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Cinespresso | September 17, 2019

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Le travolgenti note di Alabama Monroe

Le travolgenti note di Alabama Monroe
Martina De Angelis

Review Overview

Cast
7.5
Regia
7.5
Script
7

Rating

Una storia toccante e drammatica, ma raccontata con una leggerezza e una semplicità che riescono a toccare il cuore; regia eccellente, attori superbi e una colonna sonora a ritmo di country music rendono un piccolo film un'opera di notevole qualità.

Anno: 2013 Durata: 100′ Distribuzione: Satine Film Genere: Drammatico Paese: Belgio Produzione: Menuet Producties, Topkapi Films Regia: Felix Van Groeningen Uscita: 8 Maggio 2014

Candidato all’Oscar come Miglior Film Straniero e unico vero rivale de La Grande Bellezza, arriva finalmente nei cinema italiani il toccante dramma belga

Da sempre cinema e musica sono due tra le espressioni artistiche più efficaci e forti attraverso le quali l’uomo esprime al meglio i tanti drammi della sua esistenza, e forse è proprio per questo che quando si incontrano unendo le forze il risultato è sempre (o quasi) un lavoro che tocca le corde dell’anima con particolare forza. Questo è quello che succede in Alabama Monroe – Una storia d’amore (improbabile versione italiana del più poetico The Broken Circle Breakdown), fortunata opera belga del 37enne e promettente regista Felix Van Groeningen, che ha fatto incetta di premi in Europa fimo ad arrivare a contendere alla nostra Grande Bellezza la statuetta per Miglior Film Straniero agli Academy Awards di quest’anno.

In questo film, adattamento cinematografico dell’opera teatrale autobiografica dello stesso, mostruoso protagonista Johan Heldenbergh, la musica è protagonista quanto la coppia di innamorati della storia: Didier, romantico musicista di un gruppo country innamorato del sogno americano, ed Elise (una splendida Veerle Baetens), artistica tatuatrice che usa il suo corpo per pitturare la sua storia, si innamorano e collaborano insieme nella stessa band di bluegrass (una delle ramificazioni fondamentali del genere di Johnny Cash), finché un giorno la donna rimane incinta di una bambina. Giunta al settimo anno di età la piccola però si ammala di un terribile male incurabile, e da quel tragico giorno il rapporto tra Didier ed Elise cambia inesorabilmente, ognuno a suo modo incapace di superare il lutto mentre la loro relazione si fa sempre più precaria. Se a uno sguardo prevenuto e superficiale Alabama Monroe potrebbe lasciar presagire il rischio di essere un drammone pieno di melassa, retorica e pietismo, fin dal primo fotogramma si capisce subito che quest’opera è tutt’altro: forte del fatto che sia una storia vera, e che il protagonista di questa storia coincida con il protagonista del film, il linguaggio della pellicola è asciutto, realistico, mai esagerato, pregnante del dolore immenso della malattia di una figlia. Una di quelle cose che la vita te la cambia, e che lascia più di un segno; malattia che si fa strada all’improvviso in una vita apparentemente pregna di gioia e soddisfazioni, e in un Belgio in cui tutto ciò viene visto con occhi diversi e distanti, tanto da sposare con serenità persino l’eutanasia. Un Belgio ‘country’ che Van Groeningen e il direttore della fotografia Ruben Impens hanno disegnato con colori caldi e ammalianti, dando vita ad un melodramma struggente ed incredibilmente umano, segnato dalla spaventosa bravura dei due incredibili protagonisti, capaci di trasmettere amore, passione, rabbia e dolore con un solo sguardo.

 “Cosa potrebbe valere la pena tatuarsi sul corpo che poi non si possa togliere?”

Vita, morte, dolore, maternità, paternità, colpa, perdono….tutto in Alabama Monroe è ben pesato per raccontare con uno sguardo realistico una storia d’amore travolgente e all’apparenza atipica, ma in realtà comune a ognuno di noi nel suo essere così drammaticamente quotidiana, nel suo doversi confrontare col sentimento più umano di tutti, il dolore.

«La storia tocca molte emozioni ed è narrata a più livelli». Ha spiegato il regista. «Parla dell’amore tra due persone che sono estremamente differenti, e di una perdita. Ovvero narra di come sia difficile per entrambi i nostri protagonisti accettare la malattia della figlia. Posso solo essere profondamente grato e felice che la straordinaria combinazione di questa storia così particolare, nonché il talento e la passione degli attori e di una squadra tecnica motivatissima abbiamo portato alla realizzazione di un film che tre anni fa avrei potuto solo sognare».

E quale strumento migliore per raccontare una storia così forte di un mezzo potente come la musica? Il country, o meglio il bluegrass, è parte integrante e fondamentale della storia, potentemente espresso dalle voci dei protagonisti Baetens e Heldenbergh: una chitarra acustica, il banjo, il mandolino, il violino e il contrabbasso. Cinque strumenti a corda per musicare i sentimenti di una coppia nell’arco di un decennio, dal primo folgorante incontro alla dolorosa evoluzione legata a un beffardo destino, attraversando momenti di gioia e confusione emotiva, di musica e passione, di speranza e frustrazione. «Il bluegrass è parte integrante del film, ne costituisce il filo che lega tutte le questioni chiave : la vita, la morte, la nascita, l’America, la maternità e la paternità, il trovare consolazione, la vita dopo la morte». Ha raccontato Van Groeningen. «Il bluegrass è ciò che unisce la coppia. Abbiamo provato a far sì che i brani musicali trovassero il loro posto nella scena in modo organizzato, cercando di dar loro l’impatto più drammatico possibile.Talvolta una canzone è puramente narrativa e aiuta a raccontare la storia oppure viene usata come un’ellissi. In altre situazioni invece, un certo brano viene scelto perché sostiene le emozioni».

“Il bluegrass è la musica country nella sua forma più pura. Un violino, un contrabbasso, un mandolino, una chitarra e un banjo: solo strumenti a corde: acustica pura”

Alabama Monroe è un film piccolo, ma dal significato molto grande, commovente ma a tratti persino divertente, coinvolgente, musicale e spiazzante. La sua grande forza, oltre che nei bravissimi attori, nell’ottima regia, nella perfetta realizzazione tecnica, è quella di riuscire a trattare con un tocco insospettabilmente leggero una storia fortemente drammatica (resa ancora più devastante sapendo che sono fatti reali accaduti al protagonista Johan Heldenbergh), senza perdere quel tocco di amarezza che  commuove, e riuscendo comunque a lasciare un simbolo di speranza: un film da vedere con il cuore in mano e il piede sempre pronto a battere il trascinante ritmo del bluegrass.

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