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Cinespresso | December 11, 2019

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N-Capace

N-Capace
Valentina Zaccagnini

Review Overview

Cast
8
Regia
8
Script
8

Rating

“N-Capace”, esordio alla regia per Eleonora Danco, è in concorso alla 32°esima edizione del Torino Film Festival. La protagonista del docu-film , Anima in Pena, si aggira senza tregua fra Roma e Terracina vestita solo di un pigiama alla ricerca di ricordi, sensazioni e risposte che le possano dare finalmente un po’ di pace dopo la dipartita di sua madre.

Anno: 2014 Durata: 80′ Distribuzione: Unknown Genere: Docu-film Nazionalità: Italia Produzione: Bibi Film Regia: Eleonora Danco Uscita: Unknow

Se il vero problema del cinema italiano è rappresentato da una certa mancanza di spunti riflessivi che cavalca topos narrativi ormai putrefatti, “N-Capace” rappresenta una vera e propria cattedrale nel deserto

C’è una sorta di fantasma che si aggira fra Roma e Terracina: è Anima in Pena ed è in cerca di qualcosa di cui non sa bene, ma che possa darle sollievo. Sua madre è morta e lei sente la necessità di mettere a fuoco questo disagio. Il senso di mancanza generato da questo irrisolto conturba la protagonista che esige risposte e punti fermi dalle persone a cui decide di porre le più disparate domande. Giovanissime ninfe di Tor Bella Monaca, ragazzi di borgata che hanno già deciso caparbiamente il loro futuro, anziani che parlano di sesso e persino suo Padre (che lei tormenta tutto il tempo con domande imbarazzanti a cui lui si rifiuta di rispondere) sono così i co-protagonisti e gli accompagnatori ufficiali della Danco in questo percorso di crescita fortemente intimo ed emotivo e con le loro parole e i loro pensieri, riusciranno almeno in parte a dare quiete ad Anima.

Può suonare velleitario e presuntuoso ma “N-capace” è uno dei pochi film italiani recenti a porsi l’annosa questione della forma, che in questo caso contribuisce a dare corpo in maniera profonda ma brillante ad una pregiatissima sostanza. Fra interviste pasoliniane in assenza di contesto e comportamenti da disadattata che ricordano il disagio del giovane Moretti di “Bianca”, Danco non tenta nessuno scimmiottamento anzi, seppur evidenti i rimandi, riesce a trovare la sua unicità nel raccontare una contemporaneità che non cambia poi molto.

Picchiata la nonna, vessata la nipote. Ignorante il vecchio che non ha potuto andare a scuola per lavorare, incosciente il giovane che preferisce lavorare a 15 anni piuttosto che aprire i libri. La narrazione è oscillante e si struttura tra momenti di alto slancio emozionale a picchi di irrefrenabile ironia, ma non è mai senza peso. Tutto conta, tutto contribuisce a dare spessore a questo piccolo gioiello italiano che ha tutte le carte in regola per vincere il 32TFF.

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