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Cinespresso | May 23, 2019

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ll Castello di K. e l’ineluttabilità del destino

ll Castello di K. e l’ineluttabilità del destino
Valeria Brucoli

Review Overview

Cast
7
Regia
7
Drammaturgia
7

Rating

Jacopo Bezzi porta in scena Il Castello di Kafka ricreando alla perfezione le intenzioni del testo originale in un'atmosfera straniante che avvolge lo spettacolo e confonde lo spettatore con la complessità del linguaggio.

Il Castello di K. inaugura il Roma Fringe Festival, il festival del teatro indipendente che dal 7 giugno al 13 luglio animerà Villa Mercede, nel cuore di San Lorenzo a Roma, con quasi 100 performance nazionali e internazionali

Una notte d’inverno un viaggiatore sconosciuto bussa alle porte di una locanda chiedendo asilo per la notte. L’oste e la sua consorte, con gli occhi scavati dal freddo e dalla morte, accolgono con riluttanza lo straniero che si presenta come K., un agrimensore venuto da lontano per volere dalle autorità del Castello, e gli offrono un pagliericcio per riposare. La sua presenza in quel luogo non è ben accetta e anche l’autenticità del suo incarico è messa continuamente in dubbio dai funzionari comunali e dagli abitanti del villaggio. Non ci sono documenti a testimonianza dell’effettiva utilità di un agrimensore e l’unica firma a favore della sua causa appartiene al misterioso signor Klamm, una presenza effimera che si intravede unicamente dal buco della serratura della sua stanza.

Ma chi è realmente K.? Perché desidera raggiungere il Castello così ardentemente? Sin dalla sua prima apparizione sulla scena gli abitanti del villaggio, che volteggiano sul palcoscenico in uno stato ipnotico, sospeso tra la vita e la morte, cercano di fermarlo e di dissuaderlo dalla sua impresa, ma il suo desiderio è talmente forte da portarlo a camminare per ore attraverso i vicoli del villaggio, ma quanto più lui si avvicina tanto più il Castello si allontana, e la strada si fa sempre più impervia, fino a che la nebbia fitta e la spossatezza non hanno la meglio su di lui e lo costringono a desistere.

Questo è il momento in cui l’uomo eccezionale si arrende all’ineluttabilità del proprio destino mentre l’uomo comune, che si è arreso ancora prima di tentare di scalare la fortezza della verità, cerca di ostacolarlo e di rallentarlo il suo percorso con i brogli della burocrazia, le controversie e gli infiniti raggiri a cui lo sottopone. Vagando come ombre sulla terra, senza uno scopo preciso se non la cieca obbedienza all’autorità del Castello, gli abitanti del villaggio temono la ferrea volontà di K. di scoprire cosa si cela dietro le mura del misterioso Castello, dietro le menzogne e i fantasmi che lo governano.e fanno tutto ciò che è in loro potere per stordirlo, stancarlo, e annebbiare la sua coscienza fino ridurlo a un morto che cammina.

Il Castello di K., tratto dall’enigmatico romanzo kafkiano Il Castello, porta in scena questo viaggio onirico nel non-luogo che circonda la misteriosa fortezza nella sua forma più densa, da cui il testo originale ne esce assottigliato ma non indebolito di contenuti. Le peregrinazioni nei labirinti della burocrazia e la nebbia di informazioni celate, che avvolgono il mondo di K. sono talmente dettagliate che il fiume di parole pronunciato in scena disorienta lo spettatore come il protagonista, e lo trasporta immediatamente in un mondo incomprensibile in cui tutti sembrano muoversi come burattini inconsapevoli in un teatro dell’assurdo, in cui a fare da burattinaio è un’entità inconsistente, che prende forma esclusivamente dalle parole dei suoi emissari e dai brividi che suscita in chi ne parla, ma che si erge a sostituto di Dio come giudice supremo del destino dell’uomo: il Castello della verità.

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