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Cinespresso | December 11, 2019

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Romeo and Juliet

Romeo and Juliet
Valeria Brucoli

Review Overview

Cast
6
Regia
6
Script
6

Rating

La messa in scena di Carlo Carlei non si discosta dal testo shakespeariano e non è abbastanza potente da far rivivere la tragedia attraverso il volto e la voce dei suoi giovani interpreti.

Anno 2013 Durata: 118’ Distribuzione: Unknown Genere: Drammatico Paese: Svizzera, Gran Bretagna, Italia Produzione: Amber Entertainment, Indiana Production Regia: Carlo Carlei Uscita: Unknown

La tragedia di Romeo e Giulietta torna sul grande schermo in una versione edulcorata che non ha il coraggio di lasciarsi andare ai sentimenti

Romeo e Giulietta volteggiano spensierati tra gli affreschi brillanti delle loro dimore, si rincorrono, si abbracciano e il fuoco eterno del loro amore torna a bruciare, più vivo che mai. Ma la tragedia annunciata è dietro l’angolo, il copione doloroso del loro amore ormai non riserva più colpi di scena e segue, atto dopo atto, la passione folle dei due innamorati nati sotto una cattiva stella fino alla morte, il porto sicuro dove possono continuare a vivere il loro amore contrastato, al riparo dalle battaglie sanguinare dei loro parenti, che li vorrebbero nemici.

Carlo Carlei, nel suo nuovo adattamento della tragedia shakespeariana più amata, riscritta e replicata sullo schermo e nei teatri di tutto il mondo, non riserva sorprese e non si lascia andare a slanci creativi. Se Baz Luhrmann, nel 1996 ha spogliato Romeo e Giulietta dei pizzi e dei merletti e gli ha messo in mano le pistole, per farli scontrare nell’apocalittica Verona Beach a colpi di battute taglienti, più che di spade, Carlo Carlei osa molto meno, ricreando con estrema cura di dettagli i costumi e gli spazi rinascimentali, che pur essendo di pregio indiscutibile e perfettamente in tono con la messa in scena classica dell’opera, sono poveri di personalità e non aggiungono nulla di nuovo agli adattamenti cinematografici precedenti.

Shakespeare va in scena come da copione, le sue parole e i suoi personaggi non sono riscritti, né alterati in alcun modo, ma si limitano a recitare la loro parte, con estrema compostezza e timore reverenziale verso il testo originale. Romeo and Juliet di Carlei rimangono quasi impassibili dinanzi a una passione che invece dovrebbe sconvolgerli al punto da fargli venire in odio la vita e desiderare la morte e, come loro, anche i personaggi secondari come Mercuzio, la Balia di Giulietta, a cui dovrebbe essere affidato il compito di accendere i colori pastello della tragedia e del linguaggio colto e misurato dei protagonisti, sono ingessati nel loro ruolo e in un linguaggio piano e poco caratterizzato. Anche Paul Giamatti, che interpreta Frate Lorenzo, non riesce ad esprimere a pieno il suo potenziale, e sembra imprigionato in un ruolo troppo antico e polveroso, in un personaggio che sembra imparato a memoria piuttosto che vivo e pulsante sulla scena.

Il potere della tragedia shakespeariana risiede nella sua capacità di superare il tempo e lo spazio, e di trasmettere ogni volta che si manifesta sulla scena sentimenti attuali e potenti, nonostante le rime altisonanti e le promesse di amore eterno facciano parte di un passato irraggiungibile, e sono proprio gli elementi più audaci, gli slanci emotivi, la follia dei personaggi e i loro sentimenti a renderla attuale e realistica agli occhi dell’uomo moderno e dello spettatore più smaliziato. Ma se tutti questi elementi vengono meno per far spazio al romanticismo, alla grazia e alla compostezza edulcorata di tutti i personaggi, ecco che improvvisamente Shakespeare torna a indossare un costume antico e non si può fare a meno di guardarlo da lontano e con un velo di nostalgia.

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