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Cinespresso | December 9, 2019

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Al Brancaccio la “vera storia” di Papa Wojtyla: ecco il suo capolavoro

Al Brancaccio la “vera storia” di Papa Wojtyla: ecco il suo capolavoro
Antonella Palladino

Review Overview

Interpretazione
7.5
Regia
6.5
Drammaturgia
6

Rating

In occasione della Pasqua e della prossima canonizzazione di Karol Wojtyla, due ore per riascoltare la storia dell’uomo che al mondo ha gridato: “Aprite anzi spalancate le porte a Cristo!”.

Dopo la prima mondiale al Teatro Slowacki di Cracovia, sbarca nella capitale fino al 4 maggio il musical di Duccio Forzano dedicato a Papa Giovanni Paolo II

“Ci sono storie che meritano di essere raccontate perché narrano di uomini che cambiano per sempre le nostre vite, illuminano le nostre esistenze e danno un senso nuovo a tutto ciò che siamo. Questa è una di quelle”. Così si alza il sipario sull’Opera Musical “Karol Wojtyla – la vera storia” in scena al Teatro Brancaccio fino al 4 maggio. La rappresentazione è, infatti, la storia vera dell’uomo piuttosto che del Papa, il racconto in musica del giovane Lolek (come era soprannominato) prima che di Giovanni Paolo II, il ricordo insomma di un semplice polacco diventato uno dei pontefici più amati.

Quale modo migliore allora per mettere in scena quel capolavoro che è stata la sua vita se non attraverso la fusione di teatro e musica? Nel primo, Karol Wojtyla si è cimentato da universitario nella resistenza all’ odio verso il prossimo, nella seconda, si è dilettato anche con la toga bianca, in qualità sia di compositore (si pensi a “Jesus Christ you are my life”) che di fautore di concerti, ai quali più volte ha fatto parte una bravissima Noa. Ora l’usignolo israeliano gli rende giusto omaggio insieme al Solis String Quartet firmando la colonna sonora.

Ad essere cantato non è un Papa pubblico, le cui immagini sono scolpite in ognuno e sarebbero difficilmente rappresentabili nella dolcezza di quello sguardo, bensì un Karol privato, quello meno noto, su cui il titolo dello spettacolo ci avverte. Il risultato è un’opera corale che, talvolta indugiando troppo, si sofferma su numerose personalità a lui vicine, familiari, amici, ecclesiastici, rischiando anche attraverso i diversi attori che lo interpretano nello scorrere del tempo (Alessandro Bendinelli prima e Virgilio Brancaccio dopo), di perdere di vista il reale soggetto. La struttura policentrica mirando a farne un uomo tra tanti, descrive infatti le vicissitudini di una devota famiglia degli anni ’20 e le traversie di Cracovia tra le due guerre, allargandosi così a trattare la storia  con la “s” maiuscola , di cui però dal ’78 un polacco sarà indubbio protagonista. È proprio attraverso le vocalità impeccabili dei tanti personaggi che risultano veicolati i suoi grandi insegnamenti: di Emilia, la madre (Lisa Angelillo) è il motto “Non abbiate paura”, di Karol, il padre (Simone Pieroni) le parole “Mai abbassarsi all’ira dei potenti”, di Edmund, fratello maggiore e medico (Roberto Rossetti) il monito “Ascoltate il cuore”. Ed è quest’ultimo attore a spiccare nel cast, interpretando con una mimetica eccellente ben quattro ruoli.

Due piani diegetici tengono le fila: la sua giovinezza a Wadowice, città natale, e l’attesa ansiosa sulle sue sorti all’indomani dell’attentato del 1981 vissuta da un giovane sacerdote (Matteo Macchioni). Con la regia palesemente televisiva di Duccio Forzano, che modernamente osa con ologrammi e simil 3D, la durata è di ben 120 minuti. Gli effetti speciali cozzano parzialmente con gli apprezzati costumi, curati da Maria Sabato: dai militareschi cappotti lunghi, fino ai tanti abiti, fedeli ad ogni decennio, di talentuosi quanto giovani ballerini.

I piani narrativi arrivano a toccarsi nell’anno 1978, al suo secondo “Habemus Papam”. Allora il teatro spegne le sue macchinazioni e a riempire resta la voce indimenticata di Giovanni Paolo II e il suo “Se sbaglio… mi corriggerete”.

Era la prima nazionale e il teatro di via Merulana sembrava preso d’assalto. Una folla di suorine emozionate, tanti giovani, volti noti dello spettacolo, monsignori e famiglie era agitatamente in fila ancora una volta per Wojtila. Scene che a tratti facevano tornate alla mente il tributo del mondo alla sua tomba nel ventoso aprile 2005, e si ripeteranno gioiose il prossimo 27 per l’attesa santificazione.

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