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Cinespresso | October 22, 2018

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Primavera, voglia di novità. Ma non in libreria

Primavera, voglia di novità. Ma non in libreria
Angelina Di Fronzo

Non è un momento di grandi rivoluzioni, in libreria. O meglio: non è un momento di rivoluzioni per i lettori italiani, che a parte per qualche eccezione interessante (“Premiata ditta sorelle Ficcadenti” di Andrea Vitali (Rizzoli p.447) confermano l’apprezzamento per i titoli già visti in cima alle classifiche di vendita da diverse settimane. “Gli sdraiati” di Michele Serra (Feltrinelli, p.108) ad esempio, che si rivela come uno dei libri che più hanno incontrato il favore del pubblico e, forse, hanno aperto una riflessione generazionale sulla  paternità. Nessuna sorpresa poi per la tenuta di Michael Connelly (“Il quinto testimone”, Piemme, p.  485) di Stephen King  o di Clara Sanchez. Stesso discorso per la saggistica, dove dominano Giampaolo Pansa e la sua versione della Resistenza (“Bella  Ciao”, Rizzoli, p.190) e Alan Friedman.

Quel che colpisce, però, è che l’affermazione di molti libri venga dal traino di altri media: è il caso, ad esempio, di “Braccialetti rossi” di Albert Espinosa (Salani, p. 172) da cui è stata tratta la popolare fiction, che racconta di come la scoperta del cancro abbia significato per l’autore la spinta a guadagnare più vita, a intensificare e dilatare il tempo concesso. Sembra, in generale, che le vicende incentrate sui percorsi interiori abbiano una forte presa, come dimostra il rinnovato successo del romanzo di Chiara Gamberale “Per dieci minuti” (Feltrinelli, p.187) in realtà pubblicato già da diversi mesi, ma risalito in classifica grazie anche, forse, alla trasmissione omonima  che LaEffe sta mandando in onda e all’annesso social game.

Non è solo la televisione ad aiutare l’editoria. Il cinema come sempre fa la sua parte consistente. L’eco dell’Oscar certamente è un vento favorevole per il memoir  di Solomon Northup “12 anni schiavo” (Newton Compton, p.278) autobiografia potente e toccante pubblicata per la prima volta nel 1853 e  magistralmente portata sul grande schermo da Steve McQueen.

Chissà se sarà tratto un film anche dal nuovo romanzo (“Perdonami, Leonard Peacock”, Salani, p.269) di Matthew Quick,  già autore dell’irresistibile “Il lato positivo”. Anche questa sembra essere  una storia di fragilità e passione, di solitudine e possibilità. raccontata con la leggerezza e la sensibilità che sono la cifra dello scrittore.

E sospettiamo che sarà una conferma, nella qualità della scrittura e della storia, il nuovo romanzo di Cristina Comencini “Voi non la conoscete” (Feltrinelli, p.80). Attraverso il racconto di sé in terza persona che la protagonista, Nadia, avvia, si snoda il tentativo di ritrovarsi e di conoscersi finalmente, anche se in condizioni estreme (Nadia comincia l’analisi con uno psicologo dopo esser stata arrestata per una rapina). Raccontandosi “dall’esterno”, Nadia apre una strada alla conoscenza di sé non più sotto la lente dei ruoli (figlia, madre, moglie) in cui è stata o si è incasellata lungo tutta una vita. Insomma, se non possiamo essere lettori rivoluzionari, siamo almeno dei buoni conoscitori di noi stessi.

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