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Cinespresso | November 19, 2019

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Sotto una buona stella. Tutto il cast minuto per minuto

Sotto una buona stella. Tutto il cast minuto per minuto
Francesco Di Brigida

Carlo Verdone insieme al suo cast e al produttore Aurelio De Lurentiis incontra la stampa: per una mattinata di cinema, sorrisi dolci-amari, racconti poetici tutti da ridere, riflessioni sull’oggi, e riferimenti all’immancabile calcio

Si svolge in una mattina d’inizio settimana la presentazione ufficiale di Sotto una buona stella, di nascosto da un pallido disco solare sbucato durante una tregua concessa dal cielo romano. Cinema Savoy popolato di giornalisti raccolto intorno a Carlo Verdone, e al cast del film in uscita due giorni dopo. Immediato photocall degli attori all’arrivo davanti alle locandine, e via, verso le sedioline blu da regista allineate sul palchetto della sala, a rispondere al plotone di curiosità professionali.

All’appello sono presenti Aurelio De Laurentiis insieme al figlio e socio Luigi, gli attori Eleonora Sergio, Lorenzo Richelmy e Tea Falco, e poi i due mattatori del film da poco proiettato, Verdone e una vagamente intimidita Paola Cortellesi. Gli applausi ci sono, ma quelli dei critici, si sa, sono sempre un po’ avari. Sulla prima domanda risponde Verdone. Per il regista la lavorazione è stata difficoltosa nella fase d’ideazione, come quella di un’altra commedia, sulla quale spiega serafico: «Poi nella sceneggiatura è stato abbastanza fluido. Ma per trovare l’idea abbiamo lavorato molto. Mi ha ricordato un po’ Borotalco, dove per il soggetto impiegammo la bellezza di 12 mesi. Qua non è stato proprio così, ma inizialmente non riuscivamo a metterci d’accordo. Poi stremati, Pasquale Plastino» sceneggiatore di Verdone nei suoi ultimi lavori «si è ricordato di un appunto scritto addirittura prima di Posti in piedi in Paradiso». Ed è partito tutto da qui, soprattutto l’accordo dell’esigente De Laurentiis. «Perché iniziare un film con un produttore che ti dice: “Se lo vuoi fa’, fallo. Io non lo faccio” significa già partire con uno stato depressivo terribile. Invece con questo mi ha detto: “Mi piace”. Deo gratias! L’appuntino preso tanti anni fa è servito».

Quest’ultima commedia sfoggia una teatralità non comune nei lavori del regista romano, molto spesso ambientati in case vere, o in location “naturali”. Qui invece gli interni sono stati riprodotti negli studios. Nelle parole del protagonista: «Si svolge quasi tutto in due ambienti. Abbiamo girato a Cinecittà. La nostra troupe ha portato un po’ di lavoro, un po’ di gente, e per questo vanno ringraziati Aurelio e Luigi De Laurentiis. Spero che altri possano seguire il mio esempio perché vale davvero la pena di utilizzare le bravissime maestranze».

Sotto una buona stella parte da una situazione di dramma vissuto dal protagonista per poi ramificarsi in una nuova convivenza con i figli, e una donna che vuole riscattarsi. Temi come la ricerca di affetto, l’affidarsi a qualcuno, la solidarietà, «o l’essere abbracciati. Quindi siamo partiti da questa famiglia dissestata, dalla morte di mia moglie nel film, dalla convivenza con questi figli dei quali mi sono sempre disinteressato. Nella prima parte ne esce fuori uno scontro generazionale. Poi la commedia si apre con l’arrivo di Paola».

Sulla prima volta di Paola Cortellesi in un film di Verdone l’attrice è sorridente: «La verità? È come se ci conoscessimo da sempre. È vero. C’erano una tale familiarità e conoscenza sul lavoro da rendere tutto così facile. E l’altra sorpresa è che è stato molto rigoroso, pur trovando tra tutti gli impegni del set, il tempo di giocare. Lo consiglio a tutti». Mentre Verdone, su una domanda intorno alla centralità dell’attrice: «Noi l’abbiamo scritto pensando proprio che Paola dovesse essere il baricentro del film. Entra a 18 minuti dall’inizio, il produttore ne era molto preoccupato perché diceva “entra troppo tardi”. Però io vi devo raccontare prima tutte le mie disavventure lavorative e il mio rapporto difficile con i figli».

E poi arriva per De Laurentiis una domanda sulla competizione con The Monuments Men, il film di Clooney in uscita il 13 febbraio: lo stesso giorno di Sotto una buona stella. «C’è spazio per tutti. C’è una perdita di spettatori a livello occidentale al di fuori dell’Italia, che è al più 6%. Credo che questo sia dovuto anche dalla presenza di commedia», approfondendo anche il concetto di dramma come humus per la commedia e il racconto di una storia in chiave divertente.

La sterzata la offre Richelmy, che con l’intervento sui giovani e il lavoro si pone dubbi leciti di un ventenne sulla possibilità di acquisto di una casa, sulla stabilità del lavoro, e sul tipo di vita che l’Italia propone rispetto ad altri Paesi più organizzati. «C’avete levato tutto. La depressione e la malinconia che il mio personaggio si porta dietro sono quelle che vedo nei miei compagni di università. Non c’è più niente da prendere. La situazione è non poco tragica». Mentre con Tea Falco, il regista romano, con un tono che si fa un po’ sognante va a marcare sui tempi e il viso dell’attrice: «Tea ha un primo piano tutto particolare, e poi ha dei tempi tutti suoi. Certe volte non perfettamente a tono. Però è qua la sua originalità. È fuori dagli schemi, ed è molto interessante per il suo personaggio».

Ed è nel momento del racconto di una poesia a Castel Porziano che Verdone salta in piedi: «A un certo punto si presentò Evtušenko. Così tutti a registrarlo con registratori arcaici, come il Geloso. E a un certo punto una gli disse: “Evtušenko, ar volo! ‘Na poesia su Ostia! So’ de Ostia!” E lui fu un grande perché disse: “Ostia, onde di preservativi”. “Bravoo! Bravo! L’essenza è quella”. È una scena che non dimenticherò mai». Ghiaccio rotto, e sala piegata in una grande risata.

Dopo la risata non manca neanche la provocazione per la partita di Coppa Italia, Napoli – Roma. E sull’ipotesi di un giornalista sul vederla insieme a De Laurentiis: «No, no. Per carità! Ti pare che io esulto mentre quello s’arrabbia, o viceversa? Per carità, vederlo arrabbiato è una cosa tremenda!».

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