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Cinespresso | November 20, 2019

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Intervista con Neri Parenti 2/2

Intervista con Neri Parenti 2/2
Francesco Di Brigida

La seconda parte della nostra intervista con Neri Parenti, il regista cult di Scuola di ladri, Ho vinto la Lotteria di Capodanno e Fracchia e la belva umana

Tra le sue pellicole che continuano ancora a far ridere il pubblico – anche nei pluridecennali passaggi televisivi – ci sono Fantozzi contro tutti, I pompieri e Sogni mostruosamente proibiti. Un percorso che con la sua galleria di personaggi strampalati disegna un ritratto del nostro Paese? Non proprio. Piuttosto sono invece una piccola miniera, se 40 film sembrassero pochi, di favole comiche. Racconti guasconi sospesi in una surrealtà dal linguaggio facilmente accessibile, o poco corretto magari, e pur d’inseguire la risata sguaiato o addirittura volgare, seppur tante volte meno del mondo che lo ascolta.

I suoi figli l’hanno aiutata per la stesura delle sceneggiature con qualche suggerimento sul linguaggio dei ragazzi?

«Non mi hanno aiutato materialmente, ma mi hanno dato un certo spunto con alcune loro caratteristiche, problematiche giovanili, la musica che ascoltavano, i rapporti con i loro amici, i loro sogni. E come vivevano certi fenomeni del momento. In questo senso sì, mi hanno aiutato. Io ho avuto figli ad un’età già grande. Così quando ero già sui cinquantacinque anni avevo la fortuna di avere un occhio giovanile con il quale confrontarmi».

Quali sono secondo lei i vizi e le virtù della commedia italiana? Non della commedia all’italiana.

«Non è facile. Potrebbe avere solo vizi o soltanto virtù. Se vogliamo cercarle un vizio, probabilmente è quello di essere molto nazionalpopolare, di occuparsi di argomenti soprattutto italiani. Abbiamo fatto 40 film sul sessantotto, 40 film sul Boom, altri 40 su non so che cosa. Ma la commedia pura non è mai stata fatta. Film come Accadde domani non sono mai stati fatti. Questo forse è il vizio. E la virtù in effetti è la stessa cosa. Essere cioè legati a una realtà contemporanea ha reso le cose vicine all’attualità. E questo significa che i film a volte invecchiano presto, ma altre che restano sul pezzo».

Un film comico è divertente, ma le scene da girare certe volte sono pericolose. Ce n’è una, o una situazione in particolare che le è rimasta impressa?

«L’unica vera situazione pericolosa c’è stata quando ci siamo trovati i tifoni. Eravamo in America per Natale a Miami e abbiamo visto il passaggio di Katrina: set distrutti, per ricominciare da capo senza danni gravi per fortuna. Per il pericolo, quando si va in certi posti, comunque siamo sempre molto protetti. Nella favela, di Rio de Janeiro, quando abbiamo girato Natale a Rio, eravamo praticamente circondati da 300 poliziotti. E per riconoscerci la sicurezza ci aveva fatto indossare anche delle pettorine».

Il suo nuovo film è in uscita, e lei non vuole ancora svelare niente sulle tre storie, ma già dai trailer vengono fuori come special guest anche i giocatori del Napoli.

«È vero. Ci sono i giocatori perché nell’episodio di Luca e Paolo, durante la ricerca di questo scontrino milionario, questo scontrino sembra essere finito a Castel Volturno. Così accade l’incontro».

Sul set ha diretto una miriade di attori e non. C’è un “insospettabile”, qualcuno lontano dalla commedia, o anche dal cinema, che vorrebbe in un suo film?

«Non è facile. Mi sarebbe piaciuto Steve Jobs, se non fosse morto. Mi affascinava molto».

Che cosa la fa ridere dell’Italia di oggi?

«Purtroppo niente».

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