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Cinespresso | June 18, 2018

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Il mito del Latin Lover

Valentina Zaccagnini

Review Overview

Cast
7.5
Regia
7.5
Script
6.5

Superb

Cristina Comencini debutta alla regia nel 1988 con “Zoo”. Il suo “La bestia nel cuore” nel 2006 è stato candidato agli Oscar per l’Italia come miglior film straniero. Ora torna al cinema con "Latin Lover" una commedia corale che segna l’ultima apparizione di Virna Lisi al fianco di un cast internazionale.

Anno: 2015 Distribuzione: 01 Distribution Durata: 104’ Genere: Commedia Nazionalità: Italia Produzione: Lumiere & Co, Rai Cinema Regia: Cristina Comencini Uscita: 19 Marzo 2015

Elegante, divertente ma anche dolcemente malinconico, l’ultimo lavoro della Comencini che vuol parlare del peso effettivo che ha il mito del Padre sulla vita delle donne, siano esse figlie, moglie o madri

Saverio Crispo è stato un divo degli anni d’oro del cinema italiano. Bello, versatile, geniale, affascinante e in grado di porre tutte le donne ai suoi piedi. A dieci anni dalla sua morte, viene commemorato con una celebrazione che coinvolge i familiari e tutto il suo paese di nascita e proprio qui saltano fuori le conseguenze della sua spericolata condotta sentimentale. In un grande casa d’epoca zeppa di ricordi si ritrovano Rita, la prima moglie italiana con la figlia Susanna, la seconda moglie spagnola Ramona con la figlia Segunda, la figlia francese Stephanie avuta da una costumista parigina e la figlia svedese Solveig. Assente ingiustificata è l’ultima figlia Shelly, nata da una turbolenta relazione con un’americana.

Ciascuna di loro ha mitizzato quest’uomo, sia come marito che come padre. Ma in realtà di lui resta una grande assenza generale colmata da tanti piccoli pezzi di puzzle che vengono piano piano messi assieme dalla sua famiglia. Ne manca solo uno, inaspettato, all’appello. A portarlo in tasca è Pedro del Rio: lo stunt che sembra conoscere l’attore meglio di chiunque altro. E questo alle donne non piace affatto.

Molto elegante nello stile, questo film di Cristina Comencini, alle prese con la figura mitologica e ingombrante del Padre (il riferimento ai familiari non credo sia casuale). Molto ben reso in scrittura è questo legame di sangue sempre sfuggente che viene trattenuto con la forza da tutte queste sue donne, a cui Crispo ha segnato la vita – loro malgrado – e che sono diventate schiave di quello che di lui hanno dovuto inventare per poterlo, anche solo un pochino, conoscere.

“Dobbiamo crescere tutte”

dice la meravigliosa Marisa Paredes allo stuolo di madri e figlie, che si trovano a fare i conti con un mito inarrivabile ormai caduto a pezzi e di cui resta solo l’umana fragilità.

Anche se tutto il significato profondo del film si esaurisce dopo la scena della proiezione (per poi lasciare il posto ad un finale in verità un po’ incollato e forzato), “Latin Lover” è una commedia divertente ma molto psicologica, con dei bellissimi ritratti femminili che parlano soprattutto del bisogno delle donne di liberarsi intellettualmente di una figura paterna ingombrante che impedisce loro di brillare di luce propria. Riflessione estendibile anche al grande cinema italiano del passato che sempre resterà mitico ma da cui oggi è necessario smarcarsi per trovare una nostra nuova unicità.

Potente e ancora assolutamente percepibile a pelle la presenza scenica di Virna Lisi in quello che è stato il suo ultimo lavoro, ricordata con commosso affetto dalla regista in conferenza stampa che così ha spiegato a sè stessa la dipartita dell’attrice: “Virna voleva semplicemente stare con il marito”. Si ride, ma con un retrogusto dolcemente amaro.

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