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Cinespresso | December 11, 2019

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Johnny Depp diventa virtuale in Transcendence

Johnny Depp diventa virtuale in Transcendence
Francesco Di Brigida

Review Overview

Cast
6
Regia
4.5
Script
4.5

Rating

Una regia responsabile di un cast di prim’ordine – Johnny Depp, Paul Bettany Cillian Murphy e Morgan Freeman – utilizzato come statuine di un presepe vivente. Sono l’uso della camera e il racconto per immagini a vacillare di più. Nulla d'incisivo.

Anno: 2014 Durata: 119’ Distribuzione: 01 Distribution Genere: Fantascienza Nazionalità: Usa, Gran Bretagna Produzione: Syncopy Films, Alcon Entertainment, DMG Entertainment, Straight Up Films Regia: Wally Pfister Uscita: 17 Aprile 2014

Esordio alla regia per il direttore della fotografia vincitore di un Oscar per Inception. Può l’intelligenza artificiale confondere i più nobili sentimenti umani?

Sono molte le domande che sceneggiatori e produttori si sono fatti prima di realizzare questo film per mano dell’esordiente di lusso Wally Pfister, direttore della fotografia di tutti i film di Christopher Nolan e plurinominato agli Oscar prima di vincerne uno con lo spettacolare Inception. Transcendence è un altro sci-fi ambientato in un epoca prossima alla nostra. Will Caster (Johnny Depp) è il geniale scienziato che con i suoi studi su nanotecnologie ed evoluzionistica sta preparando il mondo all’avvento di computer d’intelligenza superiore, autocoscienti e protesi all’esclusivo miglioramento della razza umana.

Fin qui siamo ancora nel più classico incipit della grande mente che vuole regalare progresso, ma che invece commette un errore. L’errore non c’è, o forse non fa in tempo a commetterlo (non lui, almeno) ma il nostro povero Will viene colpito a morte dalla rivoltella di uno squilibrato, così i suoi più stretti collaboratori, cioè la moglie Evelyn (Rebecca Hall) e il suo vecchio amico Max Waters (Paul Bettany), entrambi talentuosi colleghi di Will, metteranno in upload il suo sapere per trasferirne, in toto, la coscienza e il sapere in un computer.

“Mia moglie ambisce a cambiare il mondo. Io mi limito a cercare di comprenderlo”

La diatriba tra Bettany e la Hall è fondamentalmente tecnica per la riuscita del passaggio “dati”. C’è un po’ d’indecisione etica, ma l’ostacolo si supera facilmente se un uomo, al contempo grande amore di lei, grande scienziato e grande amico di lui può restare in vita, anzi replicarla, grazie alla fotocopia dei suoi ricordi e pensieri. L’esordio dietro la macchina da presa di un direttore della fotografia che ha sapientemente bagnato di luce e oscurità non solo i film di Nolan non è purtroppo dei migliori. Il plot poteva essere sviluppato in maniera affascinante, invece la sceneggiatura è quella di un melodramma high tech dove tutto è edulcorato: dalla fine del mondo connesso alle relazioni tra i personaggi, dalle scene d’azione con buona effettistica alla creazione dell’esercito di Caster.

Il trailer lascia speranzosamente immaginare, con il beneficio del dubbio, una storia alla Cronenberg, un intreccio non proprio tra circuiti e carne dai risvolti inquietanti ed estranianti del genere, ma magari tra sentimenti veri e emozionalità sintetiche in un panorama di precarietà dei sistemi sociali globali conosciuti. Così all’orizzonte compaiono pallide ombre di Her, Videodrome, del Tagliaerbe, di A.I. o ancora dell’Invasione degli ultracorpi e forse tante altre che rimangono fortunatamente chiuse nel subconscio. Ma sono tutte bolle di sapone che scoppiano su una regia responsabile di un cast di prim’ordine – oltre a Depp e Bettany ci sono Cillian Murphy e Morgan Freeman – utilizzato come statuine di un presepe vivente. Nulla d’incisivo nello spessore dei loro personaggi e nelle loro azioni, se non in alcune immagini da monitor del Depp/Caster con i sensori impiantati in testa.

“Internet pretendeva di rendere il mondo più piccolo. Ma in realtà sembra più piccolo adesso”

È una frase del monologo del divo cresciuto tra Kentucky e Florida alla presentazione che costerà un proiettile al suo character. Il peccato di questo film non risiede neanche troppo nella scrittura eccessivamente piana e senza picchi drammatici o sentimentali che possano davvero rapire un pubblico. In Transcendence sono il tratto estetico, con l’uso della camera e il racconto per immagini a vacillare di più, in questo senso. La prima regia di Pfister non è incisiva né visionaria come l’immobile protagonista di pixel, e pur promettendolo, non mantiene nulla di quello che la storia vorrebbe raggiungere. La qualità fotografica è buona, ma sarebbe stata migliore con Pfister agli obiettivi, idem  per la regia, ma con un altro regista. Una caduta ci può anche stare per un signor premio Oscar che tanto di grandioso ha già fatto per il cinema. Resta la speranza che il prossimo film, se ci sarà, sia solo migliore.

Altre foto da “Transcendence” sono sulla nostra pagina Facebook

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