Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Cinespresso | May 30, 2020

Scroll to top

Top

No Comments

Al Teatro Vascello la Compagnia Lafabbrica con “Il Gabbiano” di Checov

Al Teatro Vascello la Compagnia Lafabbrica con “Il Gabbiano” di Checov
Redazione
  • On 13 gennaio 2015
  • http://www.cinespresso.com

Review Overview

Interpretazione
6.5
Regia
6.5
Drammaturgia
7

Rating

Il dramma si svolge in una tenuta estiva in riva a un lago. Protagonista della vicenda è Kostya, figlio della famosa attrice Arkadina, che è appena giunta nella tenuta con il suo amante, Trigorin, un noto romanziere, per una breve vacanza. L’operazione della compagnia Lafabbrica riesce nella gestione di Fabiana Iacozzilli, che partecipa agli accenti comici di Checov; riesce nei costumi identificativi di Gianmaria Sposito e nel disegno luci narrativo di Hosseini Taheri, e soprattutto riesce nelle prove d’attore.

Un classico che ispira, ancora e sempre, la riflessione sul teatro

Francesca Iacozzilli ci fa entrare nel suo Gabbiano a sipario già aperto e senza quinte. Il magazzino del Teatro Vascello con tutti gli oggetti di scena ammassati uno sull’altro sembra quasi un archivio della storia del teatro nella quale la Compagnia Lafabbrica interviene mettendo in scena il tormentato classico di Checov – fino al 25 gennaio – con la propria riflessione sulla questione delle “nuove forme”.

“Il Gabbiano” – per il quale Checov dovette ricevere il tiepido apprezzamento di Tolstoj (“È pieno di talento, ha senza dubbio un cuore buonissimo, ma al momento non sembra possedere un punto di vista ben definito sulla vita”), prima che l’intervento decisivo di Stanislasky sulle prove d’attore lo consegnasse ai contemporanei come un grande successo e poi alla storia come un classico – narra di un suicidio annunciato, di un fallimento.

Nella storia de “Il Gabbiano” sembrano esistere due episodi che fanno di questo testo un’occasione imperdibile per interrogarsi ancora sulla questione delle forme dell’arte, sul rapporto tra vita e teatro e sulla dialettica autore-pubblico: il primo è il già citato commento di Tolstoj che sembra quasi riprendere il giudizio benevolo e allo stesso tempo definitivo che lo stesso Checov affida al personaggio del dottore sull’incapacità del giovane autore Kostya di dare forma a una tesi propria. Il secondo è la profetica corrispondenza tra l’insuccesso di Checov a Mosca, durante la prima messa in scena della pièce e, il fallimentare debutto di Kostya dinnanzi al suo temuto pubblico famigliare.

L’operazione della compagnia Lafabbrica riesce nella gestione registica di Fabiana Iacozzilli, che partecipa agli accenti comici di Checov, ad esempio, con l’entrata in scena da corso di guida veloce dello zio alanfordesco in sedia a rotelle e con l’inserto canoro del dottore alle prese con “Finché la barca va”; riesce nei costumi identificativi di Gianmaria Sposito e nel disegno luci narrativo di Hosseini Taheri, e soprattutto riesce nelle prove d’attore.

In particolare, si nota la giusta meschinità di Irina che Francesca Farcomeni sa ridarci efficacemente anche in maniera ironica, la rozza genuinità dell’amministratore della tenuta estiva Il’ja giocata attraverso gli altissimi bassi e i sussurri comici della voce di Simone Barraco, vestito come un mafioso alla Donnie Brasco, o ancora i perfetti lolitismi kubrikiani di una brava ma quasi insopportabile Anna Mallamaci nei panni di Nina.

E poi Kostya che Benjamin Stender fa muovere sul palco dando ai suoi piedi lo stesso slancio che il giovane affida al suo cuore, tormentato da un amore immaturo e senza forma sia per il teatro sia per la madre e sia per Nina; che la guarda innamorarsi di Trigorin restando seduto sotto un occhio di bue, inerte tra i mixer – corde del suo cuore che non ha imparato e non imparerà a regolare – e che lo stesso occhio di bue abbandonerà per posarsi sul gabbiano già morto nel finale tragico del giovane, non ancora né mai artista, ma con troppe cose che gli sgorgano dal cuore…

Miriam Larocca

Submit a Comment

UA-40058008-1