricco e variegato di cose perdute sulla terra tra cui, le lacrime e i sospiri degli innamorati. Qui Otello, non si toglie la vita ricadendo sul corpo della sua donna ma, come un ingenuo fanciullo, è intento a costruire un altarino per la “sfortunata” (il significato del nome della fanciulla in greco); il soldato ora però, gli spiega che santificare la sua amata è stato un errore, considerandola perfetta, al pari della luna vista dalla Terra, non è stata una scelta opportuna e, gli consiglia di considerare “l’universo bello, perché aperto”.

Si apprezza lo studio del testo e lo sforzo, non sempre riuscito, nel riproporlo in maniera originale, si apprezza la recitazione con punte di intensità non trascurabili, si apprezza meno l’uso delle musiche che poco raccontano e della scenografia con proiezioni che, invece, raccontano troppo.

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