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Cinespresso | August 26, 2019

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In Nomine Satan

In Nomine Satan
Valeria Brucoli

Review Overview

Cast
5.5
Regia
6
Script
5.5

Rating

Emanuele Cerman torna a parlare delle Bestie di Satana in un lungometraggio minimale che si discosta a fatica da un prodotto televisivo mirato ad approfondire un evento di cronaca nera.

Anno: 2012 Durata: 96′ Distribuzione: Distribuzione Indipendente Genere: Thriller  Nazionalità: Italia Produzione: Timeline Regia: Emanuele Cerman Uscita:17 Aprile 2014

Il male mostra il suo vero volto in un luogo lontano dai riti satanici e dai simboli pagani dominando i meandri più oscuri della mente umana

Alla metà degli anni Novanta, Satana si è insidiato nelle campagne della provincia di Varese, serpeggiando tra le cascine abbandonate e la noia dei giovani del luogo. Fascinandoli con i piaceri del sesso estremo, dell’oblio della droga, e di miraggi di onnipotenza, li ha resi schiavi di un esercito votato alla morte. I riti satanici si consumavano in luoghi estremamente isolati, lontani dalla civiltà, talmente lontani che le urla dei corpi straziati durante i sacrifici umani, che le Bestie di Satana consumavano abitualmente, non riuscivano a raggiungere chi avrebbe potuto mettere fine a questa follia. La città, sorda alle necessità di questi giovani poco più che maggiorenni e ai loro reiterati segnali di aiuto, si è resa conto di ciò che stava accadendo nelle sue periferie troppo tardi, solo quando i presunti responsabili dei crimini delle “Bestie di Satana” hanno confessato alla polizia i dettagli più macabri degli omicidi e dove avevano sepolto i loro trofei martoriati.

Emanuele Cerman inizia il suo viaggio nella cronaca nera da questo istante, dal ritrovamento di due ragazzi in stato di shock e annebbiati da alcol e stupefacenti, che confessano candidamente l’omicidio di una loro amica e tolgono il velo su una setta satanica locale che uccide e istiga al suicidio i suoi adepti e i loro cari. La polizia inizia a battere le campagne, a esplorare i luoghi della morte e a interrogare i presunti assassini per costringerli a rivelare tutti i nomi delle persone coinvolte e scalare la gerarchia della setta fino a giungere al leader indiscusso del massacro. Questo vortice di interrogatori, video amatoriali brutali e rituali pagani al limite della realtà intacca fortemente le menti degli inquirenti, che superano la lucidità e confondono la realtà con incubi popolati da creature misteriose.

Mentre l’indagine finzionaria sull’orrore delle Bestie di Satana segue il percorso canonico del “crime”, limitandosi a ricostruire la vicenda partendo dagli interrogatori, dal materiale audiovisivo e dai numerosi flash back che ricostruiscono pedissequamente gli omicidi, senza tralasciare i dettagli più abietti, il film di Celan si sforza di raggiungere un livello successivo, coinvolgendo una dimensione onirica, che incarna la coscienza malvagia dell’uomo, la paura e il lato oscuro di cui neanche i rappresentanti della giustizia sono immuni.

Questo è il punto di forza di questa pellicola e l’elemento distintivo di un film minimale, creato in una manciata di giorni e con un budget ridottissimo, che altrimenti sarebbe stato più adatto ad una fruizione seriale televisiva piuttosto che cinematografica. Riproponendo un frammento di cronaca nera senza scavare a fondo nella vicenda e senza dare un volto al male che si cela dietro gli omicidi delle tanto chiacchierate Bestie di Satana, il film non riesce a riportare l’attenzione su uno dei momenti più oscuri della storia italiana, né a trascendere la cronaca spostando la vicenda in una dimensione ultraterrena, se non per le brevi sequenze oniriche in cui il male riesce davvero a possedere le coscienze, senza l’aiuto di massicce dosi di alcol e stupefacenti.

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