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Cinespresso | December 12, 2018

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Intervista esclusiva a Lidia Vitale

Intervista esclusiva a Lidia Vitale
Eugenio Murrali

Lidia Vitale sarà a Firenze il 7 e l’8 dicembre, Ex Convento di Sant’Onofrio – Refettorio del Fuligno (per prenotazioni: giusimilitano@gmail.com), e incarnerà con passione e verità Anna Magnani, icona senza tempo del cinema italiano

Lidia, tu sei un’attrice affermata che ha rivestito e riveste ruoli importanti, incarnando personaggi spesso molto lontani tra loro. Hai lavorato con registi del calibro di Marco Tullio Giordana, Giuseppe Capotondi, Vincenzo Salemme, Sergio Castellitto e tanti e tanti. Ricca è anche la tua avventura televisiva. Ti sei formata attraverso il metodo e gli insegnanti dell’Actor’s Studio. Cosa ti ha dato questa formazione, quanto ha contribuito alla tua riuscita?

«Il metodo mi ha dato anzitutto una grandissima libertà ed è un percorso sempre vivo in me, perché continua tutti i giorni della mia vita. Strasberg diceva che noi siamo il nostro violino e di un violino bisogna prendersi cura, perché le corde invecchiano e vanno cambiate, il legno può marcire, il suono modificarsi nel tempo. Il metodo permette un lavoro organico sulle tre componenti del nostro essere: mente, corpo e spirito. Io continuo ogni anno a seguire molti seminari con i grandi maestri del metodo. Piano piano sto sciogliendo anche uno dei miei tabù: il canto».

Quando nasce l’idea di impersonare Anna Magnani, la nostra maggiore attrice, alla quale ridarai vita il 7 e 8 dicembre a Firenze con il monologo Solo Anna di Franco D’Alessandro, per la regia di Eva Minemar?

«Questo lavoro nasce dieci anni fa, ne parlai con Bogdanovich e iniziai a lavorarci con Susan Batson. Tre anni fa poi c’è stato l’incontro con la regista Eva Minemar dell’Actor’s Studio e l’avventura ha avuto inizio. Abbiamo iniziato nelle case, e ogni tanto ci torniamo, per questo lo spettacolo è versatile e adatto anche a spazi non convenzionali. Il processo di maturazione interiore per diventare Anna è stato lungo».

Attraverso quali vie sei riuscita a trovare la verità di Nannarella?

«Per me ogni volta lo spettacolo inizia la mattina, io per entrare nel personaggio devo prepararmi delle ore. Chiaramente ho studiato in precedenza tutte le biografie possibili su Anna, ho guardato le poche interviste reperibili, studiato anche Tennessee Williams di cui lei era la musa ispiratrice. Il lavoro di ricerca è stato duro, perché non esiste una fondazione dedicata a lei. Non mi sono invece riferita molto ai film, perché lì Anna interpreta un personaggio, che è inevitabilmente un filtro. Spesso ci si immagina la Magnani come una popolana, perché al cinema l’abbiamo vista interpretare soprattutto quei personaggi lì, però lei era una donna coltissima e raffinata».

In qualcosa vi assomigliate? Fisicamente non siete vicinissime, però durante lo spettacolo sembri trasfigurarti e ci sono momenti in cui si resta molto colpiti.

«I personaggi sono altro da te, questo è importante, quindi la vicinanza con un personaggio a volte può essere pericolosa. Non amo gli attori che recitano se stessi. Io certo ho delle cose in comune con Anna, perché entrambe siamo due madri single, entrambe sentiamo l’urgenza del lavoro per mantenere i nostri figlia (tra l’altro suo figlio Luca era malato). Queste similitudini le metto al suo servizio, mentre quando emerge il mio “me” lo spettacolo non va bene, mi si rompono persino gli oggetti di scena!».

Come sta andando lo spettacolo, quali sono le reazioni del pubblico?

«Lo spettacolo sta andando bene, se si pensa che non ha neanche una produzione, ma viaggia col passaparola, in autonomia, come Anna… A New York è stato un trionfo, anche perché molti degli spettatori non capiscono l’italiano (persino gli italo-americani spesso non lo parlano più). Anna non ha avuto il coraggio di andare a New York, mi sembra come di aver realizzato questo suo desiderio. Ogni sera poi lo spettacolo è diverso: circa un anno fa, per esempio, ho iniziato anche a giocare con il canto in scena, una sfida per me…».

Tu che lavori tra l’Italia e gli Stati Uniti, che differenze percepisci come attrice?

«Negli Stati Uniti dopo 5 giorni hanno iniziato le pratiche per il mio visto di lavoro, qui da anni combatto per cose molto più banali. In America la meritocrazia è reale, anche lì, non illudiamoci, esistono le raccomandazioni, ma se non vali ti buttano via. Sono un’industria, ragionano con la logica del mercato, devono guadagnare, ti spellano viva, ma allo stesso tempo hai il giusto riconoscimento. In America molti degli italiani che non hanno avuto la meritata fortuna in patria occupano posti in vista: i compositori Carlo Siliotto, Andrea Guerra, per non parlare dei costumisti o dei giovani che fanno cinema d’animazione… Gli americani sono curiosi di scoprire, forse perché nello spirito, rispetto a noi europei, sono “giovani”, e dei giovani a volte hanno anche l’ingenuità. Anche in America c’è la crisi, ma non perdono la voglia e la capacità di lavorare».

A Firenze lo spettacolo sarà seguito da una degustazione di vini offerta dalla Cantina Ruffino. Qual era il rapporto di Anna, quale il tuo, con la tavola?

«Anna era una donna conviviale (uno dei suoi due opposti: solitudine e convivialità), non è la prima volta che il mio spettacolo si sposa con i vini o il cibo, anche perché iniziando nelle case era quasi naturale che si creasse quest’atmosfera di condivisione. Anch’io sono una buona forchetta e come regista sto lavorando a una serie per il web: racconto la storia dello chef de La Rosetta Massimo Riccioli, che in ogni puntata incontra un ospite d’onore, il primo è stato Giorgio Colangeli.

Progetti per il futuro?

«Ho da poco finito di girare un film di Ivano de Matteo, I nostri ragazzi, con Gassman, Lo Cascio, la Mezzogiorno, la Bobulova e altri. Per la televisione ho partecipato a una fiction sul caso di Don Peppe Diana, interpretato da Alessandro Preziosi. Invece con Solo Anna sarò a Pescara il 13 dicembre alle 20:30 presso lo Spazio di Paolo (seguirà anche lì una degustazione) e a Roma il 26 gennaio 2014».

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