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Cinespresso | December 14, 2019

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La ‘Bella’ fiaba di Christofhe Gans?

La ‘Bella’ fiaba di Christofhe Gans?
Antonella Palladino

Review Overview

Cast
7
Regia
6
Script
5

Rating

La celebre fiaba francese diventa un film moderno con Vincent Cassel e Lèa Seydoux diretti da Christofhe Gans.

Anno: 2013 Durata: 110′ Distribuzione: Notorious Pictures Genere: Fantasy Nazionalità: Francia, Germania Produzione: Pathé, Eskwad, Studio Babelsberg Regia: Christophe Gans uscita: 27 Febbraio 2014

Arriva nelle sale “La bella e la bestia”, la nuova rivisitazione di una fiaba classica dopo il successo di “Cappuccetto rosso sangue” e “Biancaneve e il cacciatore

Per una delle fiabe più belle di sempre “La bella e la bestia”, Christophe Gans si è infilato nelle porte lasciate aperte da Jean Cocteau in uno dei suoi film francesi preferiti, per un adattamento del tutto inaspettato. Reduce da una tiepida accoglienza al recentissimo Festival di Berlino, il film uscirà nelle sale italiane il 27 febbraio a raccontare la storia di un amore che salva dall’incantesimo del pregiudizio.

In una versione modernizzata in cui si palesa una dimensione corale e molteplici sono le sostituzioni sia di oggetti magici che di personaggi, il regista già firma di “Silent Hill”, si propone di rimanere più fedele alle edizioni originarie di metà Settecento, modificando però uno degli elementi fondanti su cui nella memoria collettiva si poggiava la morale e sui cui tutto il film pare oscillare. Spiazzante, infatti, è che la bestia risulti tale su vendetta del Padre dei cieli per l’uccisione inconsapevole di un ambito cervo, animale che in punto di morte si scopre essere la sua sposa. Il discorso di conseguenza si sposta dal piano di un aspetto fisico poco gradevole capace di far innamorare, a quello di una figura assai piacevole capace di ingannare. Belle, inoltre, è già a conoscenza tramite sogni che sotto la bestia che la tiene prigioniera vi è un principe, e la loro relazione perde di centralità in quanto lui ha già conosciuto l’amore. Eppure i passaggi frequenti dalla dimensione presente a quella onirica del passato, che avvengono tramite specchi d’acqua, risultano acuti.

Apprezzatissimo e ben assortito il cast, con Vincent Cassel nei panni della bestia, Lèa Seydoux in una dolcissima Belle e André Dussolier come padre, un mercante caduto in rovina. Il primo aveva già lavorato con la coppia Gans-Grandpierre in “Il patto dei lupi” quattordici anni fa, lei che con “La vita di Adele” si è aggiudicata la Palma d’Oro 2013 si è rivelata perfetta alla produzione tramite una pubblicità, l’ultimo semplicemente un grande maestro del teatro .

Il giudizio complessivo si ammorbidisce alla luce del difficile lavoro di interpretazione fatto senza appiglio scenografico definito, in un universo per metà costruito e metà virtuale. Il dominio del digitale però non riesce a giustificare la maschera dell’eroe, molto inverosimile e che non arriva alla ricercata combinazione di horror e seduzione; la fase dell’innamoramento poi è ben poco indagata. I personaggi si destreggiano nella natura nemica e cupa ideata da Thierry Flamand, con indosso abiti e gioielli spettacolari di Pierre-Yves Gayraud, volontariamente ispirati a Primo Impero e Rinascimento.

In 110 minuti si consuma così un amore che non riesce a toccare l’emozione come avrebbe dovuto, forse non sorretta a sufficienza dalle musiche, firmate Pierre Adenot.

È questa una fiaba che ne raccoglie in sé altre attraverso più elementi canonici: dalle sorelle invidiose di Cenerentola al desiderio di non crescere di Peter Pan per condurci ad un finale che provoca l’effetto contrario di Alice nel paese delle meraviglie. Se la storia raccontata non vive solo tra le pagine di un vecchio libro ma risulta accaduta, essa è due volte poco credibile. O forse quella mancata componente fantasiosa della personalità di Belle si concentra tutta qui?

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