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Cinespresso | June 5, 2020

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Big Hero 6: Emozione e avventura nel nuovo Disney

Andrea Di Cosmo

Review Overview

Animazione
8
Regia
7
Script
6.5

Rating

Il cinquataquattresimo film dei Walt Disney Studios coniuga spirito Disney con l'approccio da action con supereroi tipico di Marvel. Emozioni soprattutto col riuscito robot Baymax e un'animazione che migliora la CGI con la ricerca della character animation.

Anno: 2014 Durata: 102’ Distribuzione: The Walt Disney Company Italia Genere: Avventura, Animazione, Commedia Paese: Usa Produzione: Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studios Regia: Don Hall, Chris Williams Uscita: 18 Dicembre 2014

Inventori e supereroi con uno speciale robot compagno d’avventure

Il 18 dicembre arriva nelle sale italiane il nuovo film, il cinquantaquattresimo, dei Walt Disney Animation Studios: Big Hero 6, dopo Frozen e Ralph Spaccatutto.

Com’è consuetudine ultimamente, il film è preceduto da un cortometraggio: Winston, in uscita negli Stati Uniti con il titolo Feast, un’opera che porta avanti progressi tecnici dell’animazione meander che aveva portato già il corto Paperman di due anni fa a mostrare la tridimensionalità possibile di un disegno dallo stile manuale. Qui c’è anche l’aggiunta del colore e un generale miglioramento tecnico. Nel soggetto si segue piacevolmente un tema per alcuni versi classico, è la storia di un cagnolino che riceve dal suo padrone manicaretti da mangiare. Il cucciolo segue l’evoluzione della storia d’amore del padrone della quale è inizialmente geloso, ma dove dà pure il suo contributo. È una carina citazione di situazioni tratte da Lilli e il Vagabondo, la gelosia del nuovo rapporto tra gli umani, e La Carica dei 101, l’intervento del cane nella storia del padrone. Ancora una volta la camera in soggettiva canina mostra il piacevole punto di vista del protagonista animale che in Disney è spesso il più interessante.

Nello spirito Disney di innovazione alla ricerca di emozione si muove anche il lungometraggio principale. Big Hero 6, diretto da Don Hall e Chris Williams, e ambientato nella futuristica città di San Fransokyo, un ibrido fra la metropoli americana San Francisco e la giapponese Tokyo. Il piccolo Hiro partecipa a gare illegali con un robot di sua costruzione mentre suo fratello Tadashi ha creato il robot Baymax, innovativo assistente sanitario personale che si prende cura delle persone. È un gigante morbido e accogliente. Entrambi i fratelli vivono con l’allegra, svampita e indaffarata Zia Cass. Un evento tragico porterà Hiro sulle tracce del responsabile e accanto avrà Baymax e alcuni amici nerd che dovranno diventare supereroi: Go Go Tomago, Wasabi-no ginger, Honey Lemon e Fred.

Dall’ambientazione allo svolgimento si evince lo slancio di questa produzione nel caricare lo spirito Disney portato al rinnovamento futuristico, di film come Tron, per esempio, insieme all’animazione CGI 3D, continuando la ricerca di animazioni dei personaggi ai dettagli più vicini alla character animation di scuola disneyana piuttosto che alle stilizzazioni Pixar. Tuttavia qui i personaggi umani acquistano una caratterizzazione vicina anche al mondo anime, giapponese non a caso, anche se si nota la cura anatomica soprattutto dei personaggi maschili. Forte è anche l’impronta Marvel, essendo suo il soggetto di partenza, soprattutto nella seconda parte dove lo stile del film diventa quello di un action di supereroi; cosa simbolica dopo l’acquisizione della stessa Marvel da parte della Walt Disney Company.

L’animazione è quindi sempre più orientata a superare i limiti di quella digitale, pur sfruttandone le possibilità tecniche, recuperando la definizione più propria del disegno e animazione manuali. In particolare capelli ed espressioni del protagonista sono di una cura non proprio fotorealistica ma vicina al disegno espressivo anatomicamente ricercato e più artisticamente interessante.

Baymax è il personaggio più riuscito, anche nel doppiaggio italiano di Flavio Insinna, come robot dai sentimenti umani, sobrio come una macchina ma premuroso come un amico guida. Moderna e tecnologica versione del Genio di Aladdin, senza ricorrere alla sua comicità, ma con un carattere mite e un’apparenza modesta, a parte le dimensioni esteriori; questo personaggio diventa protagonista insieme a Hiro di alcuni momenti fra i più emozionanti del film, mentre il ragazzo incarna i turbamenti e i dolori di un’adolescenza tormentata ma anche i suoi entusiasmi. Buono e funzionale il personaggio di Tadashi. Meno sviluppati gli altri personaggi come gli amici di Hiro, più un eccentrico gruppo accessorio che dei veri comprimari e la zia Cass, non molto inserita nella narrazione, ha tante smorfie per una caratterizzazione troppo sulle righe.

Sempre più orientato a una fruizione senza età, come appunto i film Disney cercano sempre di fare, si tocca il tema drammatico del lutto, come nei classici Bambi e Il Re Leone, con un montaggio che si avvicina anche al pixariano Up. Altrettanto è affrontato il tema del credere nei propri sogni per realizzarli con un’efficace citazione della stessa frase di Walt Disney:

Se puoi sognarlo puoi farlo

Un calo c’è purtroppo nella seconda parte, dove Hiro e i suoi amici cercano di sventare una minaccia e il film acquisisce gli stilemi del film di supereroi, misto ad alcune comicità adolescenziali. In sé funziona anche questa parte come il resto del film, che cerca di coniugare gli stili Disney e Marvel, rinnovando la sceneggiatura e ancora una volta non tracciando un confine netto tra buoni e cattivi, ma a volte manca quell’emozione e quel particolare che appunto rende il film Disney diverso dagli altri che siano d’animazione, fantasy o avventura.

Non serve sempre raccontare storie classiche, poiché Ralph Spaccatutto, ambientato nel mondo dei videogame, è un riuscitissimo esempio di spirito Disney. Spirito che c’è anche qui, nelle emozioni di un rapporto tra fratelli che ricorda Koda Fratello Orso o Lilo & Stich, oltre al già citato Baymax, destinato probabilmente a diventare un classico tra i personaggi aiutanti dell’eroe protagonista. Il compromesso tra vari stili non riesce a ottenere tutto per avere un’opera memorabile ma rimane un buon film che osa portare oltre uno schema e rinnovarsi in una proficua alternanza tra approcci più classici ma con elementi originali, come l’ultimo Frozen, e gli scenari più innovativi come il già citato Ralph Spaccatutto.

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