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Cinespresso | June 18, 2018

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Vergine Giurata

Valentina Zaccagnini

Review Overview

Cast
7
Regia
7
Script
6.5

Rating

Laura Bispuri dopo la laurea in cinema presso l’Università “Sapienza”, è stata selezionata per la scuola di regia e produzione “Fandango Lab Group”. Dopo i corti “Passing Time” e “Biondina”, ha diretto il suo primo lungometraggio “Vergine Giurata” che è stato l’unico film italiano in concorso alla 65esima Berlinale.

Anno: 2015 Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà Durata: 90’ Genere: Drammatico Nazionalità: Italia Produzione: Vivo Film, Colorado Film, Rai Cinema, Luce Cinecittà Regia: Laura Bispuri Uscita: 19 Marzo 2015

L’esordio al lungometraggio di Bispuri non è perfetto, ma denota un vibrante coraggio nel porre attenzione a storie forti e nuove che arricchiscono il panorama dell’attuale cinema italiano

Hana è un’orfana e viene presa in casa da un capo clan, che la cresce come una seconda figlia. Nonostante l’intraprendenza e le sue evidenti capacità nel lavoro, la ragazza non può esimersi dal doversi assoggettare alle severe leggi del Kanun, un arcaico codice di comportamento non scritto e fortemente maschilista che regola, ancora oggi, la vita rurale delle montagne albanesi e per cui

“Una donna è solo un otre che sopporta pesi e fatiche”

L’unica possibilità per sfuggire a tutto questo è reinventarsi nelle vesti di una “burneshat” ovvero una vergine giurata che rinuncia alla propria femminilità, al matrimonio e ai figli per sempre. Così Hana rinasce come Mark e può accedere a tutti i privilegi maschili: fumare, cacciare, esprimersi, lavorare. Ma dopo 15 anni, questa libertà così sudata non le basta più e parte alla ricerca di quello che perduto.

È coraggiosa e fuori dal coro la scelta di questa tematica da parte di Laura Bispuri: non è facile usare il contesto antropologico quasi sconosciuto adattato dal libro di Elvira Dones per raccontare una storia di profonda mutazione e riappropriazione personale. Il percorso di riconoscimento che Hana/Mark intraprende passa per una fisicità che diventa strumento per conoscere il mondo nuovo. Il vero protagonista del film infatti è il corpo di Alba Rohrwacher: abusato dalla propria scelta esistenziale, ancora così capace di “recepire” a dispetto della sterilità a cui era stato votato e splendidamente esaltato dalla fotografia efficace di Vladan Radovic.

Sarebbe stato bello vedere sul volto della protagonista qualche sfumatura mimica in più, ma regala comunque una grandissima prova recitando, anche se per poche battute, in albanese. Il film pecca forse in scontatezza in qualche passaggio, ma è bello dare fiducia alle idee nuove e coraggiose, piuttosto che ai nomi altisonanti portatori del vuoto assoluto. Nelle sale dal 19 marzo, distribuito in 40 copie.

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