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Cinespresso | June 26, 2019

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Venezia71, il Leone d’Oro a Roy Andersson

Venezia71, il Leone d’Oro a Roy Andersson
Margherita Bordino

Roy Andersson regala alla Svezia il primo Leone d’Oro per il Miglior Film, grazie ad un racconto tragicomico costituito da 39 quadri e riguardante la miseria umana

Il Leone d’Oro della 71a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia va a Roy Andersson per il film A Pigeon Sat On A Branch Reflecting On Existence (En Duva Satt Pà En Gren Och Funderade Pà Tillvaron), una commedia drammatica che prende forma sullo schermo attraverso 39 quadri fortemente ironici e rivolti al nonsenso. Un film a primo impatto surreale, che illustra i drammi umani della società contemporanea.

La Giuria di Venezia 71 ha seguito una linea ben definita nello stabilire i Premi: la realtà. Nel cinema contemporaneo, infatti, si sta affermando sempre più una nuova corrente di neorealismo, che piace sia alla critica sia al pubblico. Penalizzati i film italiani che, se pur lavorati ed interpretati molto bene rispetto al solito, non hanno quel quid in più che si addice alla vittoria di un Premio tanto importante. E tra le polemiche sollevate negli ultimi giorni di Festival, riguardanti il disastroso e dissacrante film di Abel Ferrara sulle ultime ore di vita di Pasolini, la Giuria stupisce tutti e premia la Svezia, rappresentata in Concorso da Roy Andersson. Il talento del regista è stata una grande scoperta di questo Festival. È la prima volta che il Leone d’Oro al Miglior Film viene vinto dalla Svezia. Un grande riconoscimento al cinema del nord Europa ed un grande sguardo al futuro.

Durante tutta la durata della manifestazione cinematografica, tra dichiarazioni, discussioni, “toto-vincitori”, i film papabili erano Birdman di di Alejandro González Iñárritu, Anime Nere di Alessandro Munzi e The look of silence di Joshua Oppenheimer. Solo quest’ultimo, in fine, preso in considerazione dalla Giuria, si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria.

A Pigeon Sat On A Branch Reflecting On Existence è quindi una vera sorpresa. Sia per gli spettatori che avranno la possibilità di vederlo, sia per la stampa che ha seguito costantemente il Festival. E a distanza di poco più di 24 ore dalla Cerimonia di Chiusura e dalla consegna dei Premi, a mente lucida, la vittoria di Roy Andersson sembra effettivamente la scelta migliore.

La Giuria, presieduta da Alexandre Desplat, ha donato un così importante riconoscimento ad un film tragicomico, che sembra dipinto a mano sullo schermo e che descrive il dramma umano con un umorismo raffinato. Questa pellicola chiude una trilogia a cui Andersson lavora dai primi anni ’70, influenzato dalla nouvelle vague cecoslovacca. Ma la sua ironia non giunge al termine con questo film. Infatti, il regista ha dichiarato di avere molto chiaro il suo progetto in testa e di essere già a lavoro sul prossimo film che intitolerà Il quarto film della trilogia. Inoltre, Andersson, giocoso e sorridente come sempre, a quanti paragonano il suo cinema al quello del suo grande maestro Ingmar Bergman risponde:

“Forse alcune cose comuni ci sono, sì. Però, se ci sono differenze, la principale è che Bergman non aveva il senso dell’umorismo”

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