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Cinespresso | December 9, 2019

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“Molière in bicicletta”, il teatro francese su due ruote

“Molière in bicicletta”, il teatro francese su due ruote
Francesco Di Brigida

Review Overview

Cast
8.5
Regia
7.5
Script
8

Rating

Percorre le battute del più importante autore teatrale transalpino facendole rivivere attraverso due grandi attori. Wilson è la spalla perfetta per un Luchini in forma smagliante.

Anno: 2013 Durata: 104′ Distribuzione: Teodora Film Genere: Commedia Nazionalità: Francia Produzione: Pathé Films Regia: Philippe Le Guay Uscita: 12 dicembre 2013

Serge Tanneur (Fabrice Luchini) è un ex-attore dal carattere spigoloso e schivo ritiratosi in una vecchia casa sull’Île de Ré, l’isola francese che dall’Atlantico guarda la città di La Rochelle. La località da buone letture e passeggiate in bicicletta tra le saline viene raggiunta dal noto attore televisivo Gauthier Valence (Lambert Wilson), per convincere il vecchio amico Serge a prendere parte alla sua prima piéce: Il Misantropo di Molière. Tra i dubbi sulla partecipazione di questi, i due iniziano una trattativa sulla distribuzione dei personaggi e sui tempi di risposta di Serge, scambiandosi ogni giorno con un testa o croce i ruoli di Alceste, il protagonista, e Filinto, un ruolo minore, ma dal carattere molto interessante.

– La conosci?

– Si, è italiana. Un’antipatica, a malapena saluta

In un rapporto fatto di prove appassionate ed estenuanti – anche dai sellini di due scalcinate biciclette – le discussioni sulle falsità del mondo del cinema, ricordi affievoliti dalle distanze e il tira e molla per una risposta certa sulla partecipazione di Serge, i due incontrano Francesca (Maya Sansa). Un triangolo intorno al quale Phillipe Le Guay tesse una solida sceneggiatura, arguta, e originale nell’idea di partenza, del tutto autobiografica. La commedia percorre così le battute del più importante autore teatrale transalpino facendole rivivere attraverso due grandi attori. Wilson è la spalla perfetta per un Luchini in forma smagliante, e l’ago di una bilancia perfettamente calibrata è Maya Sansa, con il suo piccolo e sconvolgente character.

Che sia per le ostriche Gillardeau o per la curiosità innocente e educatamente divertita per Zoé (Laurie Bordesoules) una ragazza agli inizi della carriera da attrice porno, il ritmo dei dialoghi tra gli attori è sempre dinamico e piacevole, e sul Molìere serratissimo. Da lasciare senza fiato. La macchina da presa sembra seguire più le parole che gli attori stessi. Tutto è a servizio del testo. Come una piccola sincera dichiarazione d’amore alla parola autoriale, agli atti originali. Alceste à bicyclette, questo il titolo in francese, è un lavoro godibile per un pubblico che cerca le sfumature sia testuali che attoriali. E il merito di Le Guay sta nell’aver portato sul grande schermo tutta la classicità di un grande autore restando fedele sia all’antico del testo che al moderno della contemporaneità. Tutto senza scadere in ricostruzioni improbabili e sfiorando soltanto la metateatralità. Il risultato è una felice fusione di linguaggi e situazioni con una storia attuale, realistica e dai toni dolceamari.

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