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Cinespresso | December 9, 2019

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Che rumore fa la politica? Il viaggio in musica di Max Paiella

Che rumore fa la politica? Il viaggio in musica di Max Paiella
Antonella Palladino

Review Overview

Interpretazione
7
Regia
6
Drammaturgia
6

Rating

Per la prima volta al teatro di Ostiense, il musicista e comico di Radio2 vi approda con la sua zattera di parole e musica, per una riflessione ironica sulla realtà politica del nostro Paese

Si intitola “Indagine di un musicista al di sopra di ogni sospetto” il one man show di Max Paiella fino al 16 marzo al Vittoria

Come “suona” l’Italia? È questa la domanda cui in 90 minuti di divertimento assicurato, l’istrionico Max Paiella cercherà di rispondere al Teatro Vittoria, in scena fino al 16 marzo per la regia di Francesco Brandi.

Sul palco ci si imbatte anzitutto in un musicista (già voce e chitarra nei “Blues Willies”), speaker radiofonico (da anni nella troupe del “Ruggito del coniglio” di RaiRadio2) e grande appassionato di musica che in ogni cosa ne percepisce la presenza. Da una bella giornata di sole al comizio di un segretario di partito, per lui, tutto è suono. Ma come avviene una tale fruizione? Chi ascolta si ferma semplicemente alla melodia o afferra accuratamente il testo? In sostanza il cabarettista romano si interroga se in generale ci si lascia abbindolare dalla musicalità senza prestare troppa attenzione ai contenuti. Ecco allora che lo spettacolo si apre satiricamente dal piano della musica a quello della politica in un discorso che, a ben guardare, può valere per il secondo più che per il primo, ammettendo come le distinzioni parole-note, significato-significante, messaggio-mezzo in esso appaiono piuttosto annullate.

Come un moderno Ulisse che vive l’incubo della zattera, Max Paiella portando a bordo un indiscutibile talento vocale e di imitatore, intraprende questo viaggio senza rotta o meta nella storia della musica e della politica italiana, appeso a un che di leggerezza. «Un’ orrida caponata -l’ha infatti definita- fatta di brandelli di canzonette».

Tra imitazioni riuscitissime e altre meno felici, l’effetto è però quello di voler legare necessariamente i suoi personaggi più noti, tutti simpaticissimi da Vinicius du Marones a Demetrios Parakulis, con un filo talvolta difficile da seguire, troppo spesso interrotto, ma che puntualmente si spezza in una risata di gusto. In questa dimensione tra mito e realtà soltanto alla fine si scopriranno i reali corrispondenti dei protagonisti, dai Proci alle sirene.

Strizzando l’occhio a un classico di Gian Maria Volonté “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (che in tema dei recenti Oscar si aggiudicò nel ’71 la statuetta come Miglior film straniero), attraverso il titolo, il one man show passa da una pellicola sul poliziotto-assassino a uno spettacolo teatrale sul politico-cantastorie.

Eppure rimane la musica l’obiettivo principale, forse un tantino condizionata dal giudizio e gusto personale. E di questa dominanza ne dà conferma l’ onnipresenza del trio jazz “The rabbits” posizionato in una bella scenografia sospesa, e il finale, quando attraverso i Queen Paiella esibisce il suo amore per la radio insieme al piacere vero di cantare.

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