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Cinespresso | December 16, 2017

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Ciak si gira: Passeggiate cinematografiche. La Roma di Pasolini

Ciak si gira: Passeggiate cinematografiche. La Roma di Pasolini
Angelina Di Fronzo

Pasolini e Roma: storia di un amore. Una relazione complicata, in verità, ma ricca di stimoli e di passione, per il regista, ma anche per la stessa città

Roma aveva accolto Pasolini subito dopo l’espulsione dal PCI e l’allontanamento dall’insegnamento nelle scuole pubbliche per atti osceni. Roma era dunque l’approdo anche in una dimensione di vita diversa, lontano da Casarsa, e lontano dal padre, finalmente in un centro culturale, finalmente solo con l’amata madre. La grandezza di Pasolini forse fu nel mantenere però quel suo sguardo sulla città da montanaro e da figlio della cultura contadina, sebbene diventato poi un finissimo intellettuale. E così Roma, nei film di Pasolini, non è la città eterna da cartolina, né quella dei salotti borghesi, ma la periferia urbana e il suo groviglio umano di donne e uomini ai margini, ognuno  a strappare un pezzo di vita e di pane alla metropoli. Per capire bene il rapporto artista/città vi consigliamo l’ottima mostra “Pasolini Roma” al Palazzo delle Esposizioni fino al 20 luglio (info su: www.palazzoesposizioni.it).

Dall’arrivo a Roma  nel 1950 fino alla morte all’Idroscalo di Ostia nel 1975, la mostra ripercorre i luoghi in cui Pasolini ha vissuto e in cui ha ambientato film e romanzi, quelli legati alle lotte politiche e quelli della sua sfera intima, di amicizie, amori, passioni artistiche. Il nostro percorso, più limitato, si snoda invece tra le borgate e le ex borgate di due film: Accattone” (1961) e “Mamma Roma” (1962) per terminare in un altro luogo non solo pasoliniano ma cinematograficamente significativo come Cinecittà.

Iniziamo dal primo film di Pasolini, “Accattone” e dal quartiere dove in gran parte vennero girate le riprese, il Pigneto, area urbana che si estende da piazzale Labicano tra le vie Prenestina, Casilina e di Acqua Bullicante. Oggi è un’area in piena rivalutazione, anche immobiliare, a seguito dell’apertura di locali e della trasformazione della zona, da ex borgata in uno dei luoghi della “movida” capitolina, anche un po’ radical chic. Da segnalare il bar Necci, frequentato dallo stesso Pasolini, che ci fece i casting del film, si è trasformato completamente diventato uno dei locali più importanti e alla moda del quartiere. Merita attenzione per il coraggio e le scelte di programmazione  il Nuovo Cinema Aquila. Il Pigneto nel dopoguerra e nei primi anni Sessanta era uno dei nuovi quartieri del sottoproletariato urbano e non a caso era stato scelto anche da Rossellini per il capolavoro del neorealismo “Roma città aperta” del 1945. In via Montecuccoli,  una traversa di via Prenestina, c’è infatti  il palazzo in cui vive Pina (Anna Magnani) e sempre qui, si svolge la scena dell’inseguimento della camionetta tedesca e quindi dell’uccisione della donna.

Accattone è invece un borgataro della Borgata Gordiani dove si trova anche la casa di Ascensa e nel quartiere vivono gli amici, Maddalena, la prostituta di cui lui è il magnaccia, l’ex moglie, la giovane e ingenua Stella, che pensa di mettere sulla strada pur di evitare di lavorare. Quella che nel film è la casa di Accattone si trova  in via Ettore Giovenale. A via Fanfulla da Lodi, invece, una traversa di via del Pigneto, c’era il bar frequentato da Accattone e dai suoi amici e sempre qui  scatta la rissa tra lui e quelli che lo deridono per essersi davvero innamorato di Stella. Quando quest’ultima viene costretta a prostituirsi invece, Vittorio va a recuperarla sull’Appia Antica.

