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Cinespresso | December 11, 2019

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Incontro con Spike Jonze e Joaquin Phoenix per “Her”

Incontro con Spike Jonze e Joaquin Phoenix per “Her”
Valeria Brucoli

Scritto e diretto da Spike Jonze, “Her” è stato presentato in anteprima all’ottava edizione del Festival del Film di Roma. Il film, con protagonista Joaquin Phoenix, è ambientato in un futuro non troppo lontano e parla dell’insolito legame tra Theodore, scrittore asociale, ed il suo sistema operativo “Samantha” animato dalla splendida Scarlett Johansson

Come è nata l’idea per questa storia?

Spike Jonze: «Questa storia affronta delle tematiche sulle quali ho riflettuto a lungo, racconta i rapporti interpersonali e il modo in cui ci rapportiamo agli altri».

Il tema affrontato è alquanto moderno ma i costumi e la scenografia sembrano appartenere a un’altra epoca. A cosa è dovuta questa scelta?

Spike Jonze: «L’obiettivo era creare un mondo in cui ci si muove con facilità, e in cui i colori e gli ambienti sono gradevoli. La cura per il cibo e per i dettagli è una tendenza che si sta sviluppando di recente nel nostro paese, mentre prima non si prestava molta attenzione alla qualità. Certo, per quanto riguarda l’Italia il discorso è completamente diverso, perché avete sempre avuto un ottimo cibo e dell’ottimo caffè. Ciò che volevo mostrare era un mondo facilitato e piacevole, in cui la tecnologia rende la vita semplice, ma non impedisce alle persone di essere sole».

In un mondo in cui il corpo di Scarlett è al centro dell’attenzione di tutti, come è stato lavorare solo con la sua voce?

Joaquin Phoenix: «Quando abbiamo girato c’era un’altra attrice che interpretava Samantha poi, in post-produzione, è arrivata Scarlett. Lei era in cabina, nascosta dietro un vetro, e in un modo o nell’altro riusvivo comunque a vederla, era come se fosse con me».

Spesso ha dei ruoli straordinari con caratteristiche ben definite. In Her invece lo stile del protagonista è più vicino all’ordinario, nonostante i suoi notevoli conflitti interiori. Come si è preparato per questa parte?

Joaquin Phoenix: «Non ho una teoria o una tecnica particolare. Ancora oggi mi sento come l’ultimo giorno delle riprese, sono confuso e in difficoltà. Mi piacerebbe avere la ricetta giusta per ogni occasione, ma non è così».

Samantha si definisce nell’assenza, di un corpo e di una storia personale. Non sappiamo da dove viene e che progetti ha per il futuro. Crede che sia il futuro dell’amore sarà vincolato alla tecnologia?

Spike Jonze: «Non ho una risposta a questa domanda, ma d’altronde chi ce l’ha. Il tema del film è il conflitto che l’amore scatena nelle nostre teste prima che nel corpo. Quindi non posso esprimere un giudizio sul futuro dell’amore, né sul modo in cui lo affrontano i personaggi. Il protagonista prima del divorzio viveva una vita piena, comunicava e interagiva senza problemi, ma la sofferenza lo ha portato all’isolamento, e alla ricerca di una via d’uscita nella tecnologia. Non prendo posizione sul modo di agire dei personaggi, e se ho fatto questo film è proprio per cercare una risposta a questa domanda, peccato che ad oggi non l’abbia ancora trovata».

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