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Cinespresso | October 16, 2019

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Dany Boon colpisce ancora: Supercondriaco

Dany Boon colpisce ancora: Supercondriaco
Francesco Di Brigida

Review Overview

Cast
7
Regia
7
Script
6.5

Rating

Supercondriaco è uno spassoso intrico d’iperboli macchiettistiche con un cast ben assortito che prende in giro le manie dei malati immaginari del nostro millennio.

Anno: 2014 Durata: 107’ Distribuzione: Eagle Pictures Genere: Commedia Paese: Francia, Belgio Produzione: Pathé Films, Les Productions du Ch’Timi, TF1 Films Regia: Dany Boon Uscita: 13 Marzo 2014

Il comico francese torna alla carica con una nuova commedia sull’ipocondria e lo scambio di persona

Insieme sono stati i protagonisti dell’esplosiva commedia transalpina poi ripresa da Luca Miniero in versione meridionale. Giù al Nord, campione d’incassi in Francia, vedeva al centro di un vortice di gag Dany Boon e Kad Merad. Il comico e l’attore brillante in Supercondriaco sono invece malato, o presunto tale, e medico. Lo psicanalista Dimitri Zvenka, interpretato da Merad, è perseguitato dal paziente più ipocondriaco che si possa immaginare, il fotografo Romain Flaubert. Un Boon iperdinoccolato, dalle espressioni più gommose e clownesche che mai.

Spinti allo stremo di una lunga amicizia da un legame contorto quanto spassoso, tra lo studio di Dimitri, il pronto soccorso e le fobie pazzesche di Romain, i due saranno coinvolti nello scambio di persona tra quest’ultimo e Anton Miroslav (Jean-Yves Berteloot), eroe della rivoluzione nel Cerkistan – nazione balcanica fittizia nel pieno di una guerra civile. La protagonista femminile è la brava Alice Pol, nelle vesti di Anna, sorella di Dimitri e appassionatasi alla rivoluzione nel Paese dal quale hanno lontane origini.

– Come fai a definirti di sinistra?

– Sono un socialista non praticante

Gli scontri tra fratello e sorella, ma anche tra Dimitri e la moglie Norah (Judith El Zein) sono discreti momenti di commedia brillante in botte e risposte acute e di buon ritmo. Ma è Boon ad acciuffare il tutto facendone una farsa di slapstick e divertenti situazioni di estremi, sospesa tra la mania di curarsi su Google, l’eccesso di cure di sé stessi e, in fin dei conti, la solitudine da vita moderna. Il regista gestisce la macchina da presa in maniera perfettamente drammatica per creare il giusto pathos, aiutato anche da commenti musicali ad hoc, e poi colpisce come uno spillo su un palloncino.

La commedia si muove agevolmente su picchi di dramma e comicità che la rendono satira mordace che saltella a lunghi balzi sulla realtà. Proprio lo scollamento eccessivo è la forza e nello stesso tempo la debolezza di Boon. Da una parte c’è una testarda ferocia comica che ha del fantozziano, dall’altra c’è una narrazione irreale che non è neanche favola come La vita è bella – perché asciutta di poetica – che in alcune scene di scuri “avvistamenti” cerkistani sembra quasi citare. A tratti, per il tema sull’incontro con una grigia Europa dell’Est in salsa di gag multicolor d’occidente fa pensare addirittura agli scambi di Occhio alla Perestroijka di Castellano e Pipolo.

Forse tra qualche anno ne vedremo un allegro remake, magari con Fabio De Luigi ipocondriaco al posto del comico francese, chissà. Ma non precorriamo le tappe. Supercercondriaque è uno spassoso intrico d’iperboli macchiettistiche con un cast ben assortito che prende in giro le manie dei malati immaginari del nostro millennio. Il primo dei quali è forse proprio il regista reo confesso: «Devo ammettere di essere molto angosciato dalle malattie, come tanti altri artisti d’altronde. Mi basta percepire il minimo sintomo che mi convinco di essere gravissimo, o addirittura in stato terminale. Se ho la febbre a 38° e 5 mi sento praticamente in punto di morte! Per questo motivo sento spesso il mio medico di base. Si chiama Roland e lo vediamo spesso nel film. Ormai dopo vent’anni è diventato un amico. Conosco a memoria il numero di telefono del suo studio. Ho anche quello di casa, perché so che tiene il telefono sul comodino anche di notte! Deve aver rimpianto parecchio di avermelo dato».

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