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Cinespresso | December 16, 2017

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Ciak si gira: passeggiate cinematografiche. Una Roma da cartolina con “Vacanze romane”

Ciak si gira: passeggiate cinematografiche. Una Roma da cartolina con “Vacanze romane”
Angelina Di Fronzo

Le passeggiate cinematografiche cedono il passo alle vacanze, romane o meno, l’importante è concedersi una meritata sosta, ma prima un ultimo giro di boa, pardon, di Vespa

Abbiamo cominciato le nostre passeggiate cinematografiche con la Vespa di Moretti in giro per la città e terminiamo il nostro appuntamento con un’altra Vespa, forse la più celebre: quella su cui Gregory Peck e Audrey Hepburn si concedono le loro “Vacanze romane”.

Il film, del 1953, segnò la consacrazione ufficiale dell’attrice, che vinse anche l’Oscar come protagonista e soprattutto rese la Roma del dopoguerra, agli occhi del pubblico mondiale, una città da cartolina. Le immagini della Hepburn che gira tra le bancarelle nei pressi della Fontana di Trevi, si taglia i capelli in via della Stamperia e soprattutto attraversa in Vespa le grandi vie del centro storico (via dei Fori Imperiali, piazza Venezia…) fecero il giro del mondo e, con loro, la promozione della Capitale come simbolo di romanticismo e leggerezza.

Proprio quello di cui la principessa Anna, la protagonista del film, ha bisogno. Invitata in Italia per un appuntamento ufficiale, la giovane principessa, stressata dai suoi impegni di corte, prima ha un malore e dopo, pur sotto sedativi, riesce a calarsi giù da Palazzo Barberini, infilarsi in un furgone e fuggire in incognito dopo esser stata “scaricata” in Piazza della Repubblica.

La nostra passeggiata insieme alla bella principessa Anna/Audrey può cominciare da piazza della Repubblica, ma se avete voglia e modio di camminare, suggeriremmo di cominciare dalla strada in cui nel film si trova la casa del giornalista Joe Bradley (Gregory Peck) e dove la stessa principessa passerà la prima notte da fuggiasca: via Margutta. Questa stradina, dal toponimo incerto, era in origine solo la strada che ospitava carrozze e cavalli, una sorta di posteggio, della parallela via del Babuino.

La sua conformazione e la ricchezza di verde ne fecero una via amata dagli artisti già dal XVII secolo, soprattutto stranieri: non è un caso se nel 1927 venne posta qui la Fontana delle Arti, sormontata da un secchio di pennelli. Oltre ad ospitare dimore di grandi artisti, via Margutta divenne negli anni e soprattutto dopo “Vacanze romane” una meta per turisti dii tutto il mondo e in effetti approdare qui ripaga di qualunque viaggio. Botteghe di design, gallerie d’arte, bistrot, edera dappertutto: se riuscite a trovare una (non certo economica) sistemazione qui, per qualche notte, avrete certamente un’immagine della città che non dimenticherete.

Scendendo su via del Babuino, dopo una sbirciatina alle vetrine, arriviamo quindi a piazza di Spagna. Straordinario set cinematografico (da “Le ragazze di piazza di Spagna”, 1952 a “To Rome with love“, 2012) la piazza vanta un patrimonio artistico eccezionale. La fontana detta “La barcaccia”, di Pietro Bernini, padre di Gianlorenzo, che invece progettò la facciata principale dell’adiacente palazzo di Propaganda Fide, la casa museo dei poeti Keats e Shelley. Ma soprattutto, la celebre scalinata di 135 gradini, ideata per collegare l’ambasciata spagnola (a cui la piazza deve il nome) alla chiesa di Trinità dei Monti. Seduta sulla celebre scalinata, la principessa sta mangiando un gelato quando “casualmente” incontra di nuovo Joe Bradley, a casa del quale aveva passato la notte precedente, che la esorta a continuare le sue vacanze romane.

Seguendo anche noi quest’invito, lasciamo piazza di Spagna e proseguiamo verso via dei Giardini, dove si trova Palazzo Barberini da cui la principessa era inizialmente fuggita; imbocchiamo quindi via del Quirinale, dove appunto si trova l’omonimo palazzo (su cui non ci soffermiamo solo perché non rientra tra le tappe di questo film, ma che vale assolutamente una visita) e infine scendiamo su via Nazionale per approdare a piazza Venezia e quindi a via dei Fori Imperiali.

Proprio i Fori Imperiali sono il luogo del primo incontro tra Bradley e Anna. Il giornalista americano, che ancora non era a conoscenza della sua identità, la vede smarrita e intontita dal tranquillante e la prende per un’ubriaca, che comunque decide di portarsi a casa a dormire (e del resto chi gli darebbe torto?).

