Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Cinespresso | October 16, 2019

Scroll to top

Top

No Comments

RoboCop, l’uomo e la macchina celati da un distintivo

RoboCop, l’uomo e la macchina celati da un distintivo
Ireneo Alessi

Review Overview

Cast
7
Regia
5.5
Script
5

Rating

Questo José Padilha è assai lontano dalla frenesia che lo aveva contraddistinto nei due Tropa de Elite. Non basta rimescolare le carte dell’originale del 1987. Smarrita la sua verve, il film si spegne e nulla possono le sequenze più action. Occorre molta responsabilità per rispolverare un giocattolo degli anni Ottanta.

Anno: 2014 Durata: 121’ Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia Genere: Azione, Fantascienza Nazionalità: Usa Produzione: Columbia Pictures, Metro-Goldwyn-Mayer, Strike Entertainment Regia: José Padilha Uscita: 6 Febbraio 2014

Torna il ‘verbo’ di RoboCop. Per il poliziotto tutto d’un pezzo, diretto da José Padilha e basato sull’omonimo cult degli anni ’80, è il momento di sfoggiare una nuova veste “all black”

In un ipotetico quanto virtuale studio televisivo siamo incalzati dalle immagini e dalla dialettica di Pat Novak, alias Samuel L. Jackson, un infervorato opinionista politico sostenitore della crociata sui droni in nome dell’agognata sicurezza del popolo americano. Quasi un novello ‘Zio Sam’ (con tanto di chioma brizzolata), a favore del dibattito sull’utilizzo delle macchine in tutto il territorio ‘a stelle e strisce’. Lo scenario si allarga per finire catapultati “nell’assolata Teheran” dove un assaggio di ‘sicurezza’ diviene ben presto un saggio sui pregi e i difetti di tale egemonia in campo militare.

Siamo nel 2028. Mentre la società americana s’interroga sugli sviluppi etici delle macchine, nella violenta Detroit ormai devastata dal crimine, la Omnicorp, società leader nel campo della tecnologia robotica, è a caccia di nuovi profitti. L’obiettivo: realizzare il prototipo del poliziotto perfetto, un cyborg capace di aggirare i limiti (e le leggi) grazie all’utilizzo di una peculiarità umana: la coscienza.

L’occasione d’oro per costruire l’ormai noto poliziotto hi-tech arriva quando Alex Murphy, marito e padre premuroso che si adopera in tutti modi per combattere la dilagante ondata criminale, viene ferito gravemente. Trasferito in oriente, nemmeno Robocop, infatti, può sottrarsi al dominio del ‘made in China’, per l’eroe a prova di proiettile arriverà, dopo un lungo ballo in laboratorio al ritmo di “Fly Me To The Moon”, il momento di confrontarsi con la criminalità, la dilagante robofobia, le aspettative dei propri cari nonché gli artefici della sua ‘morte’ e risurrezione cibernetica.

“Supereremo anche questa, amore”

Nei panni dell’agente più famoso d’America troviamo la star svedese Joel Kinnaman (Safe House, Millennium – Uomini che odiano le donne), fiancheggiato da un cast di tutto rispetto: Gary Oldman e Michael Keaton, sono le due facce della medaglia della OmniCorp, Abbie Cornish (Limitless, Sucker Punch) ricopre il ruolo della moglie di Alex, mentre il collega Jack è interpretato da Michael K. Williams arrivato direttamente da 12 Anni Schiavo, oltre al succitato Samuel L. Jackson.

Per il remake degli anni Ottanta, distribuito in 350 copie da Warner Bros. Pictures Italia, non basta rimescolare le carte dell’originale spingendo l’acceleratore sulle più che attuali questioni legate all’automatizzazione del nostro pianeta. E nulla possono le sequenze più action contro i tanti, troppi vuoti, pit-stop in dialisi e aggiornamenti di software. Il film non carbura. Il ritmo della narrazione viene meno così come il gusto della pellicola.

“Sei del colore giusto adesso”

L’intuizione migliore è proprio la scelta della versione “tattica” di colore nero, frutto della collaborazione con la Legacy Effects, la società nota per aver creato il costume di Iron Man. Certo gli attuali progressi tecnologici vanno ben oltre l’animazione stop-motion utilizzata per creare i modelli di robot ED-209 nel lontano 1987. Ma la ricostruzione della visuale di RoboCop così come le variazioni sul tema dei conflitti a fuoco passano in secondo piano poiché già ampiamente visti. Per il resto, rimane il dualismo di una società compromessa su tutti i piani dal politico-economico all’etico e dal quale si delineano tutte le relative ambiguità presenti anche nell’originale diretto da Paul Verhoeven. Una metamorfosi delle voluttà umane palesata dal trittico di Francis Bacon che adorna gli uffici della OCP.

Questo José Padilha è assai lontano dalla frenesia che lo aveva contraddistinto nei due Tropa de Elite. Pertanto smarrita la sua verve, il film si spegne al pari del suo protagonista in uno dei tanti momenti ‘offline’. Occorre molta responsabilità per rispolverare un giocattolo degli anni ‘80 e questa ne è l’ennesima prova ‘provata’. Per i fan della serie la buona notizia arriva dalla Magic Press che riporterà a breve in fumetteria il RoboCop di Frank Miller in un volume unico.

Submit a Comment

UA-40058008-1