Da via del Pigneto, attraversando via Casilina, raggiungiamo  via Tuscolana, passando al secondo film “Mamma Roma” girato tra via Tuscolana, l’Appio Latino il Quadraro e Cinecittà. Tra via Tuscolana e via Casilina si trova il Quadraro, quartiere medaglia d’oro al valore civile per il contributo dato alla liberazione della città (era definito non a caso dai tedeschi occupanti “nido di vespe”) e per il rastrellamento subito il 17 aprile 1943, quando circa 900 uomini furono deportati in Germania. Nato come quartiere di villini a inizio Novecento, diventò luogo di inurbazione di fasce povere della popolazione a cavallo della seconda guerra mondiale e nel dopoguerra, fino ad assumere i contorni di borgata dove appunto si trasferisce Roma (Anna Magnani), che inizialmente abitava a Casal Bertone, nel palazzo dei ferrovieri di Piazza de Cristoforis.

Mamma Roma, dopo che il suo protettore si sposa, decide di rifarsi una vita insieme al figlio adolescente Ettore e di aprire un banco di frutta al mercato di Via del Quadraro, in realtà a via Lucio Sestio. La casa di Mamma Roma è invece in via dei Treviri. Gli esterni, in cui seguiamo le avventure adolescenziali di Ettore, sono invece girate in gran parte nel Parco degli Acquedotti, che fa in realtà parte del più vasto Parco Regionale dell’Appia Antica.

Nel dopoguerra e anche al tempo delle riprese il parco era un’area abbandonata a se stessa, che solo a partire dagli anni Ottanta e all’impegno di un combattivo comitato di quartiere è stato riqualificato ed è oggi uno dei luoghi più suggestivi della capitale. Al suo interno tra l’altro sono state girate scene di diversi film, da “La grande bellezza” (2013) a “La dolce vita” (1960), fino a a “Totò, Peppino e la malafemmina” (1956). Qui Ettore gioca con gli amici, scopre il sesso e si mette in un brutto giro di ladri. Nelle riprese si intravede anche la Basilica di San Giovanni Bosco. La periferia, sembra dirci Pasolini, è però un luogo da cui non si esce. Per questo, ricevuta la notizia della morte in carcere del figlio, Mamma Roma corre a casa apre le finestre e lancia un urlo disperato sul quartiere.

Oggi il quartiere Tuscolano è in verità molto popoloso e molto vivo dal punto di vista commerciale e dei trasporti, essendo ben collegato con la linea A della metropolitana. Ha perso la sua aura di borgata ed è a tutti gli effetti uno dei grandi quartieri piccolo borghesi della città. Alla fine del percorso, quasi inevitabilmente, finiamo a Cinecittà, la “fabbrica dei sogni” italiana, creata sotto il fascismo per  realizzare film di propaganda, nei suoi teatri di posa ha ospitato i set di più di 3000 film, oltre a produzioni televisive di vario genere.

Nel dopoguerra Cinecittà venne scoperta dagli stessi Alleati, in primis gli americani, per la possibilità di girare a costo basso e vicino a splendide location archeologiche e architettoniche. Fu così che Cinecittà divenne la patria dei film del genere peplum, con kolossal del calibro di “Ben Hur” (1959) e “Quo Vadis?” (1951). L’eldorado americano durò fino ai primi anni Sessanta, quando le produzioni si spostarono e Cinecittà ebbe una fase di crisi, che le fece perdere lentamente la posizione centrale nell’industria cinematografica mondiale. Dobbiamo aspettare gli anni Duemila per una rinascita, grazie ancora una volta a produzioni internazionali come “Il paziente inglese” (1997), “Gangs of new York”  (2002), “La passione di Cristo” (2005). È possibile visitare gli studios tramite visite guidate o anche autonomamente, grazie all’iniziativa  “Cinecittà si mostra”, che consente l’accesso al pubblico guidandolo, attraverso  percorsi espositivi temporanei e permanenti (www.cinecittasimostra.it).

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