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Cinespresso | December 9, 2019

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Luca Carboni, “un fisico bestiale” all’Auditorium

Luca Carboni, “un fisico bestiale” all’Auditorium
Antonella Palladino

Seconda tappa del ‘Fisico & Politico Tour’ per il cantautore bolognese che al Parco della Musica ha festeggiato i suoi trent’anni di carriera duettando a sorpresa con Biagio Antonacci e Alberto Bertoli

Per la prima volta sul palco di Santa Cecilia all’Auditorium, Luca Carboni vi è salito sulle note di “La mia città”, perché oltre Bologna anche Roma è un po’ la sua città, quella che trent’anni fa gli ha aperto le porte di una casa discografica facendogli vivere un sogno chiamato musica. Emozionato e riconoscente, nel volto spesso nascosto dietro le mani, il cantautore di “Silvia lo sai” mercoledì 5 febbraio ha fatto tappa nella capitale per il “Fisico & Politico Tour”.

Alternando con disinvoltura il piano a mezza coda alla chitarra acustica, Carboni si conferma in quel cantare tutto suo tra il sincopato e il malinconico, evidentemente emiliano, mentre sullo sfondo in un oblò scorrono nomi, testi e immagini come lampi di vita.

«Ho preso un treno questa mattina dalla Puglia – racconta senza troppe domande una fan – e sono arrivata ad appena dieci minuti dal concerto. È da ventisette anni che lo seguo e una volta ho avuto anche la fortuna di parlargli nel backstage». Lei che da quel disco del 1987, semplicemente “Luca Carboni”, non si è più staccata, lei come tanti di una platea composita, ma che a tratti gli gridava il suo affetto, alla fine tutta in piedi per stringersi intorno al proprio beniamino al ritmo più deciso di “Fragole buone buone” e “Ci vuole un fisico bestiale”.

Dopo l’ultimo album di riuscitissimi duetti e il concerto-evento dello scorso 20 dicembre al Paladozza di Bologna, in cui i più grandi nomi della musica italiana da Franco Battiato a Elisa gli hanno reso omaggio, da giorni nelle interviste si cercava di estorcere al cantautore se accanto alla band composta da Antonello Giorgi, Ignazio Orlando, Mauro Patellie, Vince Pastano e Fulvio Ferrari ci fossero altri artisti. Jovanotti che in quei giorni si trovava a Roma per un’iniziativa culturale, e Fabri Fibra il grande assente di Bologna, apparivano i papabili. Ma la sorpresa è stata doppia e separati solo dalla pausa, nella struttura di Renzo Piano si sono avvicendati prima Alberto Bertoli, figlio del compianto Pierangelo, nella rivisitazione di “Eppure soffia”, poi un travolgente Biagio Antonacci con “Primavera”, sciolto in un lungo abbraccio finale.

La scaletta che puntando sugli esordi ha comunque toccato i punti più alti della sua carriera, da “Mi ami davvero” quasi rotta dall’emozione fino al divertente “Occhiali”, sembra però aver trascurato una fetta altrettanto importante di questi trent’anni, quella che va dal 2006 al 2011 e che annovera pezzi di tutto rispetto come “Settembre” o “Malinconia”. Forse Luca ha voluto lasciare spazio ad altra poesia, quella dell’autore Dalla, dell’amico Lucio che in “Piazza grande” oltre a parlare dell’amata città natale, ha cantato a modo suo quello stesso bisogno d’affetto.

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