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Cinespresso | November 19, 2019

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Fazio-Littizzetto bis: la bellezza di un Sanremo ‘Controvento’

Fazio-Littizzetto bis: la bellezza di un Sanremo ‘Controvento’
Antonella Palladino

Calato il sipario sull’Ariston si tirano le somme sul Festival che ha incoronato Arisa

Al 64° Festival della canzone italiana hanno trionfato Arisa con “Controvento” e nella sezione Nuove Proposte Rocco Hunt in “Nu juorno buono”, allora il tema della bellezza come necessità da restaurare promesso dal padrone di casa Fabio Fazio, nella ballata dell’amore delicato e nel rap acceso sulla terra dei fuochi trova coerente vittoria.

Rosalba Pippa in arte Arisa e Rocco Pagliarulo detto Hunt sono due ragazzi del Sud che ce l’hanno fatta, con i brani in gara hanno toccato il cuore degli italiani raccontando il sentimento e la rabbia nel comun denominatore della speranza. La loro è la bellezza del talento e del riscatto. Lei partita dal potentino con una valigia di sogni e goffamente approdata all’Ariston nel 2009, dietro i grandi occhiali scuri celava da sempre un grande talento vocale; lui di Salerno classe ’94 ha già tante cose da raccontare avendo insegnato per un anno il rap in un carcere minorile.

Anche l’indissolubile coppia Fazio-Littizzetto ne è uscita vincitrice nonostante le esagerate polemiche legate al 39,32% di share (minato dagli appuntamenti calcistici, dall’errato confronto con le edizioni precedenti in un televisione che cambia, e forse da qualche snobismo di troppo), in un mix di raffinatezza e divertimento per un festival decisamente di qualità, senza troppe sorprese. I due si compensano: l’uno pacato e determinato, l’altra vulcanica ed esilarante, talvolta si scambiano i ruoli, e allora il conduttore di “Che tempo che fa” imita Stanlio e la Lucianina nazionale ci parla della bellezza della diversità.

La formula già testata lo scorso anno di una doppia canzone per i big, risulta nuovamente apprezzata anteponendo i progetti musicali alla competizione. È un criterio che, soppresse le eliminazioni, consente la compresenza sul palco più temuto dagli artisti, di un’affermata Antonella Ruggiero con i meno noti Perturbazione e l’ex del talent Giusy Ferreri, mantenendo comunque viva la gara attraverso classifiche provvisorie complete. Essa si fa inoltre cartina al tornasole di quanto il gusto del pubblico stia cambiando, motivo per cui delle proposte di Ron è stata scelta la fischiettata “Sing in the rain” piuttosto che la sanremese “Un abbraccio unico”. Una maggiore attenzione poi è stata rivolta agli otto Giovani, che si sono esibiti in un orario meno marginale e tutti una seconda volta nel corso dell’ultima serata, un meccanismo che può premiare tant’è che sul podio quest’anno si sono ritrovate tre ex nuove proposte: oltre ad Arisa conosciuta con “Sincerità”, al secondo posto la raffinatezza al piano di Raphael Gualazzi apprezzata nel 2011 e medaglia di bronzo al teatro-canzone di Renzo Rubino notato nella passata edizione.

Da venerdì come da tradizione una pioggia di riconoscimenti è caduta sull’Ariston: il premio della critica “Mia Martini” è stato assegnato alla canzone “Invisibili” di Cristano De André (eletta anche miglior testo da una giuria di qualità presieduta da Paolo Virzì), mentre il trofeo sala stampa intitolato a Lucio Dalla va a “L’unica” dei Perturbazione. La graffiante “Senza di te” di Zibba si è aggiudicata i medesimi premi tra i Giovani. Miglior arrangiamento, infine, a Renzo Rubino per l’emozionante “Per sempre e poi basta” che strizza l’occhio al maestro Bindi. Volendo aggiungere un po’ della simpatia della Littizzetto, “Premio frangia” a Noemi, che forte dell’esperienza londinese sarà di sicuro protagonista di un grande successo radiofonico.

Ma non c’è Sanremo senza polemica: la protesta dei lavoratori dalla balconata in apertura, l’esclusione dal concorso di Roberto Sinigallia con la bellissima “Prima di andare via” perché eseguita pubblicamente nell’estate 2013, e il quarto posto di Renga che ‘la sua bellezza’ forse già l’aveva cantata.

Eppure in cinque puntate qualcosa è mancato: una certa ufficialità alla Baudo nelle presentazioni o proclamazioni, gli abiti da capogiro, gli inarrivabili superospiti (inizialmente si vociferava di Paul McCartney) in interviste da salotto e duetti, e le ampie panoramiche dell’orchestra, suddivisa e arrampicata nella scenografia di Emanuela Trixie Zitkowsky che voleva ricordare un palazzo del 1700 ma somigliava più a quella contestata del ‘91. La scelta comunque va reinserita nell’altro filo conduttore della kermesse: i 60 anni di televisione italiana. Per questo si è preferito omaggiare la Carrà e Arbore, Ligabue e Baglioni che, per quanto criticati, hanno toccato i punti d’ascolto più alti insieme a Crozza nella sua rivincita sui fischi del 2013. Ai grandi nomi stranieri del pop si sono sostituiti emozionanti e ricercati momenti musicali da Damien Rice a Cat Stevens fino all’entusiasmante flash mob di “Shai Fishman and the A Cappella All Stars”. Piccoli grandi ospiti erano, infatti, spalmati tra le varie serate anche tra i presenters: dalla più giovane direttrice di un museo italiano a Luca Parmitano per cinque mesi in missione nello spazio. Perché “viaggiando controvento” il Festival di Sanremo si è confermato ancora una volta nella sua ‘grande bellezza’.

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