Per la precisione, i due si incontrano sotto l’arco di Settimio Severo. Gli archi di trionfo (nella zona attigua si sono conservati anche quelli dell’imperatore Tito e di Costantino) sono solo alcune delle innumerevoli strutture monumentali contenute nell’area tra piazza Venezia e il Colosseo e attraversato dalla via dei Fori imperiali. Ma se consideriamo anche il Palatino, il Campidoglio e l’Arco di Costantino quest’area archeologica è la più estesa e più importante del mondo. Al suo interno conserva le tracce della sua plurisecolare storia: resti dei templi sacri, (Tempio della Concordia, Tempio di Vespasiano e il Tempio di Saturno), edifici civili dove si svolgevano gli affari e si amministrava la giustizia, come le basiliche (la Basilica Giulia e la Basilica Emilia), la Curia, che era il luogo di riunione del Senato, la tribuna dei Rostri, da dove gli oratori parlavano alla folla riunita nel piazzale del Comizio…il materiale storico e archeologico è pressoché inesauribile, per cui è consigliata una buona guida alla mano e un’andatura svelta. O se capitate a Roma in questo periodo (o comunque fino al 27 settembre 2014) un’alternativa interessante è assistere allo spettacolo divulgativo “Foro di Augusto 2000 anni dopo” un progetto ideato da Piero Angela e Paco Lanciano che illustra il sito archeologico situato lungo Via dei Fori Imperiali permettendo agli spettatori, seduti su apposite gradinate, di vedere i luoghi così come si presentavano all’epoca di Augusto grazie all’aiuto di cuffie e di filmati  Per info: www.viaggionelforodiaugusto.it

Riprendendo idealmente il giro di Anna e Joe, arriviamo al Colosseo, dove i due si fermano per una visita anche a beneficio di Irving, l’amico-fotografo di Joe. Che dire del Colosseo, ovvero dell’Anfiteatro Flavio, simbolo in tutto il mondo della romanità? Un vero gioiello di intelligenza architettonica. Cinquantasette metri di altezza ripartiti in quattro ordini architettonici, all’interno l’arena, una cavea, gradinate che potevano ospitare 45.000 spettatori. Un sistema di organizzazione perfetto, che permetteva agli imperatori di accedervi tramite dei varchi sotterranei dal Palatino, al pubblico di ripararsi dal sole, di affluire e defluire efficacemente e di assistere a  battaglie navali, ludi gladiatorii e venatori.E certo fu, per l’epoca in cui fu costruito (75-80 d.c.) e per i secoli a venire, un’opera oggetto di meraviglia e anche di saccheggio (molte parti del Colosseo andarono ad abbellire i palazzi romani, tra cui palazzo Venezia, palazzo Barberini e palazzo Farnese).

Interdetto al cinema negli ultimi decenni (perfino Ridley Scott lo aveva ricostruito a Malta per  “Il gladiatore”) e solo recentemente riaperto alle troupe (“To Rome with love” di Woody Allen e “Benur – Un gladiatore in affitto”, 2012, storia di un immigrato clandestino bielorusso che si guadagna da vivere facendosi fotografare dai turisti) in passato ha ospitato tante produzioni cinematografiche: per citarne solo due, “Un americano a Roma” di Steno, 1954   e “Il conformista” di Bertolucci, 1970). Assolutamente consigliata una visita serale, su prenotazione.

D’obbligo, infine, la tappa alla chiesa di  Santa Maria in Cosmedin, nel cui prònao si trova la Bocca della verità e dove viene girata la scena forse più famosa del film, in cui Gregory Peck racconta ad Audrey Hepburn la leggenda romana secondo la quale la bocca minacciosa mangerebbe la mano di chi mente e finge di essere anche lui morso dalla bocca enorme.

La chiesa (originariamente denominata Santa Maria in Schola Graeca) di per sé esige una visita: splendido esempio di stile romanico, nasce su un tempio dedicato a Ercole Invitto e ancor prima su un edificio civile che garantiva ai romani l’approvvigionamento di cibo. Vi si installarono dei monaci greci che si erano rifugiati a Roma per sottrarsi alle persecuzioni degli iconoclasti e si erano stabiliti su questa riva del Tevere, già nota come Ripa Greca. Di qui il nome di Santa Maria in Cosmedin, dalla parola greca kosmidion (ornamento).

La Bocca della Verità, un antico mascherone in marmo, fu murato nella parete esterna della chiesa nel 1632, ma originariamente era nient’altro che un tombino raffigurante forse una divinità, forse un oracolo o un fauno. Nei secoli si diffusero leggende che attribuirono alla Bocca prima il potere di pronunciare oracoli e poi di svelare le menzogne, e in particolare, secondo la credenza popolare, i tradimenti coniugali. Se non avete niente da temere, fate la prova! Mal che vada, potrete sempre riparare con una romantica passeggiata sul Tevere, che si trova proprio di fronte.Del resto, proprio su un barcone sul Tevere Anna e Joe si scambiano il loro primo bacio… Buona passeggiata e buone vacanze romane!

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