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Cinespresso | August 21, 2019

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Metti una masterclass con Jason Blum a Roma

Metti una masterclass con Jason Blum a Roma
Ireneo Alessi

In occasione dell’imminente uscita del sequel di The Purge, “Anarchia – La Notte del Giudizio”, Universal Pictures ha organizzato una masterclass con il produttore Jason Blum, l’uomo dietro ai successi di titoli low budget quali Paranormal Activity, Insidious e Sinister. Un’interessante chiacchierata moderata dal critico cinematografico Gabriele Niola del quale proponiamo un estratto

Definito uno dei produttori giovani più interessanti, Jason Blum, classe 1969, con la sua Blumhouse Productions è riuscito, in appena sei anni, a portare i film horror low budget al grande pubblico con risultati estremamente positivi. Cresciuto a New York, dove il padre era un commerciante di spicco dell’arte contemporanea, Jason ben presto è stato attratto dal cinema e in particolare dall’industria cinematografica. I suoi film hanno incassato oltre 1 miliardo e mezzo di dollari in tutto il mondo costando in media meno di 20 milioni.

È vero che suo padre è stato uno dei primi a realizzare un’esposizione di opere di Andy Warhol? Come ha influito nella sua vita?

«Sì, mio padre era un commerciante d’arte attivo tra New York e Los Angeles. Sono cresciuto quindi circondato dall’arte, in un ambiente meraviglioso, frequentando gallerie e stando a contatto con numerosi artisti».

Lei è uno dei pochissimi produttori della storia del cinema, per lo meno al momento, che ha un tocco riconoscibile al pari di un regista. Tutti i suoi film si somigliano molto e sappiamo che dietro c’è una precisa esigenza economica. Lavora con un canone prestabilito?

«I nostri film hanno un sapore particolare sicuramente legato al budget poiché non andiamo mai sopra i 4-5 milioni di dollari. Ciò comporta una notevole libertà nella narrazione che ci permette di trattare temi come “The Purge” che difficilmente sarebbero arrivati al cinema. Storie concise, girate in location pressoché limitate, ma affrontate in modo nuovo con soluzioni creative pur di mantenere bassi i costi».

Il metodo è chiaro. Va detto però che guadagnare molto con investimenti contenuti è il sogno di tutti, cosa che in realtà non è così semplice da realizzare. Qual è l’elemento che la contraddistingue?

«Questo è il segreto del successo (sorride). Ci sono diversi ingredienti, uno di questi è senz’altro ragionare con una mentalità diversa da Hollywood pianificando il tutto in funzione del budget. In molti credono che il low budget sia per registi novelli. Noi non usiamo mai registi alle prime armi. Al contrario scegliamo registi con una certa esperienza e competenza, in grado di avere il giusto controllo delle riprese in assoluta libertà. È una componente coraggiosa che adoro. In più è molto stimolante rispetto ai film commerciali».

Come opera questa selezione fra i registi ritenuti interessanti ma che non hanno ancora alle spalle produzioni importanti?

«Di solito, in base al loro lavoro, Non importa se non tutti i loro film sono riusciti o se non sono considerati interessanti da Hollywood. Mi basta che siano ben fatti, mi deve colpire il loro approccio, il modo in cui trattano la macchina da presa».

Notoriamente gli attori sono una voce importante del budget. Come fa ad aggirare questo problema?

«Con una mentalità da college. Ossia, a differenza di Hollywood dove si punta al nome, per prima cosa cerchiamo di scegliere l’interprete più adatto per la parte. Non è una priorità avere a bordo delle celebrità. Altre volte possono nascere delle collaborazioni che portano nomi di un certo calibro com’è avvenuto ad esempio con “The Boy Next Door”, un thriller low budget firmato da Rob Cohen che vede fra i protagonisti anche Jennifer Lopez. Per convincere Ethan Hawke a recitare nel primo The Purge, invece, è bastato cedergli delle quote sugli incassi».

Come viene percepita la sua casa di produzione da Hollywood? Che cosa pensano di lei?

«Diciamo amore e odio. Molta gente apprezza il fatto che cerchiamo di fare le cose diversamente. Altri invece si sentono minacciati, affermando che portiamo ad abbassare la qualità. Per certi aspetti mi piace essere considerato un “underdog”».

Nella fase iniziale della sua carriera ha lavorato in veste di produttore esecutivo con i fratelli Weinstein. Cosa le ha insegnato quel periodo?

«Ho lavorato con loro dal ‘95 al 2000. In quel periodo penso di aver imparato molte cose sul mondo del cinema e sul metodo che sono alla base del mio lavoro. Non ho ricevuto pressioni, ma una fiducia incondizionata nei progetti da portare avanti. In particolare, ho compreso l’importanza di seguire ciò che ti sta a cuore e di saper ascoltare gli altri ma senza perdere di vista le proprie idee».

Tornando al seguito di The Purge, Anarchia, ormai prossimo all’uscita. Tra tutti i format finora realizzati è il più clamoroso, un film apertamente politico con un messaggio molto forte per i tempi. Erano anni che ciò non succedeva. Avete avuto paura?

«The Purge è un grande esempio delle possibilità del low budget, un film difficile da realizzare e ne siamo orgogliosi. Per quanto riguarda il messaggio sociale, in realtà, era proprio ciò che mi aspettavo. Speravo davvero in una forte reazione negli States».

Tuttavia questo secondo film contraddice in parte il ‘paradigma Blum’ poiché non è girato in un unico ambiente bensì in esterni, cosa che richiede costi aggiuntivi, e soprattutto non è una storia interamente originale perché ricorda molto “I guerrieri della notte”.

«“The Warriors” è senz’altro un grande film, una chiara fonte d’ispirazione. E sì, il badget per questo film è stato leggermente superiore, un po’ com’è avvenuto con i vari “Transformers” (sorride). Talvolta i sequel sono più costosi rispetto al primo film».

In chiusura Blum ha confessato il possibile arrivo di ulteriori capitoli legati a “La notte del Giudizio”. Inoltre, ha dichiarato di avere in cantiere tre serie televisive insieme a una curiosa trasposizione cinematografica, piuttosto lontana dal mondo dell’horror, come il live action di “Jem e le Holograms”, un titolo voluto da Jon M. Chu, regista di Step Up 3D e G.I. Joe: La vendetta, letteralmente definito dallo stesso Blum “ossessionato” dalle bambole Hasbro, e che ha riscosso un certo interesse anche in Italia.

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